08/02/2010
Triste ma distante (il Vaticano e il caso Boffo-Feltri-Vian)
di Marco Politi (il Fatto Quotidiano, 5 febbraio 2010)
Benedetto XVI è amareggiato. Segue infastidito il verminaio del caso Feltri-Osservatore e lavora al suo libro su Gesù. Ma Ferrara sul Foglio minaccia: la decapitazione di Vian è questione di giorni. Intanto la Curia vive un clima di disorientamento totale, nave senza nocchiero in una mefitica bonaccia. Sembra far parte del destino tragico di questo pontificato il susseguirsi di tempeste continue: errori, sviste, conflitti con le grandi religioni, violente polemiche interne, miserabili risse dietro le quinte.
Nell’ultimo affaire nessuno si assume le sue responsabilità. Il direttore dell’Osservatore Romano (e se non lui la Santa Sede) non smentisce accuse gravissime. Feltri non porta nessuna prova a sostegno della sua denuncia. L’ex direttore dell’Avvenire Boffo continua a non chiarire il perché della condanna per molestie, lasciando che improvvisati portavoce diffondano la versione che tace per proteggere una terza persona. Il vero molestatore? I magistrati di Terni hanno già escluso pubblicamente che le telefonate di molestie partite dal cellulare di Boffo siano state fatte da qualcun altro.
11:00
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07/02/2010
Il mistero di una chiesa abitata da peccatori, ma senza peccato
Fonte Il Foglio, 5.2.10
Il teologo Cottier spiega perché le polemiche di questi giorni non sono inedite. B-XVI mette in guardia dalla “tentazione del potere”.
Forse non è il caso di scomodare i Borgia per una vicenda intrisa di piccole vanità, ripicche e carrierismo. Grazie a Dio, i pugnali sono solo metaforici anche se la caduta di stile ha fatto arricciare il naso a un colonnello della vecchia guardia diplomatica come Achille Silvestrini, braccio destro di Agostino Casaroli (”Ai nostri tempi non sarebbe mai successo”). In qualche commentatore, però, il ricorso agli intrighi della Grande Babilonia papalina è la premessa per un appassionato richiamo alla purezza della fede, finalmente sciolta da vincoli istituzionali. Sarebbe infatti troppo pesante, per il credente di oggi, il fardello della chiesa post tridentina con i suoi occhiuti tribunali della coscienza, i confessionali, e tutto l’enorme apparato di controllo dispiegato da una christianitas ormai tramontata. Meglio affrancarsi il più possibile - ragiona un certo cattolicesimo corrivo e sfiduciato - da una struttura in cui la grazia e il peccato sono pericolosamente mescolati. Ecco, la chiesa vergine e puttana, casta meretrix . L’ossimoro è usato spesso in questi giorni per far intendere che queste bagattelle di cronaca vaticana sono la riprova che, in fondo, la chiesa è sempre stata così: Francesco d’Assisi e le crociate, l’inquisizione e Savonarola, Marcinkus e Madre Teresa.
16:58
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C'è bisogno dei cattolici in politica
di Enzo Bianchi, La Stampa, 7 febbraio 2010
Nella sua prolusione al recente Consiglio permanente della CEI il cardinale Bagnasco, rivolgendosi ai suoi confratelli nell’episcopato, evocava “un sogno, di quelli che si fanno ad occhi aperti, e che dicono una direzione verso cui preme andare. Mentre incoraggiamo i cattolici impegnati in politica ad essere sempre coerenti con la fede che include ed eleva ogni istanza e valore veramente umani, vorrei che questa stagione contribuisse a far sorgere una generazione nuova di italiani e di cattolici che, pur nel travaglio della cultura odierna e attrezzandosi a stare sensatamente dentro ad essa, sentono la cosa pubblica come importante e alta, in quanto capace di segnare il destino di tutti, e per essa sono disposti a dare il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti, dei loro giorni”. Parole urgenti e decisive per la polis: nessuna intrusione nella politica, ma la richiesta ai fedeli cattolici a ripensare il loro impegno politico come un servizio, superando l’attuale fase di profonda disaffezione.
