OMELIA: 28° T.O./A (12.10.08)

 

Dalla VIGNA al BANCHETTO: dopo tre domeniche in cui Gesù ci ha presentato parabole sulla VIGNA, ora ci presenta quella affine del BANCHETTO NUZIALE, entrambe figure amate e molto utilizzate nella Bibbia.

La prima differenza tra le due riguarda il nostro ruolo: dall’IMPEGNO nel lavorare per la RACCOLTA alla CONDIVISIONE gioiosa dei frutti. Da una parte il cammino da svolgere e dall’altra la meta: siamo chiamati a trasformare il reale, il quotidiano nell’IDEALE, cioè nel SOGNO di Dio che Gesù è venuto a mostrare e inaugurare e che ora affida a noi perché, con lui, lo portiamo a termine.

Il banchetto nuziale esprime allora bene il sogno di Dio: una famiglia unita nella festa, inebriata dalla gioia di stare insieme. Lo esprime ancora meglio Isaia nella prima lettura offrendo ad un popolo che sta vivendo una condizione difficile e angosciante l’immagine di una nuova era che è davanti, offrendo la speranza di tempi migliori, una speranza garantita dalla fedeltà di Dio che opera ciò che promette. La presenza di Dio nutre, è vitale e dà vita. “Produce la fine (per sempre) di ciò che è incompatibile con lui, cioè la morte, il pianto, l’ignoranza… Dio prende l’iniziativa di rivelarsi come colui che dà la vita in maniera sovrabbondante, gratuita e universale. E’ una promessa che rimanda in avanti, ad un futuro i cui contorni sono ancora incerti, ma pieni di speranza”. (D.Scaiola)

Il banchetto nuziale del figlio del re era una cosa indimenticabile: ancora una volta risulta misterioso il RIFIUTO dell’invito (a lavorare alla vigna e ora ancor più nel partecipare al banchetto). Eppure Gesù (rivolgendosi ancora ai capi del popolo) elenca tre dimensioni di tale rifiuto: c’è chi “semplicemente” “non volle venire” (ovvero chi ha fatto altre scelte e rifiuta in modo definitivo l’invito: non gli interessa); c’è chi, incuranti dell’invito, “andarono al proprio campo o ai propri affari” (ovvero chi mette il denaro, il lavoro, i propri interessi al primo posto e vede nell’invito una distrazione, una perdita di tempo); infine un terzo gruppo arriva a insultare e uccidere i servi (ovvero chi cerca di eliminare radicalmente l’invito, sentito come accusa nei loro confronti, come concorrente, o che più semplicemente cerca di eliminare Dio nella loro vita quotidiana).

Ancora una volta di fronte al rifiuto dei “privilegiati”, il Signore trova una nuova soluzione: manda i servi ad invitare chiunque trovino nei crocicchi delle strade, “buoni e cattivi”. E qui il doppio invito per noi: non solo sentirci invitati, ma inviati a chiamare chiunque a prender parte al banchetto. Attenzione però all’abito nuziale (era uso consegnare all’ingresso della reggia una candida tunica di lino che, secondo il racconto, il commensale avrebbe inspiegabilmente rifiutato): all’invito deve seguire uno stile di vita adeguato, non basta far parte della comunità cristiana per sentirsi a posto, bisogna vivere il comandamento dell’amore, la coerenza tra vita e fede (per S.Agostino l’abito nuziale è la carità).

“Molti sono chiamati, ma pochi gli eletti”: “l’offerta della salvezza è universale, proposta ad ogni uomo senza distinzione di razza, cultura e ceto sociale, ma questa offerta và accolta e l’abito nuziale è il segno di tale consapevole partecipazione e dell’adesione al Regno e ai suoi valori” (D.Scaiola)

Ne consegue che il banchetto progettato da Dio inizia qui in terra da una condivisione delle risorse e da una abiura di ogni forma di intolleranza e discriminazione. Sono giorni in cui il sistema economico occidentale sembra crollare. Anche il Papa ne ha parlato dicendo ai vescovi riuniti per il Sinodo sulla Parola di Dio: “… la Parola di Dio è il fondamento di tutto, è la vera realtà. E per essere realisti, dobbiamo proprio contare su questa realtà. Dobbiamo cambiare la nostra idea che la materia, le cose solide, da toccare, sarebbero la realtà più solida, più sicura. Alla fine del Sermone della Montagna il Signore ci parla delle due possibilità di costruire la casa della propria vita: sulla sabbia e sulla roccia. Sulla sabbia costruisce chi costruisce solo sulle cose visibili e tangibili, sul successo, sulla carriera, sui soldi. Apparentemente queste sono le vere realtà. Ma tutto questo un giorno passerà. LO VEDIAMO ADESSO NEL CROLLO DELLE GRANDI BANCHE: QUESTI SOLDI SCOMPAIONO, SONO NIENTE. E così tutte queste cose, che sembrano la vera realtà sulla quale contare, sono realtà di secondo ordine. Chi costruisce la sua vita su queste realtà, sulla materia, sul successo, su tutto quello che appare, costruisce sulla sabbia. Solo la Parola di Dio è fondamento di tutta la realtà, è stabile come il cielo e più che il cielo, è la realtà. Quindi dobbiamo cambiare il nostro concetto di realismo. Realista è chi riconosce nella Parola di Dio, in questa realtà apparentemente così debole, il fondamento di tutto. Realista è chi costruisce la sua vita su questo fondamento che rimane in permanenza”.

Non dimentichiamoci inoltre che questo sistema si regge su una disparità ingiusta e peccaminosa: “il sistema economico instaurato da quel mondo che si fregia del titolo di cristiano ha impiantato un impero che permette al 20% della popolazione di vivere nel lusso e nello spreco sfrenato, consumando l’85% delle risorse mondiali (che, fra l’altro, si stanno esaurendo). Pochi ricchi vivono spavaldamente a spese di molti morti di fame: l’80% della popolazione vive sulla linea della povertà, almeno un miliardo di esseri umani vive nella miseria più bieca. I cristiani possono presentarsi al banchetto nuziale dell’Agnello senza l’abito della sobrietà, della condivisione, della solidarietà, della carità, della giustizia nei confronti di questo mondo?” (S.Riva).

PRIMA LETTURA (Is 25,6-10a) Dal libro del profeta Isaìa

Preparerà il Signore degli eserciti
per tutti i popoli, su questo monte,
un banchetto di grasse vivande,
un banchetto di vini eccellenti,
di cibi succulenti, di vini raffinati.
Egli strapperà su questo monte
il velo che copriva la faccia di tutti i popoli
e la coltre distesa su tutte le nazioni.
Eliminerà la morte per sempre.
Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto,
l’ignominia del suo popolo
farà scomparire da tutta la terra,
poiché il Signore ha parlato.
E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio;
in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.
Questi è il Signore in cui abbiamo sperato;
rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza,
poiché la mano del Signore si poserà su questo monte».

 

SALMO RESPONSORIALE (Sal 22)
Rit: Abiterò per sempre nella casa del Signore.

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia.

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

SECONDA LETTURA (Fil 4,12-14.19-20) Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Fratelli, so vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza. Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni.
Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù.
Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.
 

VANGELO (Mt 22,1-14)  + Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

OMELIA: 28° T.O./A (12.10.08)ultima modifica: 2008-10-10T11:10:00+00:00da borgosotto
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