La firma di Bagnasco (e una reliquia) nella preghiera per glorificare Pio XII

Prima di riportare l’articolo di Messori torno ad un articolo del Corriere di ieri a firma di G.A.Stella, “Lo sceneggiato Rai, Pio XII e la Bulgaria” in cui, con discutibile equilibrio, ripropone il radiomessaggio di Pio XII in occasione del Natale 1942. Di questo lungo messaggio riporta solo la prima frase, evidenziando con essa la sproporzione fra il dramma che si stava consumendo e la posizione “eterea” del Papa. “Con sempre nuova freschezza di letizia e di pietà, diletti figli dell’universo intero…” è questa la frase iniziale contestata a cui, per onestà, il giornalista fa seguire il link dove poterlo leggere per intero. E qui la sorpresa: il Papa non risulta fuori dal mondo, neutro rispetto al dramma. Parla dei “tragici errori” di una umanità “angosciata da profonda e amara tristezza”. E dopo molte riflessioni afferma: “Vogliono forse i popoli assistere inerti a così disastroso progresso?”. Poco? Ebbene sì, rileggendo questi momenti con le nostre categorie, tutto ciò appare proprio poco. E’ tuttavia il giornalista ad ammettere:

“Certo, occorre andare coi piedi di piombo nel leggere la storia col metro di oggi. John Cornwell, così convinto delle responsabilità di Pio XII da titolare il suo libro Il papa di Hitler si è poi convinto del contrario: «Aveva una libertà d’azione così limitata che è impossibile giudicare i motivi del suo silenzio durante la guerra, mentre Roma era sotto il tallone di Mussolini e più tardi occupata dai tedeschi»”.

di Vittorio Messori, Corriere della Sera, 4.11.10

Scritta da don Bux, vicino al Papa. “Ha aperto le braccia a tutte le vittime” 

E’ già pronta la preghiera per la beatificazione di papa Pio XII. Il testo è stato scritto da don Nicola Bux, stimato docente di liturgia e di teologia, Consultore della Congregazione per il Culto divino e dell’Ufficio per le celebrazioni pontificie. L’imprimatur ufficiale è stato concesso dal cardinal Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Il testo è stato scritto da don Nicola Bux, stimato docente di liturgia e di teologia, Consultore della Congregazione per il Culto divino e dell’Ufficio per le celebrazioni pontificie. Autore di vari libri, tradotti in molte lingue, in appoggio alla «riforma della riforma liturgica» auspicata da Joseph Ratzinger quando ancora era cardinale, don Bux è particolarmente vicino a Benedetto XVI. Un testo autorevole, dunque, il suo. Ma autorevolissimo è l’imprimatur ufficiale, concesso dal cardinal Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Monsignor Bagnasco ha voluto sottolineare la sua adesione con una autorizzazione manoscritta sotto l’originale del testo.

Il quale altro non è che la preghiera per ottenere da Dio la glorificazione, con l’ascesa agli altari, di colui che per ora è «venerabile»: Eugenio Pacelli, Papa con il nome di Pio XII. La diffusione del cartoncino è già iniziata ed è curata dal «Comitato Papa Pacelli», libera associazione di laici che si è proposta una circolazione di massa. Dalla Postulazione per la beatificazione è stato ottenuto un lembo della bianca veste talare del Pontefice: su alcune migliaia di copie è così applicata una minuscola reliquia. Il rabbino capo di Roma l’altro giorno ha usato parole pesanti o «ingenerose», per dirla con il direttore dell’Osservatore Romano («patacca», «propaganda», «falsità») a proposito del film su Pio XII trasmesso dalla Rai. La verità impone di dirlo con ovvio disagio: chi conosce dall’interno il mondo cattolico sa che tra il «popolo delle parrocchie», ma anche nella Gerarchia, cresce l’insofferenza per l’ostinazione con cui alcuni settori del mondo ebraico alimentano la leggenda nera su Pacelli, nonostante la miriade di documenti e di testimonianze che la smentiscono. A nulla serve, sembra, ricordare i messaggi di riconoscenza giunti a quel Papa da tutte le comunità israelitiche subito dopo la guerra e l’omaggio universale, a cominciare dai leader di Israele, alla sua morte, nel 1958. Ed è sceso il silenzio sul rabbino capo della Comunità di Roma, Israel Zolli, che nel 1945 chiese il battesimo e volle prendere il nome di Eugenio in segno di riconoscenza per quanto aveva fatto per gli ebrei colui che una sconcertante campagna, iniziata solo negli anni Sessanta, volle presentare come «il Papa di Hitler». Ma non a caso parlavamo di «alcuni settori ebraici» soltanto. In effetti nel 2007 la riunione plenaria della Congregazione per i Santi approvò all’unanimità il decreto sulla «eroicità delle virtù» di Pacelli, che poteva quindi essere chiamato «venerabile», l’ultima tappa prima della beatificazione. Ma quel decreto doveva essere approvato e promulgato dal Papa. Benedetto XVI ha, nei riguardi di Pacelli, non solo venerazione per l’uomo ma anche grandissima stima per il teologo: più volte ha ricordato che, dopo la Bibbia, le encicliche di Pio XII sono i testi più citati dal Vaticano II. Dunque, la sua intenzione era quella di firmare subito il decreto, ma fu avvertito che se lo avesse fatto si sarebbe interrotto il dialogo con Israele. Così, Benedetto XVI ordinò un supplemento di indagine negli archivi, anche se più volte già esplorati: la conclusione fu quella già ben nota. E che, cioè, sul piano storico non era possibile al Papa fare più di quanto avesse fatto (che non era poco: la maggioranza degli ebrei salvatisi in Italia, ma anche in altri Paesi, lo devono alla Chiesa) e qualunque altro atteggiamento avrebbe provocato una catastrofe ancor peggiore. Come avvenne in Olanda, dopo la protesta pubblica dell’episcopato per le deportazioni. Dunque, Benedetto XVI, nel dicembre scorso, ha rotto ogni ulteriore indugio e ha dichiarato «venerabile» il suo amato predecessore. Ma la decisione è stata presa anche perché decine di rabbini americani, riuniti a convegno, gli inviarono un messaggio con il quale si dissociavano nettamente dalla campagna di diffamazioni condotta da certi confratelli europei. Quei rabbini ricordavano come Pio XII fosse giunto a far rompere il sigillo della clausura dei monasteri per ospitare ebrei, travestiti poi da suore o da frati e muniti di documenti falsi forniti da stamperie ecclesiali. La preghiera per ottenere la beatificazione del Papa, approvata dal Presidente della Cei, è esplicita al proposito: «Ha aperto le braccia di Pietro, senza distinzione, a tutte le vittime dell’immane tragedia della II guerra mondiale». E «con dottrina sicura e mite fermezza, ha guidato la Chiesa attraverso il mare agitato delle ideologie totalitarie». Ora, però, la parola è a Dio e a nulla serviranno più proteste, sdegni, invettive. La causa di papa Pacelli per la Chiesa è finita: non resta che attendere la conferma divina, l’imprimatur del Cielo sulla convinzione degli uomini che Eugenio Pacelli ha vissuto sino in fondo «in modo eroico» le virtù evangeliche. Si attende, cioè, che siano vagliati i casi (uno soprattutto, nella diocesi di Sorrento: una donna incinta guarita da un linfoma maligno), inesplicabili per la scienza e per la Chiesa, miracoli. Segni, cioè, della potenza di intercessione presso Cristo del candidato a essere venerato sugli altari come «Beato Pio XII».

