Diario Vaticano / Ai neocatecumenali il diploma. Ma non quello che si aspettavano

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La Santa Sede ha approvato i riti che scandiscono le tappe del loro catechismo. Ma le particolarità con cui essi celebrano le messe restano sempre sotto osservazione. Alcune sono consentite. Altre no

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CITTÀ DEL VATICANO, 23 gennaio 2012 – Prima dell’udienza con Benedetto XVI di tre giorni fa, dentro il Cammino neocatecumenale correva voce che in quell’occasione sarebbero state definitivamente approvate le “liturgie” del movimento ecclesiale fondato da Francisco “Kiko” Argüello e Carmen Hernández:

> “Placet” o “Non placet”? La scommessa di Carmen e Kiko

Tali voci davano addirittura per pronto il documento di convalida.

In realtà questo provvedimento non era assolutamente all’ordine del giorno in Vaticano, come si è potuto verificare nel corso dell’udienza col papa del 20 gennaio.

All’inizio dell’udienza, infatti, è stato letto un decreto del pontificio consiglio per i laici nel quale, con “il parere favorevole della congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti”, semplicemente si “concede l’approvazione a quelle celebrazioni contenute nel Direttorio catechetico del Cammino neocatecumenale che non risultano per loro natura già normate dai libri liturgici della Chiesa”.

Più chiaramente il papa nel suo discorso ha ribadito che con il suddetto decreto soltanto “vengono approvate le celebrazioni” presenti nel Direttorio catechetico, che “non sono strettamente liturgiche”.

Ciò vuol dire che i rituali approvati in questa occasione non riguardano in alcun modo la liturgia della messa o l’amministrazione dei sacramenti, ma solo le celebrazioni interne al Cammino che scandiscono le principali tappe del lungo catecumenato di ogni suo membro.

Benedetto XVI ha inoltre approfittato dell’udienza per rivolgere ai capi e ai membri del Cammino un “breve pensiero sul valore della liturgia”. È si è trattato di un “pensiero” che aveva tutto il sapore di una lezione, densa e impegnativa nonostante la brevità.

In essa il papa ha ricordato che “il vero contenuto della liturgia” è si “opera del Signore Gesù”, ma “è anche opera della Chiesa, che, essendo suo corpo, è un unico soggetto con Cristo”. E con ciò ha messo in guardia dalla tentazione – presente nelle teorie liturgiche neocatecumenali ma non solo – di un “archeologismo” che pretenderebbe di riprodurre artificiosamente l’ultima cena di Gesù e le “frazioni del pane” dei primissimi tempi cristiani senza tener conto degli sviluppi liturgici che sono maturati legittimamente nella Chiesa nel corso dei secoli.

Nel suo discorso, inoltre, Benedetto XVI ha sottolineato il “carattere pubblico della Santa Eucaristia”. Ha ricordato che in base agli statuti del Cammino approvati nel 2008 “i neocatecumenali possono celebrare l’Eucarestia domenicale nella piccola comunità dopo i primi vespri della domenica, secondo le disposizioni del vescovo diocesano”. Ma ha subito aggiunto che “ogni celebrazione” deve essere “essenzialmente aperta a tutti coloro che appartengono” all’unica Chiesa di Cristo.

Le celebrazioni nelle piccole comunità – ha proseguito il papa – devono cioè produrre una “progressiva maturazione” che favorisca “il loro inserimento nella vita della grande comunità ecclesiale”, ossia in concreto “nella celebrazione liturgica della parrocchia”.

Il papa ha infine ribadito che “la celebrazione nelle piccole comunità” deve essere “regolata dai libri liturgici, che vanno seguiti fedelmente”, sia pure “con le particolarità approvate negli statuti del Cammino”.

Negli statuti del 2008 le particolarità consentite sono due.

La prima riguarda “la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie” e “sempre con pane azzimo”, che i neocatecumenali devono ricevere “in piedi, restando al proprio posto”.

La seconda è lo spostamento “ad experimentum” del “rito della pace dopo la Preghiera universale”, cioè prima dell’offertorio, come del resto avviene da sempre nel rito ambrosiano, in uso nell’arcidiocesi di Milano.

