La destra laica che manca al Paese

di Adriano Prosperi, LA REPUBBLICA, 29.3.09

 Per Gianfranco Fini, la norma sul testamento biologico approvata al Senato è da Stato etico e non da Stato laico. E’ un giudizio pesante come un macigno. Le sue parole hanno fatto irrompere nel rito celebrativo del “partito unico” qualcosa di assolutamente imprevisto. Bisogna prenderne atto. Nella situazione attuale del paese un uomo politico che si assume la responsabilità personale di dire cose dure e controcorrente in uno spazio teatrale dove la regia consentiva solo applausi in sala e lacrime sul palcoscenico, merita attenzione e rispetto. Fini ha dimostrato di avere maturato una personale coscienza della gravità di quello che è accaduto: e ne ha individuato la matrice originaria nella tradizione ideologica dei regimi totalitari, proprio mentre Berlusconi recitava la solita litania di accuse allo statalismo della sinistra. Così la realtà è entrata nello spettacolo. Una realtà inaudita. Col voto sul disegno di legge sul testamento biologico la maggioranza, ignorando gli appelli provenienti dalla società e i peraltro timidissimi tentativi parlamentari di emendare il testo , ha approvato un disegno di legge che ha tolto a ciascuno di noi il diritto di rifiutare l’ imposizione di cure forzate. Il cardinal Bagnasco sapeva quel che faceva quando alla vigilia del voto parlamentare ha posto condizioni ultimative. E al momento opportuno la saldatura tra il potere politico e una Chiesa incerta e assediata dall’ impopolarità (almeno al di là dei confini italiani) ha tenuto. Abbiamo visto all’ opera un’ alleanza tra l’ integralismo di una chiesa che irrompe senza mediazioni sulla scena del potere e l’ opportunismo politico. E questo ha portato il paese intero a sperimentare qualcosa di nuovo: qualcosa però che sa anche di antico. Antiche sono le forme di questo avanzante regime clerico-totalitario, definibile come una nuova Controriforma.

Dall’ armamentario della vecchia Controriforma, quella dei secoli XVI e XVII, sono riaffiorati i tentativi di trasformare i medici in delatori; e nella stessa direzione vanno tante altre cose, dai limiti posti alla ricerca scientifica sulle staminali alla compunta attenzione alle prediche papali contro il “relativismo” (cioè contro l’ orizzonte mentale stesso del mondo moderno in cui ci muoviamo) che rinnovano l’ errore capitale compiuto da chi condannò Galileo Galilei. Il Galilei di oggi per la Chiesa si chiama Darwin, come abbiamo imparato dal discorso alla CEI del cardinal Bagnasco. E l’ ombra dell’ antica esecrazione cristiana del suicida fa da sfondo al fanatico vitalismo di una devozione atea che nasconde sotto gli appelli all’ identità cristiana un deciso attaccamento alla vita terrena e per questo vuole condannare per legge tutti gli italiani a non poter sfuggire alle lunghe agonie di corpi senza più speranza. Sono ingredienti della storia profonda del paese, sempre buoni nella fuga all’ indietro dei tempi di crisi e sempre pronti a riaffacciarsi in un paese come l’ Italia: che è un paese profondamente conservatore, per molte e diverse ragioni. Di queste ragioni lo storico Perry Anderson ha proposto di recente una analisi asciutta sulla London Review of Books che gli italiani dovrebbero leggere. Ma il collante che unisce quegli ingredienti non è così remoto. Lo possiamo riconoscere nell’ intolleranza degli uomini del potere politico a ogni limite opposto alla loro volontà: secondo i Berlusconi, i Sacconi e tutti gli altri giù giù fino all’ ultimo dei sindaci, agli “eletti del popolo” non si può opporre una sentenza della magistratura, un parere di sanitari, un richiamo ai principi fissati dalla carta costituzionale. Criminalizzazione della magistratura, disprezzo per la carta costituzionale e per il Parlamento, aggressioni dell’ esecutivo contro le sentenze dei giudici, sbrigativa intolleranza a ogni limite di legge nella disponibilità e nell’ uso del patrimonio naturale e artistico del paese, discriminazione etnica fino ai limiti del razzismo: l’ elenco sarebbe molto lungo. Ma alla radice c’ è un’ idea del potere che ricorda la dottrina dello “stato di eccezione” teorizzato da Carl Schmitt. Furono giuristi e politologi tedeschi a sostenere ai tempi di Hitler che la delega data dal voto popolare autorizzava gli eletti a esercitare il potere senza tollerare limite alcuno. Certo, niente della rigorosa Germania può passare all’ Italia senza mutare forma. E tuttavia è innegabile la trasformazione in corso da noi delle normali funzioni di governo in un potere smodato e prepotente, che non tollera limitazioni, che si spinge fino a legiferare senza vincoli e senza resistenze perfino sulla materia più gelosamente riservata a ogni individuo – la vita, la salute, la morte. L’ atto consumato con la legge Calabrò sul testamento biologico è solo l’ ultima e più grave violenza fra quante ne abbiamo viste finora. Capire come ci siamo arrivati è importante; ma ancor più importante è capire perché, riconoscere il disegno unificante, individuare la direzione di marcia. Se mai c’ è stato un momento nella storia d’ Italia di attestarci a difesa della Costituzione per la salvaguardia dei diritti inalienabili di ogni individuo, ebbene quel momento è giunto.

La destra laica che manca al Paeseultima modifica: 2009-03-30T15:52:00+00:00da borgosotto
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