21/11/2009

Il coraggio di osare per un’umanità dolente

di Giulio Albanese, AVVENIRE 16.11.09

Le parole del Santo Padre 

È davvero un peccato che ieri, in occasione della prima giornata del Vertice Fao sulla sicurezza alimentare, fossero assenti molti degli statisti del cosiddetto "Primo mondo". Non foss’altro perché avrebbero potuto ascoltare direttamente, dalla viva voce di Benedetto XVI, una lezione davvero illuminante sullo sviluppo umano integrale, all’insegna della speranza. Quello che infatti il Santo Padre ha fatto intendere ai presenti è che è inutile continuare a lanciare intermittenti appelli sulla fame che attanaglia oltre un miliardo di persone, scanditi da algide cifre sui caduti per inedia e pandemie, quasi si trattasse di un’ineluttabile mattanza. Una provocazione davvero pertinente, quella del Pontefice, soprattutto quando è evidente che nelle sedi internazionali manca la volontà politica di prendere sul serio una questione così grave – anzi gravissima e dalla valenza globale – e della quale il magistero della Chiesa ha già da tempo indicato le soluzioni.

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Ecco il volto del Dio dei mafiosi in una lettura teologica di Cosa nostra

di Maurizio Crippa, IL FOGLIO, 17.11.09

Tutto clan e chiesa: un libro indaga il credo dei padrini 

Fu il 9 maggio 1993 che Giovanni Paolo II scagliò nella Valle dei templi il suo anatema: "Dio ha detto una volta: 'Non uccidere!'. Nessun uomo, nessuna associazione umana, nessuna mafia può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio". Ci fu chi come Salvatore Grigoli, il sicario che quattro mesi dopo avrebbe ucciso don Pino Pnglisi, si accorse che "da allora in Cosa nostra si cominciò a vociferare che la chiesa cominciava a essere diversa". Ci fu chi, come il filosofo e attivista antimafia Angusto Cavadi, colse l'occasione per rivolgere al Papa un appello "sulla necessità di sciogliere gli equivoci e le connivenze fra realtà ecclesiale e sistema mafioso". Punti di vista sul bicchiere mezzo vuoto o pieno. Sedici anni dopo, la Conferenza episcopale che si è appena riunita ad Assisi, da dove monsignor Mariano Crociata ha tuonato: "Non c'è bisogno di comminare esplicite scomuniche, perché chi fa parte delle organizzazioni criminali già automaticamente è fuori dalla comunione ecclesiale", sembra propendere per il bicchiere mezzo vuoto.

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Ma sull’acqua si doveva costruire dialogo

di Paolo Viana, AVVENIRE 17.11.09

Questione fondamentale 

Anche in Italia siamo alla guerra dell’acqua. La decisione del governo di porre la fiducia sul decreto Ronchi acutizza, infatti, lo scontro sulle liberalizzazioni dei servizi pubblici locali e finisce per renderlo persino più ideologico. Tutto ciò avviene per di più in un momento delicato, in uno scorcio di legislatura nel quale si è tornati a ridurre le riforme di cui ha bisogno il Paese a strumenti di rischiose ordalie tra gruppi politici e tra poteri pubblici. E così il voto di fiducia su questo provvedimento riesce, nello stesso tempo, a eccitare e a soffocare il dibattito pubblico sulla controversa privatizzazione del servizio i­drico integrato. E lo fa proprio quando vi era più bisogno di confronto, e di confronto civile. Che questo tipo di riforme possano dividere, anche aspramente, si sa. Finora, però, il confronto tra chi associa privatizzazioni a risparmi ed efficienza e chi invece ci vede la svendita dell’ 'acqua del sindaco' alle multinazionali procedeva come un torneo di bridge, dando ai contendenti la certezza di poter vincere o perdere ai punti e solo affidandosi al ragionamento. Con il voto di fiducia di oggi, invece, si ha la sensazione di essersi ritrovati al cospetto di una brutale mano di poker. Una situazione che, francamente, non convince. Così come non convince la difesa a oltranza dello status quo.

