Celibato dei preti, le ragioni di una scelta d’amore

3eb4714b4938898abf340bbc1881eae1.gif DI GIACOMO  SAMEK LODOVICI 

 Il viaggio in Italia di Mi­lingo e le sue iniziative, amplificate molto dai media e messe in atto in­sieme al padovano don Sante, in vista di una Chie­sa di preti sposati, riportano all’attualità la questio­ne delle ragioni in favore del celibato ecclesiastico. Vediamone alcune.
 
 1. Gesù non si è sposato (non certo per conformi­smo, dato che fu un rivolu­zionario; del resto i sacer­doti giudei potevano spo­sarsi) e il sacerdote è un al­ter Christus. Dunque il ce­libato del prete scaturisce da quello di Cristo ed è u­no degli aspetti che lo ren­dono simile a Lui.
  Nei Vangeli ci sono passi che fondano il celibato sa­cerdotale, in particolare Matteo 19,12: «Vi sono eu­nuchi che si sono resi tali essi stessi per il regno». Ge­sù sta parlando di sé e di coloro che hanno scelto li­beramente il celibato come totale servizio a Dio. Stu­diosi come Christian Co­chini hanno rilevato che quegli apostoli che erano in precedenza sposati, hanno poi interrotto la vi­ta coniugale e praticato il
celibato.

2. Il celibato è una scelta d’amore esclusivo per Ge­sù, una scelta esclusiva co­me quella del coniuge, a cui si deve donare tutta intera la propria vita.
  Nello stesso tempo, il sa­cerdote, oltre al rapporto con Gesù, coltiva comun­que la fraternità con gli al­tri «celibi per il regno» e for­ma dunque una nuova fa­miglia.
 
Insomma, il suo celibato non è una rinuncia all’a­more: è la scelta di amare Gesù, gli altri confratelli sa­cerdoti e il proprio gregge e «non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici» (Giovanni 15,13-16).

3. Dai testi di san Paolo si può ricavare che, grazie al celibato, l’amore per Dio e per il prossimo possono es­sere più integrali. Il celibe si preoccupa di piacere a Dio; l’uomo sposato, oltre a ciò, si deve preoccupare, giu­stamente, anche di sua moglie. Paolo osserva che l’uomo sposato «si trova di­viso » a causa dei suoi ob­blighi familiari (1 Corinzi 7,34). Così, il sacerdote, che amministra l’Eucaristia, che è il dono perfetto, rie­sce ad essere egli stesso dono totale se è celibe.
  Anche gli sposati sono chiamati ad amare Gesù in modo radicale, mettendo­lo al centro di tutte le loro attività e del matrimonio. Inevitabilmente, però, la loro disponibilità non può essere uguale a quella del sacerdote, che può eserci­tare la sua piena donazio­ne (a Dio e in favore di tut­te le anime) in maniera concretamente più ampia. Ciò non vuol dire disprez­zare gli affetti interperso­nali e il matrimonio. Come
dice ancora san Paolo, «Ciascuno ha il proprio do­no da Dio, chi in un modo, chi in un altro» (1 Corinzi 7,7).
  Diversamente da quel che si pensa spesso, il celibato rimonta agli apostoli. A. Stickler ha documentato che fin dalle origini i sacer­doti non erano sposati, op­pure erano uomini sposati che, una volta ricevuto l’or­dine sacro, da quel mo­mento, col consenso della moglie (che doveva essere mantenuta dalla Chiesa), si impegnavano alla conti­nenza.
 
È vero, presso certi riti o­rientali alcuni sacerdoti so­no sposati; ma anche in O­riente i vescovi devono es­sere celibi, il che mostra che c’è un nesso profondo fra il celibato e il sacerdo­zio: infatti, l’ordinazione sacerdotale è una parteci­pazione al sacerdozio del vescovo. Sempre per Stick­ler, il celibato vigeva fin dai tempi apostolici anche nel­la Chiesa orientale. Solo nel 691 (Concilio Trullano) ci fu il cambiamento, per l’in­gerenza degli imperatori.
  Del resto, anche in Oriente non ci sono preti che si sposano, bensì uomini sposati che vengono ordi­nati preti: chi è già prete non può sposarsi. E un pre­te sposato, se diventa ve­dovo, non può risposarsi.
 

FONTE: Avvenire, 16.01.2008

Celibato dei preti, le ragioni di una scelta d’amoreultima modifica: 2008-01-16T13:35:00+01:00da borgosotto
Reposta per primo quest’articolo