VERSO IL NATALE. Il Cristianesimo non è religione

ae0840bc02dcfcd22d1324999468aa6f.gifhttp://www.bresciaoggi.it/ultima/oggi/rubrica/Lettera3.htm LETTERE DAI LETTORI, BRESCIA OGGI

La vicinanza del Natale, una festa in cui il significato cristiano rischia di essere sepolto dall’ondata del consumismo e del “buonismo” (chi a Natale non si sente più buono?) invita a riflettere sul Cristianesimo: che cos’è, qual è il suo centro, il suo specifico. «Nelle religioni gli uomini cercano Dio, nel Cristianesimo Dio cerca l’uomo». Propriamente parlando, il Cristianesimo non è una religione. È vero presenta forme religiose: la preghiera (la lode, il ringraziamento, l’intercessione), la dottrina (vangeli, il catechismo…), la morale (comandamenti, divieti e prescrizioni), ma il significato di queste è radicalmente diverso da quello delle altre religioni. La religione, propriamente detta, è il tentativo degli uomini di costruire un rapporto con l’assoluto, con il mistero percepito tra le righe della vita. È l’uomo che con nobile impegno e dedizione cerca di scrutare il “cielo”, di dare risposta ai suoi più difficili interrogativi e capire qual è il suo compito esistenziale: si fa un’idea di Dio e la traduce in miti, racconti e poemi, elabora preghiere e riti, fissa comandamenti e norme, costruisce templi e luoghi sacri. La religione è dunque un fatto «umano», in quanto è opera dell’uomo. Invece nel cristianesimo – è la comprensione che i cristiani hanno di se stessi – l’iniziativa non parte dall’uomo, ma da Dio. Infatti è Dio che si rivela all’uomo, ne fa il destinatario di un progetto, di una storia di salvezza. È Dio che, in un clima di amicizia, svela i suoi pensieri e le sue attese. È Dio che indica il sentiero della carità in un mondo segnato dall’odio e dalla prevaricazione. È Dio che indica all’uomo la via per raggiungerlo e partecipare alla sua gioia. Ecco perché il cristianesimo è opera “divina”. Quindi il cristianesimo assume delle “forme religiose” per manifestarsi nella storia, ma le trascende perché il suo significato, come abbiamo visto, il suo aspetto caratteristico è quello di essere “dall’alto”. Certo nel cristianesimo l’elemento umano non è cancellato, anzi. Umana è la risposta al Dio che si rivela, e umano è il modo con cui Dio ha offerto ed offre agli uomini rispettivamente notizie sue e la sua benevolenza. E si è verificato, ed ormai c’è, uno spazio ed un periodo in cui il divino e l’umano si sono misteriosamente incontrati e “abbracciati” (qui le parole faticano ad esprimere il mistero): questo spazio e questo tempo sono Gesù Cristo. È l’Incarnazione, è Gesù Cristo il luogo e il momento in cui si toccano e si uniscono, per sempre e senza confondersi, il divino e l’umano, l’eternità e il tempo, l’assoluto e la storia. In questo senso il Cristianesimo fa “scoppiare” e porta a compimento la religione, proprio perché è l’incontro, nella persona di Gesù, di Dio e dell’uomo. L’incarnazione, nel modo professato dal cristianesimo, è l’elemento specifico che lo caratterizza dalle altre religioni (che tutte, con l’eccezione dell’induismo – in cui si parla di avatara (ierofanie), ma qui si tratta di manifestazioni passeggere, non di un’assunzione della condizione umana e tanto meno di un’assunzione definitiva – rigettano come scandalosa e offensiva di Dio questa ipotesi). Quindi il cristianesimo è la religione del Dio fatto uomo, è la religione dell’Incarnazione, il grande mistero che appunto noi cristiani celebriamo col Natale. Se è proprio così, ne deriva che il nucleo del cristianesimo è rappresentato dalla persona di Gesù di Nazareth: è lui, la sua vicenda storica, la sua parola, la sua vita, tutto questo è primariamente il cristianesimo. Quindi il cristianesimo prima di essere una dottrina (da conoscere) prima di essere una morale (da osservare), prima di essere un rito (da celebrare) è una persona. Quindi, a differenza dei grandi maestri dell’umanità (Mosè, Zoroastro, Confucio, Buddha, Lao-tze o Maometto), non solo occorre accettare il suo insegnamento, ma essere in relazione con lui. Mentre questi maestri hanno indicato una via, lui ha detto di sé: “Io sono la via”. Mentre quei maestri sono morti, lui, si dice, è vivo, è risorto (ed oggi Gesù Cristo è accessibile in quello che è il suo prolungamento storico: Chiesa). L’elemento divino-umano nella persona di Gesù di Nazareth fa sì che il cristianesimo sia valido in ogni tempo e in ogni luogo. Se Gesù è vero Dio e vero uomo ciò che ha detto e fatto ha un valore unico ed universale (solo lui può portare all’eternità, solo lui vale per tutti gli uomini). Non si è trattato solo di una persona saggia, buona, comprensiva e mite, ma del Figlio di Dio, come disse l’angelo alla vergine Maria, “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio” (Lc 1,35), come dissero gli angeli ai pastori nella notte di Natale: “Oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore” (Lc 2,11). Ed è proprio questo Salvatore che illumina la nostra vita, che ci trasforma da vagabondi della storia a pellegrini in cammino verso l’infinito.

Don Alberto Tomasini CADIGNANO D VEROLANUOVA  Mercoledì 19 Dicembre 2007

VERSO IL NATALE. Il Cristianesimo non è religioneultima modifica: 2007-12-19T15:50:00+01:00da borgosotto
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