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Ecco l´uomo che firmò la Sindone

di Michele Smargiassi, LA REPUBBLICA 20.11.09

Studiosa rivela di avere trovato sul lenzuolo il "certificato di sepoltura" di Gesù 

Nessun Vangelo, neppure gli apocrifi, parla di lui, lo scriba dell´atto di sepoltura di Gesù. I grandi libri della fede preferiscono i personaggi grandiosi agli sbiaditi comprimari rimasti al di qua del bene e del male. Eppure eccolo riemergere da duemila anni di oblio, così stagliato che par di vederlo. Un funzionario dell´Impero romano, un anziano impiegato ebreo della morgue di Gerusalemme, mano tremolante, parsimonioso, sbrigativo ma accurato. In una Deposizione barocca potremmo immaginarlo un po´ in disparte, intento a stilare i documenti richiesti dalla minuziosa burocrazia imperiale per il rilascio del cadavere di un giustiziato. Non sappiamo il suo nome. Ma quello scritto, che per lui era solo l´incombenza quotidiana di un poco gratificante mestiere, ora lo possediamo. Forse per gli anni passati a inseguirlo, forse per la familiarità coi misteri che deve avere una Ufficiale degli Archivi segreti del Vaticano, Barbara Frale non sembra emozionata nel confermarci quello che potrebbe essere uno dei ritrovamenti più sorprendenti dell´era cristiana: «Sì, penso di essere riuscita a leggere il certificato di sepoltura di Gesù il Nazareno». E quel che pare esservi scritto non solo accredita, ma arricchisce il racconto degli evangelisti. È stato, per la verità, sotto i nostri occhi per secoli, impresso come una fotocopia sul telo più venerato della storia, la Sindone di Torino; ma per estrarlo di lì occorreva frugare il lino fibra per fibra, con sapere archeologico, storico, paleografico.

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12/11/2009

I rischi di una legge sui processi

12-11-2009  di Gianni Caso - http://www.cittanuova.it/contenuto.php?TipoContenuto=web&...


Le possibili conseguenze del progetto di legge sulla riduzione della durata dei processi. Il punto di vista di un magistrato.

Si è in attesa di conoscere il testo del progetto di legge, di iniziativa governativa, sui tempi brevi di celebrazione dei processi. Si conoscono al momento le anticipazioni. Sarebbero previsti due anni per ogni grado del giudizio.
 
Alcuni interrogativi si pongono. L'istituto della prescrizione dei reati è già di per sè finalizzato a determinare la durata dei processi: infatti, una volta maturati i termini di prescrizione (attualmente per i reati meno gravi è al massimo di sette anni e mezzo) non si procede più al processo perchè i reati sono estinti per prescrizione. Sembra, quindi, che l'attuale proposta mascheri una prescrizione più breve, la quale diventa brevissima per i reati più gravi.
 
Inoltre, mentre l'istituto della prescrizione dei reati è antichissimo ed è conosciuto in tutti gli ordinamenti giuridici, quello della prescrizione dei processi appare una novità.

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09/11/2009

Anglicani: quattro passi due dei quali audaci

di Luigi Accattoli, http://www.luigiaccattoli.it/blog/?p=2582

Ho appena letto la costituzione apostolica ANGLICANORUM COETIBUS (gruppi anglicani) e vi dico a caldo che si tratta di un testo importante, forse epocale, che compie quattro passi – due dei quali audaci – in vista dei rapporti ecumenici in generale e del futuro assetto dell’intera comunione cattolica. Ritengo che qui vadano cercate le decisioni più aperte al futuro tra quante ne abbia prese fino a oggi Benedetto XVI. La più audace riguarda il celibato dei preti: si stabilisce che in deroga alla legge celibataria gli “ordinariati personali” anglicano-cattolici potranno chiedere al Papa “caso per caso” di poter ordinare “anche uomini sposati”. E’ audace perchè nella Chiesa di rito latino – e questi ordinariati faranno parte del rito latino – non vi erano più deroghe o tolleranze in tale materia dal Concilio di Trento. La seconda decisione per audacia riguarda la figura dell’ordinario, che è assimilabile al vescovo diocesano e che sarà nominato dal Papa “in base a una terna presentata dal Consiglio di governo dell’ordinariato”. Sarebbe come se il vescovo di Milano venisse nominato dal Papa su una terna fornita dal capitolo della cattedrale. La terza riguarda il fatto che “ordinario” potrà essere anche un sacerdote sposato e dunque avremo degli ordinari sposati che entreranno a far parte delle conferenze episcopali nazionali e dei Concili ecumenici. Infine la novità in campo liturgico: questi ordinariati saranno integrati nella Chiesa cattolica di rito latino ma continueranno a usare “i libri liturgici propri della tradizione anglicana”.