13:00
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05/02/2010
Il Sessantotto cattolico all'ombra del Cupolone
di Antonio Lovascio, Toscana Oggi, 4.2.10
Firenze e la Toscana sono state sicuramente le più fertili terre di sperimentazione della rivoluzione avviata dal Concilio Vaticano II. Una svolta che ha lasciato segni profondi nella Chiesa; tanto che la sofferta discussione sui temi dell’etica (condizionata sempre più dal progresso scientifico), dell’autorità del Pontefice e della collegialità episcopale, del celibato sacerdotale, dell’impegno sociale e politico del clero, è ancora oggi – quasi mezzo secolo dopo – di scottante attualità. Il tempo ha aiutato a fare chiarezza su alcuni contenuti conciliari, sul ribaltamento dei costumi, sul «terremoto» ideologico che costituì un dirompente fattore di crisi. Ma il trascorrere degli anni non ha però sanato gli «strappi» così dolorosi e profondi consumati allora, sull’onda della deriva marxista e del materialismo, del rifiuto dell’enciclica «Humanae vitae» di Paolo VI e dell’influsso del cosiddetto Catechismo Olandese. Come è ben tratteggiato nel libro «La preghiera spezzata», che per la prima volta mette a confronto testimonianze dirette e documentazioni inedite, soprattutto interviste ad autorevoli protagonisti di quella stagione controversa. Pubblicato da due scrittori attenti alla vita del mondo ecclesiale toscano e profondi conoscitori di quello politico: Marcello Mancini, giornalista di razza in prima linea da quasi 30 anni, capocronista de «La Nazione»; l’altro – Giovanni Pallanti – uomo politico cattolico di formazione lapiriana, commentatore dello stesso quotidiano e di «Toscana Oggi».
21:52
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Un battito di ciglia nella ridda delle iene
LO SHOW ATTORNO A SALVATORE CRISAFULLI
LUCIA BELLASPIGA Avvenire 5.2.10
« Se vuoi morire spalanca gli occhi... Ecco, li ha spalancati, vuole andare in Belgio, ha deciso di morire, si parte». Salvatore Crisafulli, disteso nel letto in cui giace immobile da sette anni nella sua casa di Catania, in realtà non spalanca nulla, non più di prima, solamente guarda atterrito il mostro nero della telecamera che lo fissa dal suo grande occhio di vetro. La iena che di nome fa Giulio Golia, inviato da Italia 1, gli piazza il microfono davanti alla bocca aperta in una smorfia da antica maschera tragica per non perdere un solo gemito, poi dice eccitato: «Ecco ecco, sbarra gli occhi, ha scelto, va a morire in Belgio». Il fratello di Salvatore, Pietro, segue le riprese, collabora, dà una mano, e ogni tanto ricorda ai telespettatori: «È la sua volontà, l’ha deciso lui, ci ha chiesto lui di portarlo a morire».
16:06
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04/02/2010
Il Papa il potere e il veleno dei cardinali, di Vito Mancuso
di Vito Mancuso, La Repubblica 4.2.10
SARÀ vero che il documento calunnioso sul direttore di Avvenire è stato consegnato al direttore del Giornale niente di meno che da Giovanni Maria Vian, direttore dell’ Osservatore Romano, dietro esplicito mandato del Segretario di Stato vaticano cardinale Bertone, numero due della gerarchia cattolica a livello mondiale? E che l’insigne porporato si è servito di Vian e di Feltri per colpire il direttore di Avvenire in quanto espressione di una Conferenza Episcopale Italiana a suo avviso troppo indipendente e troppo politicamente equidistante? E che quindi il vero bersaglio del cardinal Bertone era il collega e confratello cardinal Bagnasco? Sarà vera la notizia di questo complotto intraecclesiale degno di papa Borgiae di sua figlia Lucrezia? Come cattolico spero di no, ma come conoscitore di un po’ di storiae di cronaca della Chiesa temo di sì. Del resto fu l’allora cardinal Ratzinger, poco prima di essere eletto papa, a parlare di “sporcizia” all’interno della Chiesa (25 marzo 2005).
