Immigrazione: il Vangelo dei sondaggi

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Dopo le frasi pronunciate domenica da Benedetto XVI sull’accoglienza delle legittime diversità e sulla fraternità universale (v. il post I rom e il profeta Isaia), sono cominciate le interpretazioni e dei distinguo.

Sul Corriere di oggi, Angelo Panebianco scrive:

E’ un noto effetto distorcente dei meccanismi della rappresentanza il fatto che, spesso, i vertici di organizzazioni e istituzioni siano più condizionati e influenzati dall’attivismo delle minoranze militanti e organizzate che dagli orientamenti prevalenti nelle maggioranze disorganizzate.

Qualcosa del genere sembra capitare, sui temi dell’immigrazione, anche alla Chiesa cattolica. Se il Papa non può non invocare (come ha fatto proprio ieri Benedetto XVI) il principio della fraternità fra gli uomini e il dovere di accoglienza nei confronti delle diversità, i problemi sorgono quando gli uomini di Chiesa intervengono nel merito, e nei dettagli, delle politiche dei singoli governi in materia di immigrazione. A giudicare dalle prese di posizione di una parte almeno dei vertici della Chiesa sembra che, spesso, essi siano più influenzati dall’attivismo delle minoranze cattoliche impegnate nel volontariato pro immigrati che dalle opinioni, se non prevalenti, certo fortemente rappresentate (secondo i sondaggi) fra i fedeli che frequentano le funzioni domenicali.

Se i principi non si traducono in prese di posizione su fatti concreti, che valore hanno, al di là della pura astrazione? Certo, non dovrebbero essere tanto i pastori (termine che preferisco a “vertici”) a pronunciarsi su questo piano, quanto piuttosto soggetti laici autorevoli e dotati di una loro autonomia nel trattare le “cose del mondo”. Certo che è difficile, se questi soggetti nelle ultime stagioni sono via via venuti meno…

E poi, soprattutto, ma la Chiesa cattolica cosa dovrebbe seguire? Il Vangelo? O dovrebbero essere i sondaggi di opinione il suo Vangelo? Se non si ascolta una Parola di Dio che smisurata rispetto ai ragionamenti umani, allora la fede si riduce a buon senso, a specchio delle opinioni di volta in volta dominanti. Sarebbe solo invenzione umana.

Ma su questo tema, anche un cattolico “integrale”, come il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni dà delle risposte che a me sembrano da equilibrista.

 

 

 

 

 

 

Pongo altre domande. Questo discorso vuol dire allora che, ripensando ad altre situazioni, quando si tratta di “valori non negoziabili” un politico cattolico deve essere inflessibile nell’applicare le richieste delle gerarchie? Invece, quando si tratta di Vangelo, la parola del Signore deve lasciare il passo alla politica? A me sembra questo il senso delle parole di Formigoni. Di fatto dice: il Vangelo non si può applicare!

 

Io credo che un cattolico in politica debba tendere verso il “di più”, non verso il “di meno”, nella direzione del Vangelo. Misure come quelle francesi e quelle invocate da Maroni, a me sembra che vadano a colpire (l’ho già scritto) intere categorie di persone che per la loro stessa appartenenza sono considerate indesiderabili. E questo lo trovo totalmente antievangelico. Ma forse questo, in una maggioranza e soprattutto in una regione dove la Lega è un alleato che allo stesso tempo è anche un competitor che può sottrarre voti e influenza al partito e alle cordate di interessi economici a cui Formigoni è legato, lui non lo può dire…

 «L’appello del Papa è quello alla dimensione cristiana dell’accoglienza, che vale per tutti. È una parte dell’insegnamento universale della Chiesa da sempre, ma ha una sua valenza attuale in un mondo in cui avvengono tragedie immani come quelle del Pakistan. Certo, la fraternità non è facile. Nella realtà quotidiana, i governi devono fare i conti con problemi concreti che possono creare situazioni in cui questo insegnamento non riesce a essere realizzato con pienezza».

 

Come in Francia. Che cosa pensa della stretta contro i nomadi?

 

«È uno di quei casi in cui la strada evangelica, che rappresenta la via ideale da seguire, si scontra con situazioni concrete molto difficili. Ma non credo che ci sia contraddizione con il fatto che gli Stati si pongano dei limiti. L’accoglienza vale per tutti, ma è giusto che i governi formulino leggi e che l’Unione europea indichi delle quantità di persone. Non può essere possibile un’accoglienza senza limiti o verso quanti non rispettano le leggi, gli usi e i costumi del Paese che li ospita».

Presidente Formigoni, il Papa ha lanciato un appello e lo ha fatto in francese, un riferimento indiretto alle espulsioni dei rom decise dal governo Sarkozy. È d’accordo con questa difesa dell’immigrazione?

Immigrazione: il Vangelo dei sondaggiultima modifica: 2010-08-24T08:24:47+00:00da borgosotto
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