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Ma io difendo quella croce (M.Travaglio)

Marco Travaglio, 5 novembre 2009, http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.as...
Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch’io.

Fa ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di “combattere il crocifisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all’immigrazione selvaggia”: non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell’uomo. Fa tristezza Bersani che parla di “simbolo inoffensivo”, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri pontificava di “radici cattoliche”. Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino. Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende “il simbolo della nostra tradizione” contro i “genitori ideologizzati” e la “Corte europea ideologizzata” tirando in ballo “la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica”. La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli “arredi scolastici”.

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05/11/2009

Wojtyla, Gorbaciov e la caduta del muro

di Joaquìn Navarro-Valls, La Repubblica, 5.11.09 

Il Berliner Mauer è caduto proprio vent´anni fa, esattamente il 9 novembre del 1989. Si trattava di 155 km di barriera di cemento alta quasi quattro metri che separava Berlino Ovest da Berlino Est. Nonostante i perfezionamenti tecnici che il muro aveva ricevuto dalla propria erezione, iniziata il 13 agosto del 1961, si dovrebbe dichiarare, ad onor del vero, che il confine isolava la "Berlino occidentale" dal resto della Repubblica Democratica Tedesca, ossia dall´insieme del mondo comunista. È sempre singolare costatare come la considerazione degli avvenimenti cambi nel tempo. La mia generazione si era talmente abituata all´Europa divisa in blocchi e ad una città spaccata a metà che è sembrato che il muro di Berlino sia cominciato ad esistere nel momento stesso in cui, nell´autunno di vent´anni fa, è crollato definitivamente. In verità, che almeno quel muro un giorno o l´altro dovesse precipitare era chiaro a tutti. Anche se tutti, nondimeno, erano rassegnati al fatto che restasse in piedi da quasi quarant´anni, e forse sarebbe rimasto così per altrettanti. Aver vissuto la parabola del Novecento, con le sue crudeltà e i suoi paradossi, rendeva, tutto sommato, abbastanza naturale tollerare la contraddizione di quella barriera nel cuore della Germania e al centro dell´Europa.

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Quanto vale quel simbolo (V.Mancuso)

di Vito Mancuso, La Repubblica, 5.11.09

 Dietro la sentenza della Corte europea dei diritti dell´uomo di Strasburgo vi è la preoccupazione in sé legittima di tutelare la libertà, in particolare la libertà religiosa dei bambini che potrebbe venir minacciata dalla presenza di un crocifisso nelle aule scolastiche. In realtà vi sono precisi motivi che rivelano l´infondatezza di tale preoccupazione, e mostrano al contrario che dal crocifisso scaturisce uno sprone all´esercizio della libertà in modo giusto e coraggioso. Il primo di questi motivi si può esprimere con le parole con cui domenica scorsa Eugenio Scalfari concludeva il suo articolo, quando, rivolgendosi al cardinal Martini e dopo aver ribadito il suo ateismo, scriveva: "Sia lei che io sentiamo nel cuore il messaggio che incita all´amore del prossimo. A lei lo invita il suo Dio e il Cristo che si è incarnato; a me lo manda Gesù, nato a Nazaret o non importa dove, uomo tra gli uomini, nel quale l´amore prevalse sul potere". Da queste parole schiettamente laiche appare che il simbolo del crocifisso è un invito all´amore universale, in particolare a quell´amore che non teme di scontrarsi con l´arroganza e la forza del potere. Ma se è lecito scrivere come fa Scalfari che in Gesù l´amore prevalse sul potere, è altrettanto lecito vedere nella sua croce l´esatto opposto, cioè la prevalenza del potere sull´amore. Così Natalia Ginzburg, anche lei distante dal cristianesimo, scriveva sull´Unità del 22 marzo 1988 (riprendo la citazione dall´Avvenire di ieri): "Il crocifisso è il segno del dolore umano. La corona di spine, i chiodi, evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte è il segno della solitudine nella morte.

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04/11/2009

Crocifissi, Bertone: «L'Europa ci lascia solo le zucche»

Avvenire 3.11.09

"Io dico che questa Europa del terzo millennio ci lascia solo le zucche delle feste recentemente ripetute e ci toglie i simboli più cari. Questa è veramente una perdita": lo ha detto il segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone a proposito dela sentenza di Strasburgo. "La nostra reazione - ha aggiunto - non può che essere di deplorazione" e "ora dobbiamo cercare con tutte le forze di conservare i segni della nostra fede per chi crede e per chi non crede".