12:26
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02/02/2010
La Chiesa, il potere e il Grande Inquisitore
Fonte: La Repubblica, 2.2.10
I cattolici, la libertà, l´uguaglianza. Pio XII e gli ebrei: Eugenio Scalfari incontra il cardinale Carlo Maria Martini
La casa di riposo dei gesuiti a Gallarate è un grande edificio rettangolare che sorge al cento di un parco di querce e quercioli, una donazione fatta una settantina d´anni fa dalla famiglia Bassetti. Allora fu destinata a scuola per preparare i giovani sacerdoti della Compagnia ai loro compiti d´insegnamento e di missione. Poi, col passar del tempo, ad accogliere gli anziani e gli ammalati che l´Ordine assiste perché possano invecchiare con serena dignità. Sulla destra del parco c´è una bella chiesa intitolata a San Luigi Gonzaga. Qui abita, dopo il suo rientro da Gerusalemme, il cardinale Carlo Maria Martini, già arcivescovo di Milano, una delle personalità più spiccate della Chiesa. Eterodosso? Forse lo si può definire anche con quella parola ma in realtà il suo pensiero è più complesso e nient´affatto eterodosso. Interpreta uno dei grandi filoni che hanno alimentato il Cristianesimo e la cattolicità da San Paolo in poi; la Chiesa spirituale, accanto a quella temporale e alle istituzioni che la governano. Martini, in quanto arcivescovo e cardinale, ha appartenuto a quelle istituzioni; la diocesi milanese è la più vasta di tutto il mondo cattolico. In quanto cardinale ha partecipato a tre o quattro conclavi, dal penultimo dei quali avrebbe anche potuto uscire papa dopo il pontificato di Paolo VI. Non avvenne. La Curia lo sentiva come corpo estraneo e comunque lontano da lei. Quanto a lui, la sua testimonianza pastorale lo portava a preferire lo studio e l´organizzazione del Bene. Bisogna educare al Bene, questo è uno dei suoi punti fissi e non ha fatto altro per tutta la vita. Ci incontriamo in questa casa per la seconda volta. La prima fu un anno fa. La stanza è la stessa, disadorna, occupata quasi interamente da un tavolo con quattro sedie. Ci sediamo uno di fronte all´altro dopo esserci strette le mani con molto e sincero affetto. Lo trovo fisicamente meglio di un anno fa e glielo dico. Lui risponde che riesce a mandare avanti le sue iniziative, i suoi incontri con i preti della sua ex diocesi, la sua ricerca sui testi, la rete dei suoi contatti pastorali.
20:38
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01/02/2010
La prima domanda: di chi è la vita?
Parlando di bioetica c’è una prima domanda alla quale rispondere. Perché ogni questione che riguardal’esistenza umana da lì parte e ritorna.
di Ugo Sartorio, Il messaggero di sant'antonio, febbraio 2010
In qualche decennio vita e morte sono cambiati di segno, radicalmente. Come scrive Guy Brown nel suo Una vita senza fine? Invecchiamento, morte, immortalità (Raffaello Cortina 2009), un tempo la morte era più spedita e la grande brevità della vita era collegata quasi sempre alla brevità della morte. Le malattie non si cronicizzavano come accade ai nostri giorni, e l’invecchiamento avanzato era fatto raro, di pochi. Mentre in passato la morte era prevalentemente un evento unitario, oggi si distribuisce in una serie di tappe, soprattutto per la capacità della medicina di ammaestrare la «morte acuta» (quella improvvisa). Si potrebbe anche parlare di «morte cronica» oppure di disabilità progressiva, pur consapevoli che ci si sta esprimendo con approssimazione. Comunque, da parte sua Brown sostiene che se la medicina si prodigasse per i soggetti da zero a dieci anni così come si occupa degli ultimi dieci anni di vita delle persone, si potrebbe fare una straordinaria opera di medicina preventiva.
22:27
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Feltri colpisce ancora. Ieri Boffo, oggi Vian
di Sandro Magister, 30.1.10
http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/01...
Lo stesso giorno, sabato 30 gennaio, nel quale “L’Osservatore Romano” è uscito con una vistosa nota di plauso da parte del cardinale segretario di stato Tarcisio Bertone per il suo “grande servizio reso alla Chiesa”, “il Foglio” di Giuliano Ferrara ha messo al tappeto per la seconda volta in otto giorni il direttore del giornale vaticano, Giovanni Maria Vian.
Il secondo colpo è ancora più micidiale del primo. Perché a sferrarlo dalla prima pagina del “Foglio” è nientemeno che Vittorio Feltri, direttore del “Giornale”, cioè colui che a fine agosto aveva attaccato e fatto dimettere il direttore di “Avvenire” Dino Boffo sulla base di carte diffamatorie a lui pervenute “da fonti vaticane”: carte rivelatesi poi false, come riconosciuto dallo stesso Feltri in una memorabile rettifica del 4 dicembre.
