Halloween, la zucca vuota

«Trick or treat»: «Dolcetti o scherzetti». È la frase magica con la quale – fino a ieri nelle città e nei paesi del New England, oggi in gran parte del mondo comprese Russia e India – torme di bambini vestiti da diavoletti, da scheletrucci, da streghine e da fantasmelli bussano di casa in casa teneramente mendicando piccolo doni e minacciando, in caso li si rimandi a mani vuote, ritorsioni anche infantilmente feroci, tipo pesticciare i fiori in giardino, far pipì sulla soglia di casa o legare un petardo alla coda del gatto domestico.

Il giocoso ma un po’ macabro carnevale americano d’autunno si è ormai fortemente affermato anche nella nostra Europa; e, da noi in Italia, è strano come certe comunità nelle quali circolano insistenti le parole d’ordine della tutela dell’identità e delle tradizioni – pensiamo alle regioni del Nordest – si siano adattate senza far una piega a una tradizione tanto lontana ed estranea rispetto alle nostre.

Certo, su tale lontananza, su tale estraneità, vale la pena di discutere un po’. Da più parti è stato notato come anche in paesi dalle tradizioni fino ad oggi cattolicissime, quali la Sicilia o il Messico, la festa liturgica di Ognissanti – e la solennità dei defunti, che le tiene dietro – è celebrata in modo sotto certi versi analogo al New England: maschere da teschio e dolcetti a forma di ossi umani venduti sulle bancarelle, ad esempio. Ma in Sicilia sembra che l’usanza risponda alla cristianizzazione di antiche festività greco-pagane, in Messico a quella delle solennità azteche delle divinità dell’oltretomba.

Halloween, la zucca vuotaultima modifica: 2009-10-28T11:10:23+00:00da borgosotto
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