Giovani e ateismo

634720ef0e3ebb168a5eea93fc8da32a.gifTosatti, vaticanista de La Stampa propone nel suo blog (http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=196&ID_articolo=35&ID_sezione=396&sezione=San%20Pietro%20e%20dintorni) una riflessione interessante dello scrittore Carlo Climati su giovani e ateismo.

“Immaginiamo di essere negli anni cinquanta. Accendiamo la televisione, in bianco e nero, e ci troviamo di fronte ad un popolarissimo programma condotto da Mario Riva: “Il Musichiere”. La sigla di quella trasmissione era una canzone che diceva: “Domenica è sempre domenica, si sveglia la città con le campane”. Immaginiamo anche di accendere la radio. Ascoltiamo la voce di Adriano Celentano che canta uno dei suoi più grandi successi: “Azzurro”. E’ la storia di un giovane che si sente solo, durante l’estate, perché la fidanzata è lontana. Le parole dicono: “Sembra quand’ero all’oratorio, con tanto sole, tanti anni fa. Quelle domeniche da solo, in un cortile, a passeggiar. Ora mi annoio più di allora, neanche un prete per chiacchierar”. Queste due canzoni sono le specchio di un’epoca che non esiste più. Era l’Italia cattolica del dopoguerra, che si svegliava la domenica con il suono delle campane. L’oratorio era un punto di riferimento fondamentale per i giovani, prima di qualunque altro luogo di aggregazione. Lì si poteva trovare sempre “un prete per chiacchierar”, come cantava Celentano. Fino a qualche anno fa, il mondo in cui vivevamo era fortemente impregnato di cultura cristiana. Oggi, invece, il mondo è certamente più ateo. Questo è un male? Dobbiamo considerare l’ateismo un pericolo per i giovani? Personalmente, non credo che gli atei siano peggiori dei credenti. L’ateismo, di per sé, non è un male, se è accompagnato dall’onestà intellettuale e dalla volontà di confrontarsi. Io credo che alcuni valori in cui i cattolici credono non siano strettamente “religiosi”. Sono valori universali. Mi riferisco ad una serie di “regole non scritte” che tutti (anche gli atei) dovrebbero condividere: l’unità della famiglia, l’amicizia, la gentilezza, la buona educazione, il senso del pudore, il rispetto degli altri, la cultura dello sforzo e dell’impegno, la pace, il rispetto dei diritti umani, a cominciare dal diritto alla vita. Io credo che questi valori siano semplicemente “umani”, condivisibili in ogni parte del mondo, al di là di ogni confine culturale e religioso. Oggi questi valori vengono continuamente messi in discussione. Le nuove generazioni sembrano aver smarrito la coscienza del bene e del male. E l’ateismo, purtroppo, si associa sempre di più al nichilismo e al relativismo morale. Si sta diffondendo un ateismo aggressivo, cattivo, presuntuoso. Io ho veramente nostalgia degli atei di una volta, che sapevano dialogare e anche mettersi in discussione. Oggi, molti atei sono superbi e non hanno neppure il coraggio di chiamarsi con il proprio nome. Preferiscono definirsi “laici”. Il termine “laico” viene utilizzato, erroneamente, come sinonimo di “libero”. Secondo una mentalità diffusa, i “laici” sarebbero più “liberi”, più “evoluti” e più “aperti” dei cattolici. Si parla, non a caso, di Stato “laico”, nell’illusione che questo tipo di Stato possa essere più “libero”, imparziale, o addirittura migliore degli altri. Lo stesso errore viene commesso quando si parla di scuola “laica”, di bioetica “laica”, di visione “laica” della famiglia e di tante altre cose che sembrerebbero essere più nobili, in quanto non “contaminate” dalla fede in Dio. Io credo che i cattolici dovrebbero nuovamente impossessarsi della loro “laicità”, senza paure e senza complessi. Io, ad esempio, sono “laico”, perché non sono un prete. Ma sono anche cattolico. E quindi, sono laico e cattolico. Gli altri, che non credono in Dio, non sono “laici”. Sono semplicemente atei. In questo diffuso terreno culturale ateo (e non “laico”), si sta verificando un fenomeno curioso: il ritorno della superstizione. Esoterismo, occultismo e spiritismo sembrano trovare energie nuove e terreno fertile nella credulità popolare di milioni di persone, soprattutto attraverso i mezzi di comunicazione. Basta accendere la televisione, a qualunque ora, per trovarsi di fronte a maghi e cartomanti che vendono amuleti o leggono i Tarocchi. Tutto questo sembrerebbe essere in contrasto con lo straordinario bisogno di razionalità e di ateismo che caratterizza i nostri tempi. Nell’epoca dei computer e delle conquiste dello spazio, non si dovrebbe avere paura del malocchio e ricorrere ad un talismano per ritrovare fiducia in sé stessi. Eppure, questo è ciò che sta accadendo. Un grande scrittore, Chesterton, diceva che quando l’uomo smette di credere in Dio, non è vero che non crede più a nulla. Comincia a credere a tutto il resto. Ed è quello che sta succedendo oggi. Non siamo più credenti, ma creduloni. Molti giovani, oggi, dicono di essere atei e di non credere in Dio. Io non ci credo. Non sono atei, ma “politeisti”. Credono in tante “divinità”. Chi sono le nuove “divinità” di oggi? La carriera, i soldi, il sesso sfrenato, la bella automobile, il telefono cellulare dai mille usi, il computer ultimo modello, le scarpe alla moda, la casa lussuosa, le vacanze esotiche… I giovani sono avvolti in una specie di “nuovo paganesimo”, in cui le divinità ci sorridono dagli spot pubblicitari o dalle copertine di certe riviste. Tutto gira intorno al concetto di “avere”. I ragazzi sono spinti a credere che “se si ha, si è”. Altrimenti, non si è nessuno. E così, ancora una volta, scatta l’invito a comprare, consumare, accumulare. Anche quando non esiste un ragionevole bisogno di farlo. E’ questo il terreno culturale che è stato costruito per i giovani del terzo millennio. E’ facile dire che le nuove generazioni sono superficiali ed apatiche. Ma che colpa possono avere, se quasi nessuno ha il coraggio di proporre loro un’esistenza un po’ meno materialista? Un grande uomo di fede, Martin Luther King, disse: “Mentre una società opulenta vorrebbe indurci a credere che la felicità consiste nella dimensione delle nostre automobili, nell’imponenza delle nostre case e nella sontuosità delle nostre vesti, Gesù ci ammonisce che la vita di un uomo non consiste nell’abbondanza delle cose che egli possiede”. E’ da qui che bisogna ripartire, per donare fiducia e speranza ai giovani. “

Giovani e ateismoultima modifica: 2007-12-19T08:50:00+01:00da borgosotto
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