10:28
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La crisi e i nuovi poveri non dobbiamo lasciarli soli

Eminenza, sono preoccupata per il clima in cui viviamo. Non le danno angoscia i nuovi poveri? Non le sembra infinito il lavoro che occorre fare per sostenere gli emarginati, i malati, i sofferenti? Lavoro come maestra elementare. Ho scelto questo mestiere dopo averne provati tanti. Devo dire che i bimbi di oggi sono più in difficoltà affettiva di come dovrebbero essere. Nel paese in cui vivo e lavoro le differenze sociali vengono prima di tutto [...]. C’è molto da fare anche qui, in Occidente. C’è un’onda di freddezza fra gli uomini che invade ormai il mondo intero, non solo le terre dominate da guerre e fondamentalismi politici e culturali.
Maria Laura Carta Raspanti
San Pietro in Casale (Bologna)
10:18
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30/01/2010
IV domenica del T.O./C (31.1.10)
COGLIERE (e ACCOGLIERE) lo straordinario nell'ordinario

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
(dal Vangelo di Luca 4,21-30)
II parte dell'episodio narrato domenica scorsa (ricordate? Gesù, dopo i consensi ricevuti a Cafarnao torna nella sua cittadina di Nazaret ed entrato, come al suo solito, in sinagoga, annuncia: "Oggi si è compiuta questa parola che voi avete udito".
Oggi ascoltiamo le REAZIONI da parte dei suoi concittadini: esse sono un miscuglio di meraviglia, di perplessità/scetticismo e di rifiuto:
10:38
Scritto da : borgosotto
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28/01/2010
Papa e antipapa. Lo strano caso delle elezioni amministrative a Roma e regione
Alla carica di governatore del Lazio è in corsa Emma Bonino, da sempre avversaria irriducibile della Chiesa. Tra il clero e i cattolici molti l'appoggiano, e la gerarchia lascia correre. Un intellettuale laico si ribella e accusa.
di Sandro Magister, http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1341932
ROMA, 28 gennaio 2010 – Più di mezzo secolo dopo quel lontano 1952 e in entrambi i casi con le elezioni amministrative alle porte, si ripresenta oggi per la diocesi del papa un pericolo identico: che il suo governo civile cada in mani nemiche.
Ma le reazioni della Chiesa appaiono oggi molto diverse da allora.
Nel 1952 il papa e le autorità vaticane, allarmatissimi, si attivarono in prima persona. Temendo la vittoria elettorale, proprio sotto le mura vaticane, di comunisti e socialisti che all'epoca erano legatissimi all'impero di Mosca, Pio XII ordinò al partito cattolico – la Democrazia Cristiana guidata da Alcide De Gasperi, oggi in via di beatificazione – di far fronte comune con i partiti di estrema destra dentro una lista civica capeggiata dall'anziano sacerdote Luigi Sturzo – anche lui oggi incamminato agli altari – e pronta ad essere sostenuta dall'Azione Cattolica e dai suoi Comitati Civici.
11:24
Scritto da : borgosotto
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Se lo Stato laico invade le identità
| MICHELE AINIS, La Stampa, 27.1.10 | |
C’è una domanda che sale subito alle labbra, ora che la Francia s’avvia a vietare il burqa nei principali luoghi pubblici: sarebbe giusto importare ai nostri lidi il medesimo divieto? Sarebbe in sé desiderabile? E c'è un principio costituzionale sul quale possa fondarsi quel divieto? Quest’ultimo profilo chiama in causa la laicità delle nostre istituzioni, che a propria volta la Consulta (nel 1989) ha eretto a principio supremo dell’ordinamento giuridico italiano.E tuttavia, per una volta almeno, meglio non affidarsi troppo alle parole, sia pure quelle scolpite sulle tavole di bronzo della legge. Nel panorama contemporaneo s'incontrano Costituzioni che si proclamano espressamente laiche (in Francia, in Russia, in Turchia), altre che viceversa s'aprono con l’invocatio dei (in Irlanda, in Grecia, in Svizzera, in Germania), pur essendo - talvolta - più laiche e liberali delle prime. D'altronde nel Regno Unito l’esistenza di una chiesa di Stato non offusca la laicità di quell’ordinamento, mentre la superlaica Francia spende palate di quattrini per finanziare il clero. Il fatto è che la laicità, come la democrazia, si lascia declinare in mille guise. Per misurarla bisogna valutarne le concrete applicazioni, più che le dichiarazioni di principio. Il modello francese è tra i più intransigenti nel vietare i simboli d'appartenenza religiosa, e infatti dal 2004 oltralpe c’è una legge che impedisce d'indossare a scuola non solo il velo islamico, ma pure la kippah o una croce un po’ troppo vistosa. Proviamo allora a soppesare gli argomenti a favore o contro tale soluzione. E proviamo a farlo - giustappunto - laicamente, senza preconcetti ideologici né tanto meno religiosi. | |
11:19
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27/01/2010
Quando Wojtyla voleva dimettersi
Famiglia Cristiana n.5 (31.1.2010)
Con l’aggravarsi delle sue condizioni fisiche, arrivò a pensare di poter un giorno lasciare l’incarico. Ma poi si affidò al Padre, e gli chiese di fare come desiderava.
