«Vorrei un papa laico»

intervista ad Adriana Zarri a cura di Bruno Quaranta

in “La Stampa” del 16 aprile 2008

La Chiesa non è stata forse «incaricata dal buon Dio di mantenere nel mondo questo spirito d’infanzia, questa ingenuità, questa freschezza», come raccomandava il curato di Bernanos? Nel verde Canavese si annida una sentinella delle origini, una custode della vita non genuflessa: Adriana Zarri, novant’anni l’anno venturo, una testimonianza fresca di stampa, Vita e morte senza miracoli di Celestino VI, la nuova opera narrativa, Diabasis editore.

Verde e un po’ eretico, questo Canavese. Dal filosofo Piero Martinetti a monsignor Bettazzi, alla comunità di Bose. Alla teologa di frontiera che ama i gatti, e quindi la libertà. Anche Giuseppe s’amuse con il gatto, tal Lutero. E’ un umile parroco salito al soglio di Pietro, morto Benedetto XVI, scegliendo di chiamarsi Celestino, come Pietro di Morrone, relegato da Dante nell’Inferno per il gran rifiuto. Ma non è l’emulo di Benedetto XVI, non meno affascinato dai miagolii. «Le affinità elettive con Ratzinger si esauriscono qui – avverte Adriana Zarri -. O quasi. Vi aggiungo la musica. E la considerazione che ho per la sua cultura. In che cosa non lo seguo? Un esempio. Riuniti i giovani in Germania, ha concesso l’indulgenza plenaria. Le indulgenze non hanno basi bibliche. Ed è incauto evocarle nella terra dove la Chiesa su di esse si è spaccata».

Adriana Zarri è un’eremita. Nata nel Bolognese (a San Lazzaro di Sàvena), da tempo è in Piemonte. Prima ad Albiano («Una dimora che mi segnalò monsignor Bettazzi, compagno d’infanzia»), poi al Molinasso, ora a Crotte. Un portone introduce nel cortile erboso. In cima alla scala, la «cella» evangelica, una volta granaio. E’ inferma Adriana Zarri, ma tonificata da una fede che non si mescola con la dottrina. Invita a sedersi accanto al letto. Sorride. Forse perché la poltrona non è comoda.

La sua giornata…

«Mi alzo alle sette. Con l’ascensore raggiungo la chiesetta sotto il mio studio, mi dispongo alla liturgia…

La sua teologia: quale l’elemento cruciale?

«E’ una teologia trinitaria. La Trinità presuppone un certo concetto di Dio, che ha una ricaduta sulla vita terrestre. L’unità non si contraddice con la pluralità, nell’essere c’è il divenire di Dio».

Le teologhe italiane: che cosa le distingue, hanno un comune obiettivo?

«Mah… Il sacerdozio femminile, direi…».

Il suo Celestino, di riforma in riforma (i vescovi eletti dal popolo, la non obbligatorietà del celibato) mette a soqquadro la Chiesa. Ma sull’ordinazione femminile esita.

«I tempi forse non sono maturi. Io sarei favorevole».

Celestino esclude l’inferno. Il delitto senza castigo è immaginabile? Troveremo Hitler in paradiso?

«Ma non sarà quell’Hitler. Là sarà arrivato seguendo una strada impervia, quali le impervietà non riesco però a immaginarle».

Il suo Papa non è un cardinale. Papa potrebbe diventare un laico. Qual laico avrebbe voluto come successore di Pietro?

«Pietro Scoppola. Era un cristiano che prendeva sul serio Cristo».

Quale il grado di serietà della Chiesa?

«Non elevato. E’ la laicità a misurarne la credibilità. E’, invece, così ecclesiastica».

Cristo modello di laicità?

«Sicuramente. Per trent’anni su trentatré ha fatto un mestiere laico. Il padre era un falegname. L’avrà aiutato… E non meno laica sarà la vita pubblica. Ricorda? L’incontro con la Samaritana: là dove Cristo smantella l’idea di una Chiesa di mattoni (“Viene il momento in cui l’adorazione di Dio non sarà più legata a questo monte… in cui gli uomini adoreranno il Padre guidati dallo Spirito…”). Il Buon Samaritano, un mezzo eretico: si occupa di quel prossimo che la casta sacerdotale ignora. Le Beatitudini: sono nove, otto si occupano di valori laici».

Il suo Papa…

«Giovanni XXIII. Il Concilio (una stagione sempre più appannata, le gerarchie lo citano, se lo citano, per dovere d’ufficio…), la Pacem in terris, la sua intiera parabola: quali ricchezze».

E’ vero che ha fatto piangere Paolo VI?

«Una leggenda. Nata quando assunsi le difese dei cattolici candidatisi a sinistra. Chiesi un’udienza a Montini. Mi ricevette l’allora, come dire?, vicepapa. Un colloquio di due ore, non sempre scoprendoci d’accordo. Ma ci stimammo. Sia lui sia io credevamo veramente in ciò che sostenevamo».

Il suo rapporto con Dio. Non l’ha mai delusa?

«In questo sta il mio rapporto conflittuale con Dio: non potergli trovare alcun difetto. S’infervora un mio personaggio: “Chi potrà mai farmi vedere un peccato di Dio, consentendomi di liberami di Lui”?». E’ il crepuscolo. L’ora dei vespri. Verrà la notte. Recitata compieta, ad Adriana Zarri, come al suo Celestino, apparirà «una falce di luna sottilissima, come un sorriso in cielo».

«Vorrei un papa laico»ultima modifica: 2008-04-16T16:35:41+02:00da borgosotto
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