Confessioni in pagina

di Guido Mocellin | 22 aprile 2012 http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=831

Le indagini sulla sanità nella Regione Lombardia ci ricordano che il presidente della Regione, Roberto Formigoni, è notoriamente membro di Comunione e liberazione.

Su questo versante della robusta radice religiosa dell’impegno pubblico di Formigoni ha fatto notizia soprattutto una lettera aperta scritta al Corriere della Sera, che l’ha pubblicata il 19, da Claudia Vites, moglie di Antonio Simone (anch’egli di Comunione e liberazione), ex assessore lombardo alla sanità, arrestato una settimana fa all’interno delle indagini di cui sopra.

È una lettera drammatica, che merita di essere letta con grande rispetto, e meditata. E non tanto, a mio parere, in quanto parola di una (ex) amica di Formigoni che offre una testimonianza sullo stile di vita di questi (pur essendo l’aspetto che ha proiettato questa lettera sulle prime pagine), né, come è stato commentato, in quanto parola di una «moglie di un uomo di potere» che a un certo punto giudica colma la misura rispetto a come tale potere è esercitato.

Io credo che questa lettera vada letta con grande rispetto, e meditata, in ragione dell’appartenenza ecclesiale di chi la scrive, e a prescindere dalla subappartenenza ecclesiale di ciascuno di noi. Claudia Vites lo sottolinea in tre passaggi cruciali.

All’inizio, quando si qualifica: «da privata cittadina e soprattutto da militante ciellina della prima ora non ho potuto trattenermi dal pormi una serie di domande». Poi quando spiega perché lo «spettacolo» delle frequentazioni private del presidente la amareggiava: «soprattutto per una come me che assieme a tanti altri meravigliosi amici di Cl ha militato per lui volantinando, incontrando gente, garantendo sulla sua persona». Infine, quando rivendica: «Cl, a mio avviso, deve avere un sussulto di gelosia per la propria identità, per quello che Giussani pensava al momento della fondazione. A questo punto, bisogna domandarsi, con Benedetto XVI: “Perché facciamo quello che facciamo?”».

Davvero mi piace e mi interroga, questa frase che richiama a mio parere ciascun cristiano, evidentemente, e non solo un «ciellino», ad avere «un sussulto di gelosia per la propria identità» ogni volta che qualche altro cristiano dà una testimonianza pubblica così difficile da comporre con l’identità che egli altrettanto pubblicamente esibisce.

Vedi anche: Il caso Formigoni, oltre destra e sinistra
di Roberto Beretta | 23 aprile 2012 http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=832
L’aspetto importante della lettera di Carla Vites, quello che ci tocca tutti, è l’idea che denunciare da cristiani lo scandalo non è moralismo, ma il primo passo per una conversione

Confessioni in paginaultima modifica: 2012-04-24T08:11:00+00:00da borgosotto
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