Verso Pasqua con Mazzolari e con i vescovi

Non esiste guerra che procuri ai poveri prosperità e benessere


FONTE: www.avvenire.it (18.03.08, p.19)

Continuiamo il nostro cammino verso Pasqua accompagnati dalle riflessioni quotidiane di don Primo Mazzolari (1890­1959). I testi che vi presentiamo, apparsi sul quindicinale «Adesso» negli anni 1949 e 1950, ora sono stati raccolti da padre Leonardo Sapienza nel volume «Senza Pasqua non c’è Primavera».

 Ogni qualvolta i Grandi (uno, tre, cinque, non importa: come non importa se invece di averli eletti nei comizi li abbiamo applauditi sulle piazze) si radunano per parlare della guerra e della sua necessità, il nostro destino viene fissato come si era fissato in quel sinedrio il destino di Cristo. Sotto le parole quasi uguali, lo stesso inganno: «È necessario che uno muoia perché un popolo viva». « È meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera » ( Giovanni 11,50). Se coloro che si fanno arditi della salvezza dell’onore, della dignità, della grandezza delle nazioni, ci dicessero apertamente che gli eserciti si reclutano e si profondono tre quarti del lavoro, dell’ingegno e della ricchezza del mondo per rendere necessarie le guerre, i popoli insorgerebbero contro il consiglio degli anziani. Ora abbiamo visto: e nessuna propaganda, per quanto abilmente manovrata, ci dovrebbe far credere che i massacri comandati, che portano l’infame nome di guerra, procurino ai poveri la prosperità e il benessere.
  Purtroppo ci sarà sempre qualcuno tra i poveri che passerà dalla parte degli

 anziani,
per dare mano all’inganno o all’oppressione dei suoi. Finora i poveri furono poco solidali tra loro.
  Essi hanno scarsa fiducia di elevarsi da soli, così gli impazienti e gli avventurieri dietro non so quale miraggio, passano a militare sotto altre bandiere e per altre cause, tradendo quella del giusto, che non può offrirgli se non lacrime, lutti, dolori. Il popolo ha sempre fatto la guerra contro se stesso. Le guerre sarebbero finite da un pezzo, se i poveri si rifiutassero di combattere per coloro che trovano assai più comodo far morire che morire.

 don Primo Mazzolari

Una settimana (SANTA) nel cuore dei misteri della vita


 Una settimana al cuore dei misteri della vita, in un tempo che cerca la luce della speranza. Con questa at­tenzione si è aperta domenica in tutte le diocesi italiane la Setti­mana Santa: sette giorni inaugu­rati dalle celebrazioni delle Palme in vista del vero cuore liturgico e spirituale della Chiesa, la Pasqua. «I giorni di grazia della Settima­na Santa accendano e alimenti­no in noi il desiderio di una più intensa preghiera, perché si ac­cresca la nostra fede in Cristo e ci renda nel mondo testimoni cre­dibili di quella speranza il cui fon­damento è così mirabilmente cantato dalla liturgia con la pro­cessione delle Palme». Queste le parole del cardinale Dionigi Tet­tamanzi, arcivescovo di Milano, pronunciate nel Duomo cittadi­no domenica scorsa, durante la Messa aperta dalla tradizionale processione sul sagrato della Cat­tedrale. «All’inizio della Settima­na Santa – ha detto il cardinale –, che la nostra tradizione ambro­siana ama chiamare ‘Settimana Autentica’ la liturgia ci conduce a cercare la verità di noi stessi: siamo disposti a seguire un Dio che sta non dalla parte dei vin­centi, ma da quella dei perdenti, degli umiliati, dei disprezzati?».
  A
Venezia, il patriarca della città, il cardinale Angelo Scola, apren­do con la celebrazione delle Pal­me nel Duomo di San Marco i giorni più vicini alla Pasqua ha parlato di «una settimana di san­gue e gloria». «Morte e risurre­zione sono due facce della stes­sa medaglia – ha detto il porpo­rato –. Questi sono fatti, avveni­menti inscritti per sempre nel cuore della vicenda umana. L’hanno trasformata. Il dramma del Nazareno è il nostro dramma. Si tratta di noi. Siamo chiamati in causa – ha aggiunto Scola –. Il Fi­glio di Dio non viene nel mondo per ‘discutere’ con gli uomini, con i sapienti di questo mondo, sul ‘mysterium iniquitatis’, il male, ma a prenderlo su di sé».
  «Cristo morto è tornato in vita per la potenza del Padre e, per coloro che hanno creduto alle sue parole, la speranza è sboc­ciata nel giorno della Resurre­zione », ha sottolineato da parte sua l’arcivescovo di
Perugia­Città della Pieve, Giuseppe Chia­retti, durante la celebrazione del­le Palme nella cattedrale perugi­na di San Lorenzo. Al tradiziona­le rito hanno preso parte anche i giovani della diocesi umbra e i membri degli Ordini cavallere­schi di Malta e del Santo Sepol­cro, di numerose confraternite e associazioni. «Il male non è solo peccato, ma anche sofferenza – ha detto il presule. Basti pensare al male provocato con le guerre e le violenze. Anche per coloro che sbagliano c’è tanta miseri­cordia da attingere dall’insegna­mento della Croce».
  Molte le diocesi che hanno volu­to dedicare, tra le liturgie della
Domenica delle Palme, un mo­mento particolare ai giovani, in occasione della XXIII Giornata mondiale della gioventù, coinci­dente, come da tradizione, con la domenica precedente la Pa­squa. A Genova l’appuntamento è coinciso con l’incontro «Pa­squagiovani », vissuto dai giovani assieme all’arcivescovo della città, il cardinale Angelo Bagna­sco, sabato sera nella cattedrale di San Lorenzo. Anche quest’an­no uno spazio speciale è stato ri­servato ai ragazzi che hanno compiuto 18 anni: a loro è stato consegnato un segno particola­re, simbolo dell’importanza del­la testimonianza cristiana.
  E una veglia serale si è tenuta an­che a
Rimini, sempre sabato, as­sieme al vescovo della diocesi ro­magnola, Francesco Lambiasi. Un incontro caratterizzato anche dalla scelta simbolica del digiu­no: «Con il nostro digiuno – ha spiegato il vescovo – vogliamo schierarci dalla parte delle vitti­me di tanta violenza e dire loro la nostra cordiale vicinanza e l’im­pegno più deciso ad andare con­trocorrente ».
  A
Catania, infine, la notte di sa­bato è stata occasione di rifles­sione e preghiera per molti gio­vani, che si sono trovati assieme all’arcivescovo Salvatore Gristi­na attorno al tema «Avrete forza dalla Spirito Santo». In cattedra­le molti di loro hanno lasciato ai piedi della croce preghiere e pen­sieri, raccolti poi dal vescovo.
  Hanno collaborato F.D.M.; M.Pap; A.Tor.