"Abbiamo ascoltato tante voci - ha affermato il porporato - e anche l'eco del dolore di chi si sente un pò tradito nelle sue proprie radici pensando che questo simbolo religioso è simbolo di amore universale, non di esclusione ma di accoglienza. Questo credo che sia l'esperienza di tutti".

"Io dico purtroppo - ha aggiunto Bertone che ha preso parte a una conferenza stampa presso l'ospedale Bambin Gesù - che questa Europa del terzo millennio ci lascia solo le zucche delle feste recentemente ripetute prima del primo novembre e ci toglie i simboli più cari". Secondo il porporato inoltre "tutte le nostre città, le nostre strade, le nostre case, le scuole" presentano simboli religiosi come il crocifisso e dunque, ha chiesto, "dobbiamo togliere tutti i crocifissi? Penso a tutte le opere d'arte che presentano il crocifisso e la Pietà, mi domando se questo è un segno di ragionevolezza oppure no". Il segretario si Stato ha poi detto ai giornalisti di non aver ancora sentito l'opinione del Papa sul tema. "Lo vedrò domani", ha affermato.

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02/11/2009

Non si uccidono così anche i morti?

Enzo Bianchi, La Stampa, 1 novembre 2009

Ogni anno ritornano “i morti”, giorno in cui si ricordano “quelli che se ne sono andati e non sono più qui”. Fin dalla preistoria, da quando l’uomo è uomo, la morte è un enigma, un’ingiustizia vissuta dall’uomo come destino ma mai accolta con semplice naturalezza. Per chi muore, la morte è un evento sconosciuto: è la fine di tutto o l’apertura a un altro mondo? Per questo la paura della morte è innestata in ogni vita umana e di fatto è, come dice Giobbe, “la regina delle paure”, la radice di tutte le paure. Per questo l’autore della Lettera agli Ebrei ha un’affermazione poco ricordata e meno ancora esplorata, ma di importanza decisiva per lo svelamento che contiene: “a causa della paura della morte, (gli esseri umani) sono soggetti ad alienazione per tutta la vita” (Ebrei 2,15).

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La preghiera del cardinale e quella di un laico

di EUGENIO SCALFARI, La Repubblica 1.11.09

Sento viva gratitudine per il cardinale Carlo Maria Martini, per i suoi pensieri, per l'esempio che dà ed anche per l'amicizia che mi ha dimostrato. Infine per l'ultimo suo libro, "Meditazioni sulla preghiera" che tra pochi giorni sarà nelle librerie e di cui l'editore Mondadori ci ha autorizzato a pubblicare un'anticipazione, uscita ieri sul nostro giornale.
Stavo cercando un argomento del quale scrivere per i miei lettori della domenica e i pensieri mi si arruffavano mentre mi cresceva dentro un forte disagio. Il caso Marrazzo? L'omicidio dello sventurato Stefano Cucchi, ucciso a bastonate mentre era affidato ai carabinieri e alla polizia penitenziaria? Lo spettro della disoccupazione che avanza in Europa e nel mondo? La possibilità che D'Alema sia nominato ministro degli Esteri dell'Unione europea e Tremonti presidente dell'Eurogruppo oppure che entrambi restino dove sono? Infine lo stato miserevole della seconda Repubblica, avviata ormai verso un'agonia dalla quale difficilmente potrà salvarsi?

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Razza E il Papa non tacque

Avvenire 1.11.09

INEDITI La reazione vaticana alle leggi razziali fasciste ci fu, eccome.
  Lo storico di «Civiltà cattolica»
documenta in un nuovo libro le proteste della Santa Sede: dalle pressioni diplomatiche al divieto per i preti di leggere riviste «ariane». E ci fu

persino chi parlava di un esilio del Pontefice all’estero

Già il 6 ottobre 1938, il giorno dopo il decreto, Pio XI pronunciò un memorabile discorso contro l’antisemitismo Ma il regime ne vietò la divulgazione e il testo uscì sui giornali stranieri Purtroppo l’atteggiamento assunto dalla Curia verso le misure antiebraiche fu più moderato e ambiguo: si pensava di ottenere così vantaggi anzitutto per i convertiti al cattolicesimo

