La gente e l’orrore degli abusi

“Per quanto ci risulta, sono un centinaio i casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti rilevati da procedimenti canonici in Italia negli ultimi dieci anni”.

A fornire il dato è stato mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, rispondendo alle domande dei giornalisti, durante la prima conferenza stampa della 61ª assemblea generale dei vescovi, il 25 maggio. Tracciando un “quadro complessivo” di una questione, come quella della pedofilia, di “grande delicatezza” – sulla quale si sono confrontati i vescovi, nel dibattito che ha fatto seguito alla prolusione del card. Bagnasco – mons. Crociata ha detto che l’atteggiamento dei presuli è “innanzitutto di comprensione e vicinanza nei confronti delle vittime, e di grande sofferenza e rammarico per coloro che nella Chiesa si sono resi responsabili di atti così gravi”. Tutto ciò, “ricordandoci che anche un solo caso è sempre di troppo, come ha sottolineato il cardinale presidente nella prolusione”. Ad una domanda su un’eventuale Commissione speciale istituita dalla Cei in materia, il segretario generale ha risposto: “Non c’è bisogno di alcuna Commissione speciale, perché le indicazioni proposte dalla Lettera del Papa ai cattolici d’Irlanda e le linee guida della Congregazione per la dottrina della fede contengono tutti gli elementi necessari per continuare ad affrontare e risolvere i casi che si presentano”. I vescovi hanno eletto mons. Cesare Nosiglia, vescovo di Vicenza, vicepresidente per il settore Nord.

Senza distorsioni. “Dal punto di vista canonico – ha ricordato mons. Crociata – il punto di riferimento è sempre la Congregazione per la dottrina della fede, dal punto di vita civile le autorità competenti hanno, da parte delle diocesi e dei responsabili della vita della Chiesa, tutta la collaborazione possibile per cercare di raggiungere la conoscenza della verità dei fatti, dove si presentano denunce in tal senso”. “La normativa italiana non prevede l’obbligo di denuncia – ha puntualizzato il segretario della Cei – ma ciò non esclude la cooperazione, la collaborazione, che consiste nel render possibile in tutti i modi l’accertamento dei fatti, e nell’incoraggiare, laddove è possibile, la denuncia di chi ha subito fatti di questo genere. Che a un vescovo venga richiesto di testimoniare, è un fatto del tutto ordinario”. Quanto all’atteggiamento generale dei vescovi, mons. Crociata ha spiegato: “La Chiesa riconosce l’assoluta drammaticità e gravità del fenomeno e ribadisce il proprio impegno ad affrontare i casi che si presentino. Al contempo esprime l’impegno costante in campo educativo e formativo, che costituisce il centro della sua missione, impegno che assorbe, possiamo dire, la totalità della sua vita e del ‘personale’ religioso, ecclesiastico e laico che partecipa a questo impegno”: “Senza sottovalutare l’assoluta gravità del fenomeno – ha proseguito – sarebbe una distorsione profonda dell’ottica con cui guardare alla vita della Chiesa nel suo insieme, prenderla in considerazione solo da questa prospettiva”. La Chiesa, in realtà, “è ferita da questi fatti in se stessa e insieme alle vittime”, perché “la totalità dei credenti, e tra essi degli educatori, svolge ordinariamente in maniera valida, positiva, spesso esemplare e qualche volta in modo eroico il proprio servizio”. Per questo “è importante porre nella giusta luce questo fenomeno”.

Farsi carico di tutti. “Come vescovi dobbiamo affermare che si constata la maturità della larghissima maggioranza dei fedeli di fronte a quanto avvenuto. Non abbiamo notizie di abbandoni o di cali di iscrizioni. I fedeli vogliono che il problema sia affrontato con decisione per risolverlo e superarlo”, ha proseguito mons. Crociata: “La realtà delle cose che ci appare è che il popolo dei credenti prova orrore per queste cose, vuole chiarezza perché i fatti siano affrontati e risolti, perché la vita della Chiesa possa crescere in qualità. Questa che può essere vista come una grave e drammatica situazione, in realtà può consentire un ‘salto di qualità’ che è quanto il popolo di Dio vuole”. È volontà dei vescovi, inoltre, “accompagnare chi vive questi problemi, tanto le vittime quanto i sacerdoti che ne fossero responsabili con gli strumenti necessari e adeguati. Una volontà, quindi, di farsi carico di tutti”.

I “beni in gioco”. “Non possiamo che rispettare quello che il popolo italiano, attraverso il governo e il Parlamento, esprime”. È il commento di mons. Crociata alla cosiddetta legge sulle intercettazioni. “Nella visione di concorrere, per quanto compete alla nostra missione pastorale, al bene del Paese – ha proseguito mons. Crociata – auspichiamo che i beni in gioco nel problema affrontato – i singoli individui, l’ordinamento della giustizia, le esigenze di solidarietà e giustizia nella vita sociale, l’informazione – siano il più possibile insieme ed equilibratamente salvaguardati tutti”.

Il “ruolo determinante” dei cattolici. 1945 e 1980: “Due momenti particolarmente significativi ed esemplari dell’impegno, della presenza, del ruolo determinante dei cattolici per la vita e la ripresa, in casi e condizioni differenti, del Paese, in un orizzonte di normalità e di serena convivenza e impegno per lo sviluppo di tutto il Paese”. Lo ha detto mons. Crociata, citando le due date menzionate dal card. Bagnasco nella prolusione (leggi la prolusione del cardinale). Quello dei cattolici, ha commentato, “è un impegno che si è profuso sempre, fin dall’inizio e si è espresso in maniera straordinaria in alcune circostanze. Ed è lo stesso impegno con cui oggi i cattolici si pongono in perfetta continuità, sollecitati anche dalla ricorrenza del 150° dell’unità d’Italia, che può essere un modo per risvegliare la coscienza di essere italiani e il ruolo di essere responsabili gli uni per gli altri a crescere insieme”.

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La gente e l’orrore degli abusiultima modifica: 2010-05-26T10:38:22+00:00da borgosotto
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