GUARDANDO AL 2008

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 LA FORZA DI CREDERE CHE LA PACE NON È UN’UTOPIA
 

 di ANDREA RICCARDI (tratto da AVVENIRE: http://edicola.avvenire.it/ee/avvenire/default.php?pSetup=avvenire)

Non è facile fare un bilancio a fine an­no. È forte il sussulto degli ultimi av­venimenti, come l’uccisione di Benazir Bhutto in Pakistan. Una tragedia rivela­trice dell’instabilità grave di un grande Paese, di un’intera regione, ma anche del difficile rapporto tra islam e democrazia. Vi si leggono tutti i problemi impostisi al­l’attenzione del mondo dall’11 settem­bre 2001. E poi c’è la violenza, una realtà antica, con cui si devono sempre più fa­re i conti in politica e nel quotidiano. È la violenza delle grandi convivenze urba­ne, dall’America Latina all’Asia, favorita anche dal fatto che nel 2007, per la pri­ma volta nella storia, nel mondo gli abi­tanti delle città sono diventati più nu­merosi di quelli delle campagne. Il bi­lancio dell’anno che si chiude, quindi, potrebbe apparire negativo e, soprattut­to, il quadro del 2008 assumere cupe pro­spettive.
  Viene da chiedersi come la piccola Italia, presa dal senso di declino, dove molte fa­miglie hanno la sensazione di una vita più difficile, con un dibattito politico bloccato, possa affrontare questi difficili scenari. Sono pensieri e sentimenti che attraversano tanti nostri concittadini. In molti svanisce la voglia di guardare il grande orizzonte del mondo, di interes­sarsi ai problemi ‘lontani’. Che posso fa­re io? è la domanda inespressa di tanti. Il mondo oggi sembra più difficile. È vero: è molto complesso. Siamo raggiunti da un numero incredibile di notizie, che non riusciamo facilmente a decifrare. Sono tramontate le spiegazioni ideologiche: non solo quelle marxiste di ieri, ma an­che quelle più recenti sulla vittoria del mercato che avrebbe dovuto portare la democrazia ovunque. Il senso di irrile­vanza e la complicazione del presente ci spingono a lasciare ad altri la fatica di guardare la storia, quella del 2007 o del 2008. Stare alla finestra del mondo e di­scutere su di esso appare prometeico: tanto che posso fare io?
  Nel corso del 2007, Benedetto XVI ha in­sistito sul messaggio di speranza che vie­ne dal Vangelo. Lo ha fatto anche nel mes­saggio per la Giornata mondiale della pa­ce. Sono passati quarant’anni da quel 1° gennaio 1968, quando Paolo VI consacrò questa data alla pace. Certo allora, in Oc­cidente, il clima era ben diverso, c’era la convinzione (illusoria) di avere idee e movimenti da esportare nel mondo in­tero. Ma la Chiesa, con quella Giornata, mostra di non rinunciare alla grande spe­ranza di un mondo in pace. Dice a chia­re lettere che non è un’utopia. Benedet­to XVI, nel suo Messaggio, stabilisce un legame tra il quotidiano, la vita familia­re, e gli orizzonti del mondo: ‘Il lessico fa­miliare è un lessico di pace; lì è necessa­rio attingere sempre per non perdere l’u­so del vocabolario della pace. Nell’infla­zione dei linguaggi, la società non può perdere il riferimento a quella gramma­tica…’.
 
C’è una connessione profonda tra la vi­ta di ciascuno, di una famiglia, e la pace del mondo. Le scelte e i comportamenti dei singoli non sono irrilevanti. La storia non si dispiega come le notizie della cro­naca. Non è fatta solo da pochi attori. Ci sono correnti profonde, come affermava Giorgio La Pira. C’è una forza di attra­zione da parte dei comportamenti giusti e pacifici, anche se di pochi.
  Avere speranza non vuol dire possedere una visione lucida di come sarà il doma­ni. La speranza profonda viene dalla con­vinzione che la famiglia degli uomini e dei popoli non è stata abbandonata da un amore più grande. Viene dal fatto che la pace è dono di Dio, un’eredità che la follia umana non potrà dissipare. La no­stra visione del futuro deve nutrirsi mag­giormente di preghiera: sì, quella pre­ghiera per la pace, ‘senza stancarsi’, che il Papa chiede alla fine del suo Messag­gio. Quando la Chiesa, anche nel mezzo delle situazioni più difficili, continua a pregare per la pace, mostra che non ri­nuncerà mai alla speranza di un mondo riconciliato. Da questa preghiera nasce la speranza e sgorgano comportamenti e visioni di pace.

GUARDANDO AL 2008ultima modifica: 2007-12-31T13:56:34+01:00da borgosotto
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