Vedi anche la SCHEDA: IL TRIDUO PASQUALEtriduo pasquale.pdf

<>Parola e parole di Gennaro Martino (www.avvenire.it, 18.03.08, p.27) </>

Uscire dai sepolcri che soffocano la vita
 S
olo due giorni fa, agitando un ramoscello d’ulivo, abbiamo esultato cantando: «Osanna nell’alto dei cieli!». Un canto di gioia che spesso scaturisce più dalla voglia di rimuovere la tristezza e il dolore, che dalla felice consapevolezza che il Signore viene a morire sul legno della croce per ingoiare la morte e liberarci per sempre dal limite del nulla. Oppressi dalla fatica del vivere, ci lasciamo sfuggire la gioia di essere al mondo; pensati da Dio che ha voluto che ognuno di noi, coi suoi pregi e i suoi difetti, in salute o in malattia, in ricchezza o povertà partecipasse alla straordinaria avventura della vita, la sua, unica e insostituibile. Eppure, nel cammino quaresimale che ci ha portato alla domenica delle palme, il Vangelo di Giovanni ci ha mostrato il volto di un Dio che in Gesù Cristo è venuto tra noi per offrirci l’acqua viva che disseta per sempre, per aprirci gli occhi accecati dalla nostra miopia che c’impedisce di vedere la vita oltre la morte e comprendere che l’uomo trascende il dato biologico, sempre. Sia quando è ancora un piccolo embrione senza volto, sia quando è inerme, inchiodato a una macchina in un letto d’ospedale, sia quando giace in un sepolcro, l’uomo è molto più di un aggregato di cellule che partecipano della vita dell’universo. Ciò che nasce dalla carne è carne, ciò che nasce dallo Spirito, invece, è dentro e oltre il corpo e nemmeno la morte può distruggere ciò che nasce dall’Alto. Ogni anno, in ogni Eucaristia, celebriamo la Pasqua del Signore, la sua resurrezione e la nostra salvezza, ma ognuno di noi dinanzi a un sepolcro chiuso sembra dimenticare il grido di Gesù sulla tomba dell’amico Lazzaro: «Vieni fuori!» (Gv 11,43). Mai come in quella pagina del Vangelo la natura umana e la natura divina del Maestro sono fuse in maniera tale da mostrarci la fragilità del Figlio dell’uomo e la potenza del Figlio di Dio. Come ogni essere umano dinanzi alla tomba di una persona cara, Gesù si commosse, si turbò e pianse e ancora oggi si commuove, si turba e piange ogni volta che l’uomo rimane chiuso nel sepolcro imbiancato di una vita senza senso. Allora come oggi, il Figlio di Dio continua a sgridare la morte e ogni morte: «Vieni fuori!». È come se ripetesse ad ognuno di noi: «Esci dal baratro del nulla, dall’angoscia di separazione, dalla paura di non farcela, di non essere all’altezza dei falsi parametri di un mondo che ti vuole sempre, e a tutti i costi, bello, giovane, ricco e potente. Vieni fuori, esci dal timore delle malattie, dalla tomba della depressione e della solitudine, perché non sei solo. Vieni fuori dalla tomba dell’egoismo che uccide più della morte, che t’impedisce di commuoverti, di turbarti, di piangere sul dolore degli altri. Vieni fuori dall’individualismo che ti fa perdere la gioia della compagnia, della condivisione, dell’amicizia.
  Vieni fuori dall’arroganza, dalla presunzione di essere migliore degli altri, il più grande, perché ti perdi la ricchezza della semplicità dei piccoli e la saggezza degli anziani che hai lasciato ai margini della tua esistenza.
  Esci dalla tomba di un amore malato e da ogni insana
forma di possesso, dalla mania di accumulare ricchezze, cerca prima te stesso e ti accorgerai che tutto ciò che hai di troppo è solo un peso. Vieni fuori dalla tomba del pregiudizio, dell’ipocrisia, esci dal branco, dalla massificazione che uccide la preziosa unicità del tuo essere. Vieni fuori da ogni legame che incatena la tua dignità di uomo, libera il tuo volto dal sudario della morte, lasciati travolgere dalla forza della libertà, quella vera».
  Lazzaro uscì dal sepolcro con i piedi e le mani avvolti in bende, facciamo uscire dal sepolcro l’uomo che è in noi e sentiremo la voce del Cristo risorto che dirà per ognuno di noi: «Scioglietelo e lasciatelo andare» (Gv 11,44).

 

Verso Pasqua con Mazzolari e con i vescoviultima modifica: 2008-03-18T14:25:00+01:00da borgosotto
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