Il radicalismo cristiano di don Enzo Mazzi

Da don Milani alla Comunità dell’Isolotto a Firenze, l’itinerario di una vita segnata da grandi ideali e rotture

Gianni Gennari, http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/documenti/dettaglio-articolo/articolo/chiesa-italia-firenze-concilio-dissenso-9272/

E’ morto don Enzo Mazzi…Aveva 84 anni. Un nome e una storia complessa. Prete fiorentino parroco all’Isolotto, un quartiere fiorentino dove la vita non è mai stata facile per operai e casalinghe, famiglie modeste, e dove ha sempre spirato come un vento capriccioso lo spirito vivace come l’aria di Firenze nei secoli…

Nel 1968 fu tra i primi ad avvertire che i fermenti del maggio francese, portati da noi anche in chiave ecclesiastica dall’estate burrascosa della “Humanae Vitae”, che ad alcuni apparve come un segno del ritorno a prima del Concilio Vaticano II. Egli e la sua comunità parrocchiale il 31 ottobre 1968 espressero piena  solidarietà all’occupazione del Duomo di Parma, iniziativa molto discussa e clamorosa di rottura con l’ufficialità ecclesiastica, perché vissuta in contestazione clamorosa nei confronti della Chiesa istituzionale, e quella iniziativa apparve come l’importazione di una sorta di rovesciamento della prospettiva ecclesiale, un cedimento alla democrazia di base…

Altrove si sarebbe discusso, ma allora al vertice della diocesi, a Firenze, era il cardinale Ermenegildo Florit, biblista di antica scuola tradizionale e di tendenze chiaramente conservatrici, che aveva visto con sorpresa e quasi scandalo sia gli eventi del Concilio che i pontificati di Giovanni XXIII e poi di Paolo VI, tradizionalmente uno le cui idee non erano molto apprezzate nella Curia romana, diventato Papa sulla scia di Papa Giovanni e delle sue aperture ai segni dei tempi moderni. Si sa che l’elezione di Giovanni Battista Montini, nel 1963, era stata vista in Curia come una “sciagura” portatrice di ombre sulla ortodossia e sulla fedeltà alla tradizione. Florit, rigido e autoritario soprattutto quando si sentiva messo in questione da Roma, non era mai stato molto vicino a Paolo VI, infatti apparteneva a quella scuola teologica, giuridica e biblica romana – Ottaviani, Pizzardo, Canali, Palazzini, Parente, Piolanti, Spadafora ecc. – che aveva vissuto l’elezione di Montini come un pericolo di modernismo, e che invece proprio allora, nell’estate del 1968 si era sentita come rassicurata proprio perché nell’“Humanae Vitae”, che aveva provocato nella Chiesa del tempo una discussione senza precedenti e quasi una aperta contestazione anche da parte di interi episcopati, viveva finalmente come una rivincita sui “fumi” d’Oltralpe che avevano guidato il Concilio intero.

 

 

Era il 1968 e a Firenze l’anno prima era morto un grande prete fiorentino, don Lorenzo Milani, esiliato da quasi 15 anni proprio dall’incapacità di comprensione prima, e poi di dialogo del cardinale Florit, che non lo aveva capito, e forse non lo aveva voluto capire fino agli ultimi giorni: troppo audace don Milani, troppo aperto ai poveri e ai giovani, troppo capace di scuotere le coscienze dei lontani provocando quelle dei vicini a conversione vera, ma senza mai mettere in questione la fede, non solo, ma neppure l’obbedienza autentica alla Chiesa come dottrina e anche come disciplina profonda. Raccontano che negli ultimi giorni della vita di don Milani, minato dal cancro che a giugno 1967 lo portò alla tomba, l’arcivescovo Florit era andato a trovarlo, sul letto di morte, ma che Don Lorenzo non lo aveva voluto accogliere, mormorando un doloroso “E’ troppo tardi!”

 

 

Dunque nella Chiesa di Firenze, da sempre e sempre vivace e sensibile ai venti della storia, morto don Milani, arrivava anche Mazzi, con la sua comunità proletaria e vivace, contestatrice e politicamente spostata a sinistra? Non sia mai! La risposta di Florit fu durissima: ordine immediato di smentita della solidarietà con gli occupanti di Parma, adesione alla condanna totale degli eventi fatta dalla Curia! don Mazzi convocò la sua comunità: la risposta negativa fu occasione immediata di punizione secca. Un fulmine curiale: dimissioni dall’incarico di parroco e qualche mese dopo, in occasione di altri contrasti e altri malintesi, con le posizioni che in seguito divennero sempre più apertamente divergenti, arrivò la sospensione a divinis…Colpendo uno si pensava di domare la comunità dell’Isolotto e anche di domare tanti altri aspiranti profeti delle novità moderne? Non fu così. La comunità fiorentina fu scossa e ci vollero anni per recuperare equilibrio e solidarietà ecclesiale, ma la rottura con don Mazzi e con l’Isolotto non fu mai superata.

 

 Nel 1977 arrivò a sorpresa l’annuncio delle dimissioni di Florit, imposte proprio da Paolo VI e il successore, arcivescovo e cardinale Giovanni Benelli cercò mediazione e tentò riconciliazione, con poco successo anche perché le posizioni di Don Mazzi si erano radicalizzate in senso politico e sociologico, oltre ciò che toccava la visione biblica e catechistica sua e della comunità. Dopo Benelli fu la volta del cardinale Silvano Piovanelli, che era stato compagno di studi di Don Enzo, ma nonostante vari tentativi, rinnovati anche dal suo successore, il cardinale Ennio Antonelli, non si giunse mai ad una piena riconciliazione. Non credo ci siano stati fatti nuovi anche nel corso dell’attuale episcopato fiorentino di mons. Giuseppe Betori…

Il radicalismo cristiano di don Enzo Mazziultima modifica: 2011-10-25T15:39:22+00:00da borgosotto
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