| «Cercano di capirmi dal di fuori. Ma io posso essere capito soltanto da dentro». Quanto fosse vera questa confidenza di Giovanni Paolo II risulta oggi definitivamente chiaro, dopo che la documentazione del processo per la sua beatificazione ha evidenziato aspetti sconosciuti, capaci di offrire nuova luce sull’intera vita umana, spirituale ed ecclesiale di Karol Wojtyla. Ciò che proponiamo in esclusiva è uno di questi straordinari e inediti documenti, tratto dal volume Perché è santo (Rizzoli). Monsignor Slawomir Oder, il postulatore della causa di beatificazione del Pontefice, vi ha condensato le migliaia di pagine di testimonianze e scritti raccolti nelle tre inchieste diocesane svolte a Roma, a Cracovia e a New York, che hanno consentito di dichiarare le "virtù eroiche" di papa Wojtyla. Delle possibili dimissioni di Giovanni Paolo II si era parlato in varie circostanze, soprattutto quando l’evoluzione del morbo di Parkinson gli aveva reso difficili anche i semplici gesti del quotidiano. Ma nessuno immaginava che già nel 1989 il Papa avesse firmato una lettera in cui rinunciava previamente al proprio ufficio, confermando successivamente nel 1994 tale volontà. Un commovente gesto di responsabilità che non ha avuto attuazione soltanto a motivo dell’eroica volontà di Wojtyla di compiere sino in fondo la missione affidatagli da Dio. Saverio Gaeta |
08:20
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25/01/2010
I preti evangelizzatori e le insidie di Internet
di Vittorio Messori, Corriere della Sera, 25.1.10
Dopo l’invito rivolto dal Papa ai sacerdoti perché utilizzino il Web per raggiungere i non credenti
Sbaglierebbe chi si allarmasse dopo aver dato un’occhiata ai titoli dedicati ieri al messaggio di Benedetto XVI per la Giornata delle comunicazioni sociali: cyber-preti, digital Church, web-gospel. Anche tra non praticanti - la maggioranza, ormai, degli italiani, eppure, in fondo, contenti che una Chiesa esista e che conservi il suo aspetto di sempre - qualcuno si è inquietato, pensando che un freddo schermo sostituirà il volto rubizzo del parroco o che le confessioni saranno via chat. Non sarà così. Come diceva André Frossard, «il Dio cristiano sa contare solo sino a uno»: il messaggio di Gesù non è una ideologia come quelle moderne, rivolte alle masse, alla umanità, alla classe, alla nazione, al popolo, al partito. È una parola calibrata per ciascuno, non conosce l’anonimato, vuole venire in soccorso a figli di un Padre per il quale tutti hanno un nome, un cognome, una storia unica.
15:40
Scritto da : borgosotto
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C’è una domanda che sale subito alle labbra, ora che la Francia s’avvia a vietare il burqa nei principali luoghi pubblici: sarebbe giusto importare ai nostri lidi il medesimo divieto? Sarebbe in sé desiderabile? E c'è un principio costituzionale sul quale possa fondarsi quel divieto? Quest’ultimo profilo chiama in causa la laicità delle nostre istituzioni, che a propria volta la Consulta (nel 1989) ha eretto a principio supremo dell’ordinamento giuridico italiano.