Quegli ebrei salvi grazie a Pio XII

Il preconcetto di colpevole passività di fronte ai nazisti resiste ancora. Ma molti ebrei romani si sono potuti salvare, e oggi possono testimoniare, proprio grazie a papa Pacelli.

03/11/2010 http://www.famigliacristiana.it/Informazione/News/articolo/pio-xii.aspx

«Una patacca propagandistica». Il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, non ha avuto la minima esitazione – e nemmeno un po’ di riflessione – nel giudicare la fiction che Raiuno ha dedicato nei giorni scorsi a Pio XII. Il senso della sua affermazione è chiaro fin dai tempi di Rolf Hochhut, il drammaturgo tedesco che mezzo secolo fa accusò quel grande papa di colpevole passività verso i nazisti, se non addirittura di complicità. Poco importa che Golda Meir e gli influentissimi ebrei americani abbiano detto, nel tempo, cose del tutto diverse. Il preconcetto resiste, in ambienti israeliani e, come di nuovo vediamo, anche a Roma.

    Il rabbino Di Segni è uomo di larga esperienza e cultura, giustamente stimato. Il suo popolo ha resistito nei secoli ad ogni sofferenza. Ovvio che vada rispettata pure la sofferenza dei palestinesi, ma certo non a scapito della Nazione ebraica. Queste – e trante altre – sono le premesse d’obbligo quando si affrontano argomenti come l’Olocausto, ciò che si sarebbe potuto fare, ciò che è stato fatto oppure omesso, ciò che è impossibile dimenticare. Potremmo scrivere pagine e pagine su simili temi, dalle polemiche del passato alle vertenze dell’oggi. Ma limitiamoci all’essenziale.

    Dunque Pio XII, invece di far banalmente accogliere nei conventi folle di ebrei e di antifascisti, avrebbe dovuto denunciare con documenti pubblici la ferocia nazista. Bene, poniamo che l’avesse fatto. C’era già un piano tedesco per arrestarlo e deportarlo, ma questo è il meno. Una volta che si fosse creata una rottura ufficiale fra la Santa Sede e la Germania, il generale Wolff non avrebbe più avuto le remore politiche e di opportunità che, al contrario, la diplomazia vaticana stava irrobustendo. Senza contare poi i futuri alibi per il nazista “buono”, che in effetti servirono a Wolff per evitare il capestro. In una situazione diversa, quel generale delle SS avrebbe fatto sfondare le porte dei conventi e nessuno, ebrei e antifascisti, si sarebbe salvato.

    In simile ipotesi, quali argomenti addurrebbero oggi gli accusatori di Pio XII? Lo diciamo noi. Quel pontefice imprudente aveva mandato a morte tanti innocenti. Sapeva che la guerra stava finendo e la Germania avrebbe perso. Di sicuro i nazisti non l’avrebbero ucciso, serbandolo semmai come carta diplomatica. Insomma avrebbe guadagnato una facile gloria, ma a spese degli innocenti. Anzi, sulla loro pelle.

    Questo si potrebbe dire oggi, se Pio XII e mons. Montini non avessero fatto tutto quello che allora era umanamente possibile. Invece, proprio grazie al papa, molti ebrei romani si sono potuti salvare, e con loro dirigenti e militanti antifascisti. Fra i quali persone che possono tuttora testimoniare, e che il rabbino Di Segni sicuramente conosce.

Giorgio Vecchiato

La firma di Bagnasco (e una reliquia) nella preghiera per glorificare Pio XIIultima modifica: 2010-11-04T15:39:00+00:00da borgosotto
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