Negli statuti si prevede inoltre che gli animatori delle comunità neocatecumenali preparino “brevi monizioni alle letture”. Ma questo è già consentito dalle istruzioni generali del messale romano, per qualsiasi messa.

Non si fa cenno alcuno, invece, nei paragrafi degli statuti riguardanti la messa, alle cosiddette “risonanze”, cioè ai commenti spontanei alle letture e al Vangelo fatti da chi partecipa alle messe delle comunità neocatecumenali, in aggiunta all’omelia del sacerdote.

Non solo questa delle “risonanze”, quindi, ma ogni altra particolarità liturgica in uso nel Cammino che non è approvata esplicitamente dalla Santa Sede era abusiva prima dell’udienza dello scorso 20 gennaio e tale rimane anche dopo.

Ecco qui di seguito la “lezione” di liturgia impartita da Benedetto XVI ai neocatecumenali e, più sotto, un sommario dei loro rituali extraliturgici che hanno avuto l’approvazione delle autorità vaticane.

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“… CELEBRAZIONE REGOLATA DAI LIBRI LITURGICI, CHE VANNO SEGUITI FEDELMENTE…”

Benedetto XVI al Cammino neocatecumenale, 20 gennaio 2012

Cari fratelli e sorelle, […] poco fa vi è stato letto il decreto con cui vengono approvate le celebrazioni presenti nel “Direttorio catechetico del Cammino neocatecumenale”, che non sono strettamente liturgiche, ma fanno parte dell’itinerario di crescita nella fede. È un altro elemento che vi mostra come la Chiesa vi accompagni con attenzione in un paziente discernimento, che comprende la vostra ricchezza, ma guarda anche alla comunione e all’armonia dell’intero “Corpus Ecclesiae”.

Questo fatto mi offre l’occasione per un breve pensiero sul valore della liturgia. Il Concilio Vaticano II la definisce come l’opera di Cristo sacerdote e del suo corpo che è la Chiesa (cfr. “Sacrosanctum Concilium”, 7). A prima vista ciò potrebbe apparire strano, perché sembra che l’opera di Cristo designi le azioni redentrici storiche di Gesù, la sua passione, morte e risurrezione. In che senso allora la liturgia è opera di Cristo? La passione, morte e risurrezione di Gesù non sono solo avvenimenti storici; raggiungono e penetrano la storia, ma la trascendono e rimangono sempre presenti nel cuore di Cristo. Nell’azione liturgica della Chiesa c’è la presenza attiva di Cristo risorto che rende presente ed efficace per noi oggi lo stesso mistero pasquale, per la nostra salvezza; ci attira in questo atto di dono di sé che nel suo cuore è sempre presente e ci fa partecipare a questa presenza del mistero pasquale. Questa opera del Signore Gesù, che è il vero contenuto della liturgia, l’entrare nella presenza del mistero pasquale, è anche opera della Chiesa, che, essendo suo corpo, è un unico soggetto con Cristo: “Christus totus caput et corpus”, dice sant’Agostino. Nella celebrazione dei sacramenti Cristo ci immerge nel mistero pasquale per farci passare dalla morte alla vita, dal peccato all’esistenza nuova in Cristo.

Ciò vale in modo specialissimo per la celebrazione dell’eucaristia, che, essendo il culmine della vita cristiana, è anche il cardine della sua riscoperta, alla quale il neocatecumenato tende. Come recitano i vostri statuti, “L’eucaristia è essenziale al neocatecumenato, in quanto catecumenato post-battesimale, vissuto in piccola comunità” (art. 13 §1). Proprio al fine di favorire il riavvicinamento alla ricchezza della vita sacramentale da parte di persone che si sono allontanate dalla Chiesa, o non hanno ricevuto una formazione adeguata, i neocatecumenali possono celebrare l’eucaristia domenicale nella piccola comunità, dopo i primi vespri della domenica, secondo le disposizioni del vescovo diocesano (cfr. Statuti, art. 13 §2). Ma ogni celebrazione eucaristica è un’azione dell’unico Cristo insieme con la sua unica Chiesa e perciò essenzialmente aperta a tutti coloro che appartengono a questa sua Chiesa. Questo carattere pubblico della santa eucaristia si esprime nel fatto che ogni celebrazione della santa messa è ultimamente diretta dal vescovo come membro del collegio episcopale, responsabile per una determinata Chiesa locale (cfr. “Lumen gentium”, 26).

