Pena di morte: vittoria italiana (commento di Arrigo Levi)

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Domenica sera, a «Che tempo che fa», Romano Prodi ha indicato come principale successo dell’Italia nell’ultimo anno la nostra tenace iniziativa diplomatica culminata con l’invio di una forza di pace multinazionale nel Libano, al confine con Israele. Se gli fosse stata rivolta ieri sera la stessa domanda, non avrebbe potuto non aggiungere un altro successo, che non tocca soltanto alle istituzioni di governo (non si può non riconoscere il «ruolo centrale» che da anni ha avuto il nostro Paese nella difficile battaglia per far approvare dall’Assemblea Generale dell’Onu la risoluzione che esorta tutti gli Stati a «stabilire una moratoria in vista dell’abolizione della pena di morte»), ma premia anche le forti iniziative della società civile, come ha detto il presidente Napolitano.

Prendiamo anche atto che questa battaglia è stata portata avanti, a partire dal 1994, da tutti i governi che si sono succeduti in Italia: quale che fosse il loro colore politico. Forse, su alcune questioni di alto valore civile, non siamo poi così divisi come spesso sembriamo a noi stessi, e agli osservatori, più o meno benevoli, che con tanta facilità ci descrivono come un Paese in declino (ripetendo peraltro, bisogna riconoscerlo, cose che noi stessi non ci stanchiamo di dire di noi).

In verità – ce lo dice anche questa nostra non piccola vittoria sulla scena mondiale – non siamo un Paese in declino, o un Paese senza valori e senza ideali. Siamo soprattutto un Paese che oggi ha poco orgoglio, poca stima di sé. Forse, un giorno o l’altro, questo umore autocritico passerà di moda; chi ha vissuto i primi 74 anni della vita nel Novecento sa bene che abbiamo conosciuto giorni molto, molto peggiori. Su questo successo, incerto fino all’ultimo, occorre fare alcune riflessioni che riguardano il ruolo dell’Italia nel mondo. Anzitutto, la nostra iniziativa (che ha in Italia lontane ma indimenticate radici nella nostra tradizione culturale e civile, e particolarmente nelle caratteristiche del nostro illuminismo laico), non avrebbe avuto successo se non fossimo riusciti ad ottenere che questa causa, all’inizio soprattutto italiana, ottenesse il consenso dei partner europei, diventando un’iniziativa dell’Unione Europea. L’Italia conta nel mondo perché è un Paese dell’Unione Europea. Ma questo può dirsi di tutte le altre nazioni dell’Unione: da sole, anche le più autorevoli e forti sarebbero impari al compito immane di influire positivamente sui difficili equilibri politici del mondo multipolare in cui viviamo. La riforma costituzionale appena approvata, quando entrerà in vigore, darà all’Europa una nuova autorevolezza: finché sapremo rimanere uniti. Lo ricordino quelli fra gli Stati dell’Unione che appaiono più riluttanti a «mettere in comune» elementi importanti della sovranità nazionale. La votazione all’Onu contiene lezioni importanti anche per altre tra le grandi potenze: a cominciare, come è ovvio, dagli Stati Uniti d’America. Gli americani riconoscono facilmente le paglie negli occhi altrui, faticano a riconoscere le loro. Non possono non riflettere che fra i 54 Paesi che hanno votato contro la risoluzione (a confronto dei 104 che hanno votato a favore) gli Stati Uniti si trovino accanto anche l’Iran e la Siria. Non possono non riflettere sul fatto che per il numero delle esecuzioni capitali nell’ultimo anno l’America si trovi al sesto posto nel mondo, preceduta nell’ordine da Cina, Iran, Pakistan, Iraq e Sudan: Paesi che non possono certo essere additati come modelli di democrazia e di civiltà. Non sappiamo, ovviamente, quali fra i Paesi che col loro voto si sono pronunciati a favore della pena di morte, accetteranno l’«esortazione» alla moratoria pronunciata dalle Nazioni Unite. Possono ignorarla. Ma possono anche riconoscere il proprio isolamento – anche se sono grandi e potenti – di fronte alla maggioranza del Paesi del mondo. Un gesto di umiltà gioverebbe alla loro grandezza.  

