I miracoli infedeli di Wojtyla

di Anna Maria Liguori La Repubblica 1.3.10

Ecco le lettere inviate al Vaticano da musulmani, ebrei e induisti: ci ha guariti, fatelo santo 

La lettera di Bruner Baker arriva dal Texas: «Avevo un cancro al colon, ero pieno di metastasi e stavo morendo. Il tumore è sparito quando ho chiesto aiuto a Papa Wojtyla. Sono di fede battista». D. W. Richards scrive dalla Gran Bretagna: «Sono membro “libero” della Chiesa d’Inghilterra. Ho avuto un incidente, si sono rotti legamenti e muscoli di una gamba. Il dolore era perenne, insopportabile. La notte in cui Giovanni Paolo II morì lo sognai. La mattina dopo il dolore era sparito». Irina Grigorievna Klinova, cristiana greco-ortodossa, manda il suo messaggio da Mosca: «Mio figlio era immobile a letto da tre anni. Tra le icone a casa ho l’ immagine del papa polacco e l’ho pregato tanto. Dopo poco Ilja si è alzato. Ora cammina». Baker, Richards e Klinova hanno scritto all’ Ufficio della Postulazione per la causa di beatificazione di Giovanni Paolo II, a Roma. I protocolli attribuiti alle loro lettere sono rispettivamente 47, 156, 843. Non sono cattolici, ma hanno voluto offrire la loro testimonianza sulla “fama di santità” attribuita al candidato Papa Giovanni Paolo II.

Il Postulatore, ovvero l’avvocato difensore del Papa, monsignor Slawomir Oder, negli ultimi anni ha catalogato insieme con innumerevoli altre di provenienza cattolica le lettere dei fedeli di Allah, Brahma, dei seguaci del buddismo e di alcuni ebrei, come l’americana Melanie Eichinger (protocollo 1887) ora cattolica proprio perché «ispirata dalla vita di Wojtyla». «Abbiamo raccolto – spiega monsignor Oder – i frutti del dialogo interreligioso: milioni di persone hanno visto pregare Giovanni Paolo II al Muro del Pianto, a Gerusalemme. O entrare in sinagoga, a Roma: è stato il primo pontefice a farlo. Con il Dalai Lama, guida spirituale del buddismo tibetano, ha avuto otto incontri». Karol Wojtyla ha sempre cercato un terreno comune, dottrinale o dogmatico che fosse. Ma solo ora, dall’ aprile 2005, dopo la sua morte, si scopre davvero quanto i non cattolici abbiano amato e profondamente compreso il predecessore di Ratzinger. Le lettere giunte al Postulatore sono tessere di un mosaico teso a ricostruire l’opera spirituale e l’umanità del Papa polacco. Ciascuna contiene un piccolo episodio, finora ignoto e a lui legato: sogni, rivelazioni, voci, “grazie” fisiche e spirituali. Aminata Fall, per esempio: musulmana (protocollo 210), dopo aver sognato due volte papa Wojtyla nel gesto di accoglierla e proteggerla, ora chiede di esserne una “testimone di santità”. Sull’onda degli striscioni con la scritta «Santo subito» mostrati in piazza San Pietro il giorno dei funerali del Pontefice, sono state anche segnalazioni come questea consentire il rapido avvio della causa di beatificazione. Senza dimenticare, come ha raccontato lo stesso monsignor Oder nel libro Perché è santo (Rizzoli), scritto insieme al giornalista Saverio Gaeta, che fu Benedetto XVI, durante un incontro privato, a indicare al Postulatore la strada da prendere: «Fate presto, ma bene, in modo ineccepibile». Non è raro che nelle cause di canonizzazione vengano ascoltati dei non cattolici, ma anche dei non cristiani e dei non credenti. «È sempre rilevante la segnalazione fatta, per esempio, anche da un musulmano», spiega il prefetto emerito della Congregazione per le cause dei santi, il cardinale Saraiva Josè Martins. Che a chi mette in dubbio la consapevolezza dei non cattolici sul concetto stesso di “santità” ribatte: «È evidente che per raccontare a noi il suo contatto spirituale con Papa Wojtyla, il credente musulmano deve essersi rivolto a lui per ricevere un segno. In altre parole: per ricevere un miracolo occorre una intercessione, chiunque lo chiede si affida a chi questa intercessione la compie e quindi crede che questa persona sia santa. C’è una causa e c’è un effetto tra la preghiera e l’intercessione. Il risultato è attribuibile solo a Dio». E continua: «Del resto, spesso si dimentica che quello che interessa la Santa Sede non è la fede del miracolato ma il miracolo. Se un malato prega papa Wojtyla e guarisce, è questo il fatto decisivo». Non a caso, in Vaticano, i sessanta medici specializzati che in base ai criteri della medicina moderna non riescono a spiegare una guarigione, danno un parere che non ha nulla a che vedere con la fede ma solo con la scienza. «Questo vale per chi crede e per chi non crede. Ed è a questo punto che la parola passa ai teologi», conclude il cardinale Martins. Dopo quattro anni di intenso impegno, papa Ratzinger ha autorizzato, il 19 dicembre scorso, la pubblicazione del decreto che riconosce le “virtù eroiche” di papa Giovanni Paolo II. Questo passaggio della causa ha fatto diventare Wojtyla “venerabile”. Per la proclamazione a “beato” c’è ora da attendere l’approvazione di un supposto “miracolo” attribuito alla sua intercessione presso Dio. La guarigione, che è stata sottoposta alla Consulta medica della Congregazione per le cause dei santi, riguarda una suora francese colpita dal morbo di Parkinson. Qualora non superasse lo scrutinio dei medici e dei teologi sono comunque pronte per essere studiate molte altre segnalazioni di “grazie ricevute”. Se invece la Chiesa riconoscerà questo evento come inspiegabile scientificamente e lo attribuirà a un intervento soprannaturale, il Papa polacco verrà sicuramente beatificato. Non resterà, poi, che la proclamazione di santità, per la quale sarà necessario soltanto il riconoscimento di un ulteriore “miracolo”. E, come avvenne già nel passato, potrebbe essere scelta una segnalazione proveniente da un non cattolico. È stato il caso di Monica Besra, la miracolata di Madre Teresa di Calcutta. Lei era indù.

I miracoli infedeli di Wojtylaultima modifica: 2010-03-02T08:25:12+00:00da borgosotto
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