L’ANTICIPAZIONE
 Dall’Archivio Segreto la storia dell’«enciclica mancata»


 L’ultimo libro del gesuita Giovanni Sale
Le leggi razziali in Italia e il Vaticano (in uscita da Jaca Book, pp.  304, euro 28), di cui in questa pagina pubblichiamo un ampio estratto, permette di aggiungere un’altra tessera nell’intricato puzzle diplomatico tra la Santa Sede e il regime fascista. La prefazione del volume è affidata alla storica Emma Fattorini, profonda conoscitrice del pontificato di Pio XI. Grazie alla fitta documentazione inedita raccolta presso l’Archivio della «Civiltà Cattolica» e alla desecretazione dei documenti dell’Archivio Segreto vaticano, affiora la vera posizione della Santa Sede sulla promulgazione delle leggi razziali avvenuta nel 1938 con due decreti: uno sulla scuola (5 settembre) e il secondo sull’espulsione degli ebrei stranieri dal territorio italiano (7 settembre). Il volume consente così di mettere a confronto la tendenza più diplomatica de L’Osservatore Romano e de La Civiltà Cattolica rispetto alla ferma condanna di Achille Ratti. In appendice al saggio di padre Sale vengono pubblicati documenti inediti. Di grande interesse le note di monsignor Domenico Tardini, allora assessore alla Segreteria di Stato, quelle del gesuita Tacchi Venturi, fiduciario di Mussolini presso la Santa Sede, e del nunzio in Italia Francesco Borgongini Duca. Una parte ponderosa del volume è dedicata alla mancata pubblicazione dell’enciclica su razzismo e antisemitismo Humani generis unitas , commissionata da Pio XI al gesuita americano John La Farge; la documentazione permette di conoscere il ruolo che ebbero nel rivedere la bozza il preposito della Compagnia di Gesù, Vladimiro Ledóchowsky, e il gesuita Enrico Rosa. Di grande interesse infine l’analisi del comportamento di Pio XII: la sua ferma protesta (si veda l’enciclica Summi Pontificatus) e il salvataggio di molti ebrei, grazie all’azione concertata dal Papa attraverso il gesuita Pietro Tacchi Venturi.
 Filippo Rizzi

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31/10/2009

Omelia: Tutti i Santi (1° novembre 2009)

DOMENICA 1 novembre 2009
TUTTI i SANTI

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
(dal Vangelo di Matteo 5,1-12)

Due immagini:

a. Se S.Paolo decidesse di scriverci una lettera, probabilmente l'indirizzerebbe ai Santi che sono presenti nelle nostre celebrazioni. E, chiaramente, non si rivolgerebbe alle statue e ai dipinti che troviamo in Chiesa, ma a noi, Santi per vocazione, per chiamata.

Dio ci ha creati affinchè viviamo in comunione con lui e tra di noi, affinchè viviamo una vita piena, felice, beata. In una parola Santa: Santa così come la sua vita è Santa.

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30/10/2009

In cinque minuti la banalità dell'inferno ora sogno la ribellione del quartiere

di Roberto Saviano, LA REPUBBLICA 30.10.09 

Tutto normale. È questo che sembra essere il tempo e il modo di questa esecuzione di camorra. Normalità. Tutto normale scavalcare un morto per terra, tutto normale vedere un uomo che viene sparato alla testa e non far nulla, nemmeno gridare, o chiamare qualcuno. È tutto normale, non si corre, nessuno sente di dover far niente. La città è in guerra e si agisce come agiscono gli uomini in guerra ossia, strisciare, allontanarsi, non dare nell'occhio. Porta a casa la pelle, il resto vale zero. L'inferno c'è ed esiste e sono quei cinque minuti ripresi da una telecamera installata a Napoli, in via Vergini, nel quartiere Sanità. Scienza non insolita a Napoli negli ultimi trent'anni. Non insolita per le persone che la vivono come un'eventualità, come assistere ad un litigio o ad un tamponamento. L'assassino, l'uomo che uccide, è persona tecnicamente abile; molto probabilmente è un uomo che ha già ucciso. Vede il suo obiettivo, entra senza problemi nel bar, si fa un giro poi esce e spara tre colpi, secchi, ravvicinati, a pochi centimetri dal corpo. I primi colpi sono più bassi, poi l'ultimo: il colpo di grazia.

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