PASQUA TRA SPERANZA E IMPEGNO

713dd30d02048a41002927a5fe017aba.jpgFORZA CAPACE DI CAPOVOLGERE IL MONDO
 CARLO CARDIA

La vita cristiana ha tante modulazioni. Può svolgersi interamente in un conte­sto aspro, e concludersi con il martirio com’è accaduto a Paulos Faraj Rahho, arci­vescovo in Iraq. E può realizzarsi in un im­pegno ecclesiale che dura tutta la vita fa­cendo nascere una comunità che mette ra­dici dovunque, com’è avvenuto per Chiara Lubich che ha fondato il Movimento dei Focolari. Ma i cristiani si trovano a vivere in ogni angolo della Terra, con la propria fa­miglia o il lavoro, con gli studi o l’impegno sociale, le gioie e i patimenti, testimonian­do una fede che rende eguali nello spirito e si nutre di una speranza che racchiude e supera la vita terrena.
  La Pasqua unisce e amalgama i due mo­menti più alti della fede cristiana. Il mo­mento della sofferenza, che permea la con­dizione umana in modi diversi, e la spe­ranza della resurrezione che trasfigura la vita in un orizzonte di compimento senza più limiti e confini. La sofferenza indivi­duale la conosciamo tutti, qualche volta ci pieghiamo sotto di essa, soprattutto quan­do ci appare inutile o ingiusta. Ma la fede può farla accettare, se comprendiamo che essa non è senza fine e serve per amare di più la vita, perché questa anticipa una realtà più completa.
  La sofferenza collettiva la conosciamo di meno, perché per vederla dobbiamo spen­dere qualcosa della nostra tranquillità. Se ci impegniamo la vediamo subito, nel marti­rio di Paulos Rahho, nel silenzio dei cristia­ni in Cina e dei buddisti in Tibet, e di tanti altri uomini e donne che in Libano, in Iraq, in Africa soffrono per colpe non loro. Se si tenesse un diario delle ingiustizie e delle per­secuzioni vedremmo una continua via cru­cis che passa di volta in volta in tante zone del mondo che patiscono la repressione e la morte, e dove il primato dei cristiani perse­guitati resta costante. L’uomo si sente iner­te, il cristiano avverte l’impotenza di fronte al male, e se torna con la mente ai Vangeli capisce che spesso il male vince sul bene con fragore. In quel momento la coscienza può piegarsi, la fiducia può andar persa.
  Il male, però, può trionfare definitivamen­te soltanto se l’uomo perde la fiducia, se si spegne in lui quella voce interiore che an­nuncia un’altra verità e suggerisce una pro­spettiva nuova. In un orizzonte più vasto l’ultima parola è del bene, anche quando il male uccide, perché la morte non è più l’ul­timo confine dell’uomo. Oltre la morte, che è sconfitta, sta una dimensione spirituale che ci accompagna nella vita ma soltanto al suo compimento ci assorbe interamente. Oltre la morte si avrà il giudizio su tutto il ma­le che la Terra ha conosciuto e, per quanto misericordioso, esso ricomporrà le cose se­condo una giustizia vera.
  La morte di Gesù e la sua resurrezione, u­nendo la sofferenza estrema alla gioia più grande, stanno lì a ricordarci che la nostra vicenda, quella personale e quella del ge­nere umano, è stata sperimentata più volte nella storia ed è conosciuta nella dimensio­ne divina. A quella morte e a quella resurre­zione possiamo attingere una forza che non è facile né naturale, con la quale possiamo resistere al male e alle sue insidie, respin­gendo l’insidia più grande che è quella che ci sussurra che tanto il male c’è sempre sta­to ed è inutile opporsi perché esso trionferà comunque nel corpo e nell’anima.
  La fede nella resurrezione rovescia questa logica e diventa forza capace di capovol­gere il mondo e di preparare una umanità più disponibile a costruire il bene. Di fron­te all’utopia cristiana si può pensare che sia troppo grande per essere vera, ma Si­mone Weil diceva che se non fosse così grande non sarebbe frutto del cristianesi­mo, non sarebbe parola di Dio. La gran­dezza della speranza cristiana sta nel fatto che essa chiede a tutti gli uomini non sol­tanto di credere, e abbandonarsi alla pro­pria fede, ma di agire qui e subito perché si argini il male, lo si limiti, lo si sconfigga, perché si raccolgano il maggior numero di persone impegnate a costruire il bene. In questa comunione degli uomini per fare il bene si vede in controluce il significato di quella morte e di quella resurrezione che da secoli guidano l’umanità verso una di­mensione e un orizzonte che determinano la fine di ogni disperazione.

FONTE: www.avvenire.it (20.03.08, p.1)

PASQUA TRA SPERANZA E IMPEGNOultima modifica: 2008-03-21T16:56:54+00:00da borgosotto
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