Se la cultura vuole liquidare Satana

«Troppi ne mettono in dubbio l’esistenza, ma così spopolano maghi, oroscopi e sette»: parla il teologo Renzo Lavatori

 

FONTE: www.avvenire.it (20.02.2008, p.32)

 DI ANTONIO GIULIANO
 «M
a liberaci dal male», taglia corto il Padre Nostro. Perché l’e­lenco dei ‘sinonimi’ potrebbe es­ser lungo. Liberaci dal maligno, dal tentatore, dall’Anticristo, dal de­monio… Nelle Scritture il diavolo assume sembianze animalesche, prende corpo nelle persone, si na­sconde dietro le azioni contrarie alla volontà divina, anche quelle commesse da figure insospettabi­li. Perfino a Pietro, a colui che a­vrebbe affidato la sua Chiesa, Cri­sto intimò: «Vade retro Satana». E già i primi cristiani facevano il se­gno della croce come uno «scudo» e si esortavano a vicenda: «Se­gniamoci la fronte e gli occhi con le mani per allontanare colui che cerca la nostra rovina». Chi è dun­que costui che da sempre insidia i credenti?
  Dopo tre anni di lavoro, Renzo La­vatori, docente di Teologia dog­matica presso la Pontificia uni­versità Urbaniana di Roma, ha portato a termine una monumen­tale e tremendamente affascinan­te

  Antologia diabolica. Raccolta di testi sul diavolo nel primo millen­nio cristiano
(Utet, 678 pagine, eu­ro 25). Dalle origini del cristiane­simo fino all’anno Mille, l’opera racchiude tutti gli scritti che par­lano di Satana e delle sue demo­niache azioni: dai testi biblici a quelli apocrifi, dai padri della Chiesa ai predicatori medievali.
 Professor Lavatori, nella tradi­zione cristiana Satana appare spesso in forme mostruose. Una figura anche più sconcertante di quella comune del diavolo con la coda, le corna…Non le sembrano descrizioni esagerate?

 «Anche l’iconografia popolare del demonio ‘capro’, con le corna, la coda, gli zoccoli, fa riferimento al biblico capro espiatorio del Levi­tico (Lv,16), mandato nel deserto al demonio Azazel. Certo, abbiamo ritratti paurosi del diavolo in tutta la tra­dizione cristiana, soprat­tutto negli apocrifi, come il mostro terribile del Vange­lo di Bartolomeo. Nei testi canonici prende spesso forme animalesche: il no­to serpente che ingannò A­damo ed Eva nel libro del­la Genesi o il drago dell’Apocalis­se. Per non parlare degli animali feroci dei padri del deserto nel IV secolo: come nella ‘Vita di Anto­nio’ scritta da sant’Atanasio, Non sono però fantasie: questi mona­ci non erano folli, hanno lottato davvero contro Satana riportan­done ferite fisiche nei propri cor­pi. Il demonio appariva loro an­che in forma di pensieri e ricordi del mondo che avevano lasciato, o in sembianze umane come donne reali e molto sensuali. Sono tutti strumenti di cui si serve Satana per far presa sull’uomo».

 L’avvocato del diavolo… direbbe che anche Satana era stato crea­to da Dio. Non è così?

 «Difatti era un angelo creato da Dio. Poi decise di diventare mal­vagio. Nella tradizione cattolica è prevalsa la spiegazione di Origene: Lucifero, il più bello fra gli angeli, invaghito della sua bellezza, ha pensato di essere come Dio ed è stato precipitato negli abissi. C’è un’allusione di questa caduta an­che nel Vangelo di Luca quando Gesù dice: ‘Vedevo Satana cadere dal cielo'(Lc10,18). Nel libro di Giobbe questo personaggio ange­lico diventa ‘cattivo’: per la pri­ma volta compare il termine ‘sa-
tan’, il ‘nemico’, tradotto poi nel greco ‘diabolos’, il ‘calunniato­re’, dal verbo ‘diaballo’ ‘divide­re’, come colui che crea inimici­zie. Ma nel Nuovo Testamento Sa­tana compare più volte e si con­cretizza nella lotta con Gesù, che lo smaschera e alla fine lo scon­figge ».
 Se Cristo ha vinto Satana, perché sussiste ancora il male nel mon­do?

