08/05/2009

Ratzinger in Terra santa, pellegrino del coraggio

di Luigi Accattoli [08 maggio 2009] http://www.liberal.it/primapagina/accattoli_2009-05-08.aspx

Caro direttore, il Papa parte per la Terra Santa e il mondo si chiede che cosa mai potrà venire da questa sortita del "pellegrino di pace" in una situazione di guerra. Non poteva attendere - come ha chiarito ai suoi collaboratori - perché è proprio a quella mancanza di pace che egli intende portare rimedio: il solo rimedio di cui disponga un profeta disarmato, che è quello dell'invocazione e della persuasione. È poco ma Benedetto l'avverte come vitale in un momento in cui latita ogni altro progetto di pacificazione e intanto si continua a morire e si fanno crescere i figli nell'inimicizia. «Attendo con ansia di poter essere con voi» ha detto Papa Ratzinger mercoledì in un "saluto" alle popolazioni della Giordania, di Israele e dei Territori Palestinesi. Da che cosa gli viene quell'ansia? Giovanni Paolo, animoso com'era, aspettò 22 anni prima di realizzare il sogno di un viaggio in Terra Santa. Papa Benedetto - eletto all'età in cui il predecessore compiva vent'anni di Pontificato - non dispone di tempi lunghi, ma forse poteva ancora indugiare per una o due stagioni, in attesa che si recuperasse almeno una parvenza di pace dopo il conflitto di Gaza. Gliel'ha impedito l'ansia dell'apostolo che quel conflitto aveva riacceso in lui: il viaggio era deciso prima che esso si scatenasse ed è stato confermato dopo che era cessato. Benedetto deve aver avvertito di essere tra i pochi che potevano azzardare una mossa di pace. Egli infatti è oggi l'unica autorità al mondo che può andare in uno stesso giorno al Muro del Pianto e sulla Spianata delle moschee, essendo entrato tre giorni prima nella moschea Al- Hussein Bin-Talal di Amman e avendo in programma per il giorno dopo la visita al "campo profughi" di Aida, che confina con il muro costruito da Israele per proteggersi dal terrorismo palestinese.


Quando fu alzata quella barriera, Papa Wojtyla levò la sua voce affermando che la Terra Santa aveva bisogno «di ponti e non di muri». Ed ecco che proprio oggi il presidente israeliano Shimon Peres - con un messaggio affidato in esclusiva al settimanale Famiglia cristiana - saluta la visita papale come «un passo significativo verso la costruzione di ponti di comprensione » tra i due popoli.

Tre giorni Benedetto li passerà in Giordania, a partire da oggi e solo lunedì arriverà in Israele. Nei Territori Palestinesi il Papa passerà una sola giornata, quella del 13 maggio, ma intensa e incontrando due volte il presidente Abu Mazen come usa con i capi di Stato. Può avere un'efficacia questa sua determinazione a parlare con tutti? Egli ritiene di sì: «Testimonierò l'impegno della Chiesa Cattolica in favore di quanti si sforzano di praticare il dialogo e la riconciliazione», aveva detto domenica dalla finestra dello studio.

L'ufficialità israeliana, il re di Giordania - promotore del dialogo seguito alla lectio di Regensburg - e l'Autorità palestinese faranno la migliore accoglienza al "pellegrino di pace" mentre qualche diffidenza egli la troverà presso la minoranza cristiana di quelle terre e in particolare tra i cattolici dei Territori, timorosi che la sua venuta possa avere un effetto di consolidamento della supremazia israeliana sul mondo palestinese. Il Patriarca latino di Gerusalemme Fouad Twal si era fatto portavoce di quel timore presso il Papa e così ha accennato - in un'intervista - alla conclusione dei colloqui che ne sono seguiti: «Avendo constatato che il programma era ben bilanciato, nei momenti dedicati alla Giordania, alla Palestina e a Israele, abbiamo finito per riconoscere che questo viaggio non poteva che essere un bene per tutti».

Parte Benedetto per Amman e tutti avvertiamo che con questo viaggio tornano i giorni e le notti avventurate di quando Papa Wojtyla partiva per la Polonia ancora comandata da Mosca, o per Sarajevo e Beirut pullulanti di mine. Il predecessore per impulso ed egli per audacia ragionata hanno posto e mantengono la Chiesa cattolica sulla via di ogni ardimento quando si tratta di incontrare uomini e popoli, di essere presenti a forum e a conferenze, di superare ogni muro divisorio, di entrare in sinagoghe e moschee. Questa via del coraggio attesta nei due Papi un trascinante affidamento al messaggio di cui sono portatori.  

 

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