+ Pena di morte, chi la applica e come: le 27 nazioni dove il boia è al lavoro CARLA RESCHIA

Sì dell’Assemblea Generale con 104
voti a favore; 54 i no, 29 le astensioni.
Prodi: intensa commozione. D’Alema:
«Un voto storico, adesso l’abolizione»
NEW YORK
L’Assemblea generale dell’Onu ha approvato la risoluzione per la moratoria contro la pena di morte nel mondo con 104 voti a favore, 54 contro e 29 astenuti. La risoluzione è stata approvata alle 11.45, ora di New York. È stato un successo del partito pro-moratoria che ha conquistato 5 voti in più rispetto al pronunciamento della terza Commissione in novembre.

Usa e Cina: il fronte del no
A metà novembre il voto alla III Commissione dell’Onu aveva visto 99 paesi favorevoli (due più del quorum di 97), 52 contrari e 33 astenuti. Il fronte del no, in quell’occasione come oggi, è stato guidato dall’Egitto, supportato da Singapore, Sudan e Iran, anche se i pilastri del fronte dei “Friends of Death Penalty” restano Usa e Cina. Nonostante gli Stati Uniti abbiano votato contro, gli analisti fanno notare che anche Oltreoceano il vento sta cominciando a cambiare, citando come prova la decisione dello Stato del New Jersey di abolire per legge la pena capitale. La Russia ha invece votato a favore della risoluzione per la moratoria universale.

“No” anche India, Iran e Iraq
Fra i paesi che si sono aggiunti al fronte pro-moratoria ci sono Kiribati, Palau, Nauru e Congo Brazzaville. Si sono confermati fra i sostenitori buona parte dei paesi dell’America Latina e la Russia, oltre a diversi africani, fra cui il Ruanda e il Burundi. Hanno votato “no” anche India, Iran e Iraq. Nel breve dibattito preceduto al voto (alle 11.45 di New York, le 17.45 ora italiana), si sono espressi contro la risoluzione, oltre a Singapore, anche Antigua e Barbados – a nome dei paesi dei Caraibi-, e la Nigeria. La dichiarazione a favore della risoluzione è invece toccata al Messico.

D’Alema: ora l’abolizione
Grande soddisfazione nel governo italiano, che aveva presentato e sostenuto la proposta. Secondo il ministro D’Alema l’approvazione della risoluzione per la moratora contro la pena di morte dà l’opportunità di aprire un dibattito «anche in vista dell’abolizione». Il titolare della farnesina ha espresso «grande soddisfazione» per un risultato «più grande di quello che ci si aspettava». Dopo l’approvazione da parte dell’Assemblea Generale della risoluzione per la moratoria delle pene capitali – aggiunge D’Alema – «ora è necessario che sia applicata».

Prodi: «Giornata storica, intensa commozione»
Per Romano Prodi oggi è una «giornata storica» e il voto dell’Assemblea generale dell’Onu per la moratoria contro la pena di morte suscita «intensa commozione». Il Premier sottolinea che «l’orgoglio dell’Italia» è di aver promosso «per prima un’iniziativa progressivamente trasformata in una grande coalizione intesa a favorire i diritti dell’uomo». In questo modo, ha sottolineato, «l’Italia ha molto contribuito alla diffusione della pace e giustizia nel mondo». Prodi ha ricordato che con la risoluzione approvata oggi «si chiede a tutti gli stati membri» dell’Onu di «sospendere l’esecuzione della pena di morte» e ha ringraziato «il Presidente della Repubblica per l’attenzione al nostro lavoro e il Parlamento per il voto unanime che ha dato una motivazione decisa» all’azione dell’Italia. Un ringraziamento, per il loro «impegno» anche ai ministri degli Esteri Massimo D’Alema e delle Politiche comunitarie, Emma Bonino, oltre che «al Governo, ai cittadini e a tutte le istituzioni» che si sono mobilitate per questo risultato.

 

Pena di morte: vittoria italiana (commento di Arrigo Levi)ultima modifica: 2007-12-19T09:00:00+01:00da borgosotto
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