Insalata e niente pranzo, i cattolici del digiuno

di Agostino Gramigna, Corriere della Sera, 10.3.11

Iniziata la Quaresima, il giornale dei vescovi chiede una nuova sobrietà. La tradizione si incrocia con il desiderio di andare oltre “obesità e delusioni” 

C’è scritto chiaro e tondo nel Vangelo (parole di Gesù): «Quando digiunate profumatevi il capo e lavatevi la faccia». Il precetto non aveva valore estetico. Era per non dare l’idea che penitenza e sofferenza fossero sinonimi e far sì che il digiunante fosse compatibile con la gioia. Più o meno quanto ha sostenuto ieri l’Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale. Che nell’editoriale dal titolo «Oltre obesità e delusioni» ha rilanciato un tema assai caro ai cattolici: il digiuno come liturgia e pratica fondamentale della Quaresima. Ma non solo. C’è scritto: «Non è il rito della malinconia, la Quaresima. Oggi è anche rito dell’ironia» . Una sorta di antidoto all’obesità delle abitudini pigre, contro «il naso perennemente appiccicato al cellulare». Come dire: il digiuno affila la mente. Ma sfila pure il corpo. L’invito a una maggiore sobrietà, rispetto all’obesità citata dal quotidiano, viene dalla Chiesa ed è rivolto ai credenti. Forse perché molti laici si sono già da tempo appropriati della liturgia scritta persino nella Bibbia: il pranzo si salta spesso per esigenze di lavoro, si praticano ferree diete per apparire magri e chi ha soldi se ne va in clinica proprio per non mangiare e «farsi» di tisane. Il digiuno, invece, dovrebbe essere il segno d’identità dei credenti. Antonio Socci, giornalista, cattolico, non solo dice di rispettare i precetti della Chiesa ma va addirittura oltre: segue alla lettera quelli della Madonna di Medjugorje che obbliga i fedeli al pane ed acqua tutti i mercoledì e i venerdì. «Che è peggio del digiuno perché è la rinuncia al gusto. Perché lo faccio? Il digiuno è ascesi che dà libertà, una pratica che permette di acquisire un dominio del proprio corpo e degli istinti».

Tanto per avere un’idea ieri, Mercoledì delle Ceneri, Socci ha iniziato la giornata con un caffè, ha saltato il pranzo e la sera ha cenato leggero: tonno e pomodoro. Gli italiani che vanno in chiesa sono circa il 22 per cento. Quanti di loro praticano il digiuno è difficile dirlo. Al riguardo non ci sono statistiche. D’altro canto la Chiesa invia continui richiami ai fedeli: anni fa la Conferenza episcopale aveva persino invitato al digiuno televisivo in periodo di Quaresima. In televisione ci va spesso la parlamentare Paola Binetti, non può farne a meno. Però sul digiuno dice di attenersi ai precetti. E se dovesse capitarle di mangiare in periodo di Quaresima andrebbe dritta a confessare il peccato: «Oggi c’è la cultura della salute. Tutti mangiano con razionalità e digiunano. Conosco gente che va alle terme di Saturnia e paga profumatamente proprio per evitare il cibo. Io sento l’esigenza per altri motivi. È fondamentale rinunciare a qualcosa». Ieri ha saltato il pranzo e ha limitato la cena a un uovo al tegamino. Pratica il digiuno Cesare Cavalleri, direttore della rivista Studi Cattolici. Perché, sostiene, «abitua alla temperanza contro l’intemperanza». In linea, appunto, con l’editoriale dell’Avvenire: «Contro l’eccesso». Evidentemente non tutti i cattolici rigano dritto se anche il direttore di Studi Cattolici lamenta lassismo e «mancanza di coerenza». Cavalleri ha più di 60 anni, un età che gli consentirebbe di non rispettare l’obbligo del digiuno. «Ma io pratico una sorta di penitenza ogni giorno, mangio semplice. Durante la Quaresima mi limito ad un’insalata, anche se mi invitano a cena o vado al ristorante». Il digiuno per i cattolici è una cosa serissima. La Quaresima è il periodo (40 giorni) che precede la Pasqua: si pratica la penitenza in attesa di festeggiare la resurrezione. Ufficialmente esiste ancora il divieto di mangiare carne al venerdì. Purtroppo, dice lo scrittore Vittorio Messori, è stato in qualche modo annacquato. Reso aggirabile. Spiega: «Un decreto di Paolo VI confermava il divieto ma diceva anche che qualora si fosse contravvenuti alla regola si sarebbe dovuto compensare con un’opera di carità. Senza però specificare quale». Non ha bisogno di «opere» l’imprenditore Maurizio Marinella (famoso per sue le cravatte) perché è uno che sente fortemente la presenza di Dio: «Osservo il magro e il digiuno. Se me lo chiede la Chiesa io obbedisco». Richiesta che dice di non aver mai ricevuto la scrittrice Camilla Baresani la quale però prova molta ammirazione per i cattolici che digiunano. «Io ce la metto tutta. Vorrei praticare questa penitenza ma non ci sono ancora riuscita». E confessa: «Sono molto frustrata».

 

Insalata e niente pranzo, i cattolici del digiunoultima modifica: 2011-03-10T15:42:41+00:00da borgosotto
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