 «La demonologia rende ragione delle origini del male. Pensiamo alla riflessione di sant’Agostino: nella visione cattolica il male è en­trato nel mondo non per volere di Dio, ma dal peccato originale del­l’uomo, dalla tentazione ricorren­te di sostituirsi al Creatore e di far­si Dio. Cristo ci ha liberato dalla morte causata da Satana, ha sve­lato il senso alla sofferenza. Ma ri­mane sempre il libero arbitrio del­l’uomo. Non è così nelle altre fedi religiose. Nel Corano il diavolo, ‘I­blîs’, somiglia molto alla figura di Satana. Eppure nell’Islam c’è un determinismo divino sul male. Non c’è più la libertà dell’uomo: è Dio che fa il bene e fa il male. Iblîs è uno strumento di Dio, gli obbe­disce. Come per i protestanti e al­tre confessioni cristiane: se sei
‘cattivo’ è perché così vuole Dio, non puoi farci nulla. Anche nella tradizione rabbinica il principio del male è nello spirito di ‘Belial’, piuttosto che nella volontà del­l’uomo ».
 Il suo libro si ferma all’anno Mil­le. Oggi però sembra aver ragio­ne Baudelaire: «La più grande a­stuzia del demonio è far credere che non esiste». Molti intellettua­li liquidano il diavolo come «o­scurantismo medievale»…

 «Ho circoscritto la mia raccolta al primo millennio perché in questo tempo matura la riflessione cri­stiana sul demonio. Poi la storia
del diavolo è continuata tra suc­cesso e rifiuto, pure in autori non cristiani. Certo il razionalismo e poi l’illuminismo ricusando Dio hanno negato anche Satana. E in anni più recenti perfino qualche teologo ha messo in dubbio l’esi­stenza del demonio. Già negli an­ni Settanta, l’allora cardinal Rat­zinger criticava aspramente il teo­logo Herbert Haag per la ‘liquida­zione del diavolo’: secondo costui il demonio era solo un simbolo della malvagità, un sinonimo del peccato. Mentre l’attuale pontefi­ce ribadiva la consistenza sogget­tiva di Satana, una potenza reale. Altrimenti è facile ricadere nelle tendenze odierne degli scintoisti o della ‘new age’: i demoni non so­no altro che istinti interiori del­l’uomo o forze anonime del co­smo che incidono negativamente sugli uomini. Per cui se il male è parte del mondo creato da Dio, Dio non è buono. E se Dio non è buono, Dio non c’è».
 Come spiega preoccupanti feno­meni di attualità legati all’occul­tismo e al satanismo?

 «Se oggi imperversano maghi, di­citori di oroscopi, sette sataniche è solo perché è venuta meno la fe­de. Da credenti si diventa credu­loni. Scacciando Satana dalla fede, esso riappare con la superstizione. Il primo passo è quello di ammet­tere la soggettività di Satana che ha tentato perfino Cristo e ha lot­tato con lui. Questa lotta si è ripe­tuta nella storia nella vita di mol­ti santi, anche nella modernità: pensiamo a padre Pio. C’è ora u­na grande curiosità per angeli e demoni, soprattutto tra i giovani. Bisognerebbe parlarne di più an­che nelle parrocchie, senza esa­gerare come in alcuni movimenti. E nelle diocesi ci vorrebbero più esorcisti. Poi occorre guardarsi dentro con la saggezza dei padri del deserto, come sant’Antonio a­bate o Evagrio Pontico, un pre­cursore della psicanalisi, per lo studio dei vizi capitali come stru­menti di Satana. Il cristiano sa che seguendo l’esempio di Gesù, si può sconfiggere il demonio. Un’ar­ma preziosa è la preghiera. Sata­na non dirà l’ultima parola. Cristo insegna: il bene vince sul male».

Se la cultura vuole liquidare Satanaultima modifica: 2008-02-20T17:35:00+01:00da borgosotto
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