Laicità e non laicismo: intervista a Stefano Rodotà

Fonte: http://www.pontifex.roma.it/index.php/interviste/varie/1306-il-concetto-di-laicita-non-significa-ostilita-preconcetta-alla-chiesa-la-fede-non-puo-rimanere-nelle-sacrestie-ed-ha-una-valenza-pubblica-nel-rispetto-delle-diversita-laicita-non-e-laicismo

Il concetto di laicità non significa ostilità preconcetta alla Chiesa. La fede non può rimanere nelle sacrestie ed ha una valenza pubblica nel rispetto delle diversità. Laicità non è laicismo

“ Allora,mettiamo una cosa in chiaro: io sono laico e lo ho scritto nel mio ultimo libro, ma la mia laicità non significa ostilità pregiudiziale ed immotivata alla Chiesa, al mondo cattolico e alla fede, quello si chiama laicismo”: lo afferma il professor Stefano Rodotà, che da poco per i titoli della Laterza ha pubblicato un interessante volume, che consigliamo di leggere, Perché laico. Dunque professore, perché laico?: “ perché credo fermamente nella divisione tra Stato e Chiesa, precetto per altro detto e scritto nel Vangelo. Ma l’essere laico non significa osteggiare ed essere ostile alla Chiesa ed in genere alla fede. In quel caso possiamo serenamente parlare di laicismo. Il laicismo è un atteggiamento culturale estremista, che tende a disprezzare e dimostrare ostilità alla Chiesa. Un vero laico, pur non condividendo, rispetta e divide con sapienza tra Stato e Chiesa”. Stranamente ultimamente anche Monsignor Bettazzi …

… ha pubblicato un interessante libro sul tema: “ vero e lo ho apprezzato molto, dice cose sensate.. Guardi non è affatto vero e non sta scritto da nessuna parte che un laico ed un credente debbano litigare. Ci sono principi generali che ci accomunano nel diritto naturale”. Improvvisamente il professor Rodotà parla del Concilio Vaticano II: “ quel Concilio ha rappresentato uno degli eventi storici più importanti  della storia e ad esso bisogna guardare con attenzione e stima, anche se non lo si comprende. Però il Vaticano II ha illustrato una Chiesa dal volto umano,aperta alle esigenze del mondo e della società,insomma aveva compreso i segni dei tempi. Ecco la ragione per cui dico che anche un laico deve guardare con necessaria considerazione al Vaticano II”.

Problema della fede: “ anche qui, la fede non è un affare esclusivamente privato che attiene alla sfera personale dell’uomo. Insomma ritengo che non sia giusto voler relegare il cattolico nella sacrestia. Il cattolico, al pari di chi professa altre idee o culture, ha tutto il diritto a portare nel vissuto sociale le sue idee. Pretendere di chiudere il cattolico nella Chiesa, o nella cappelletta questo sì che fa parte di visioni laiciste e superate della cultura e della storia.. Del resto se noi vogliamo una Chiesa aperta al mondo, quella che ha saputo distinguere con umanità e saggezza errore ed errante, anche il mondo deve accettare,sia pur criticamente, la Chiesa. Quando parlo di laicità intendo dire che la Chiesa non può fare politica attiva, cioè non influire nelle cose concrete dei partiti. Ma ritengo che i religiosi e i vescovi abbiano la facoltà di opinare su temi pastorali con implicazioni sociali ed anche indirettamente politiche”.

Insomma, la fede come fatto pubblico: “ certo, la fede ha natura pubblica, senza dubbio”. Ultimamente si è scatenata una polemica furiosa per la revoca della scomunica del quattro vescovi tradizionalisti: “ sorvolando sulle cose assurde dette da Williamson che ha parlato a titolo personale, io sono favorevole alla revoca della sanzione proprio per motivi ecumenici, perché la Chiesa raggiunga la sua piena unità. Spero che i tradizionalisti accettino e non sprechino questa opportunità, recependo la saggezza e la bontà del Vaticano II”.

Bruno Volpe

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