La celebrazione nelle piccole comunità, regolata dai libri liturgici, che vanno seguiti fedelmente, e con le particolarità approvate negli statuti del Cammino, ha il compito di aiutare quanti percorrono l’itinerario neocatecumenale a percepire la grazia dell?’essere inseriti nel mistero salvifico di Cristo, che rende possibile una testimonianza cristiana capace di assumere anche i tratti della radicalità. Al tempo stesso, la progressiva maturazione nella fede del singolo e della piccola comunità deve favorire il loro inserimento nella vita della grande comunità ecclesiale, che trova nella celebrazione liturgica della parrocchia, nella quale e per la quale si attua il neocatecumenato (cfr. Statuti, art. 6), la sua forma ordinaria. Ma anche durante il Cammino è importante non separarsi dalla comunità parrocchiale, proprio nella celebrazione dell’eucaristia che è il vero luogo dell’unità di tutti, dove il Signore ci abbraccia nei diversi stati della nostra maturità spirituale e ci unisce nell’unico pane che ci rende un unico corpo (cfr. 1 Cor 10, 16s). […]

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Il testo integrale del discorso del papa:

> “Cari fratelli e sorelle, anche quest’anno…”

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DODICI RITI, PER ALTRETTANTE TAPPE

Il percorso di catechesi che ogni membro del Cammino compie dura almeno dieci anni e passa attraverso cinque fasi.

Ogni fase ha delle tappe contrassegnate da specifici rituali, in totale dodici.

Sono questi i rituali extraliturgici in uso nelle comunità neocatecumenali ora approvati dalle autorità vaticane.

PRIME CATECHESI

1. Rito della conversione. Accompagna la decima delle sedici catechesi introduttive. Il rito, molto dettagliato, precede e segue in forma comunitaria la confessione sacramentale individuale di ciascuno dei presenti. Per chi prosegue nel Cammino, tale rito sarà reiterato a cadenza mensile.

2. Consegna della Bibbia. Accompagna la quindicesima catechesi.

3. Rito del lucernario. Apre la “convivenza” di tre giorni che conclude le sedici catechesi introduttive. Altre celebrazioni della Parola ritmano questi stessi giorni e ritmeranno, settimanalmente, il prosieguo del Cammino.

PRECATECUMENATO

4. Primo scrutinio. Segna il termine di questa seconda fase, la cui durata è di almeno due anni.

PASSAGGIO AL CATECUMENATO

5. “Shemà”. In ebraico: ascolta. È il rito che celebra l’accoglienza della Parola di Dio.

6. Secondo scrutinio.
Conclude il biennio di questa terza fase. Chi lo compie rinuncia a ricchezze personali anche cospicue, rimesse alla comunità.

CATECUMENATO

7. Consegna del Salterio. Cioè del libro dei salmi.

8. Traditio Symboli. Cioè la consegna del “Credo”.

9. Redditio Symboli.
Cioè la confessione pubblica della propria fede, appresa col “Credo”.

10. Consegna del Padre Nostro.
È il rito che introduce il terzo anno di questa quarta fase.

ELEZIONE

11. Libro della vita. Scrivendo il proprio nome in questo libro, il neocatecumenale apre i due anni di questa quinta e ultima fase del Cammino.

12. Rinnovo delle promesse battesimali. È l’approdo del Cammino. Il rito è compiuto durante la Veglia pasquale, che si prolunga fino all’alba e si conclude con un banchetto.

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Il sito ufficiale dei neocatecumenali, in più lingue:

> Cammino neocatecumenale

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Un indice di tutti i precedenti articoli di www.chiesa sul Cammino:

> Focus su MOVIMENTI CATTOLICI

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Diario Vaticano / Ai neocatecumenali il diploma. Ma non quello che si aspettavanoultima modifica: 2012-01-23T11:30:31+00:00da borgosotto
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