L’abbraccio tra il Papa e l’America

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di Franco Garelli

in “La Stampa” del 21 aprile 2005

“Il Papa ha stregato l’America»: ecco il giudizio più penetrante sul viaggio di Benedetto XVI negli Usa, che si è concluso ieri con l’intensa preghiera a Ground Zero. A pronunciarlo non è stata una fan del Pontefice, ma Peggy Noonan, editorialista del Wall Street Journal, che pure si è detta insoddisfatta di alcuni aspetti della visita, tra cui il discorso alle Nazioni Unite.

Benedetto XVI ha colpito nel segno più per il suo rapporto con l’America che per il suo discorso – pur molto atteso – ai grandi e ai popoli della Terra. All’Onu si è presentato un Papa più orientato all’armonia che all’affondo. Si può oggi parlare in quella tribuna di diritti umani senza citare il Tibet, la Cina, il Medio Oriente? Si possono toccare temi così impegnativi senza ferire nessuno? A molti il discorso all’Onu del Papa è parso troppo morbido o «diplomatico», magari per non compromettere difficili equilibri o negoziati in corso. Non sono certamente mancate le novità, da cercarsi però più tra le pieghe del testo che nei toni, più nelle parole misurate che negli alti richiami. Quelli a cui ci aveva abituato Karol Wojtyla, che anche nei momenti ufficiali non mancava di far sentire la sua passione per il mondo e la sua denuncia delle situazioni umane più compromesse.

Tuttavia, il pensiero di Ratzinger non è stato di routine, avendo offerto spunti per un nuovo capitolo delle relazioni internazionali. Tra questi, l’auspicio di una «protezione globale dell’umanità» (con l’Onu che ha diritto di ingerenza contro gli Stati in cui non si rispettano i diritti umani); la necessità di combattere il terrore salvando i diritti; l’urgenza di ribaltare un equilibrio mondiale basato sulle decisioni e gli interessi di pochi.

Il pathos che è mancato nel discorso dell’Onu è emerso invece nell’abbraccio del Papa con l’America, in particolare con il cattolicesimo di quella nazione. Il check-up della comunità cattolica è stato forse il motivo prevalente del viaggio, da parte di un Papa che si delinea sempre più come un cultore o un esteta della tradizione religiosa. La sfida è evidente. Fin dove è estensibile il progetto di un Papa che mira a dar ordine alla presenza cattolica nella modernità avanzata? Questo disegno vale solo per l’Europa o si applica anche a una terra come gli Usa, dove il cattolicesimo è oggi vitale ma anche molto indipendente?

Ratzinger ha sempre avuto una particolare ammirazione per la situazione religiosa degli Stati Uniti, per una nazione che si ritiene ancora oggi benedetta e guidata da Dio (fino a pensarsi come un suo strumento privilegiato di azione nella storia), dove le fedi religiose hanno ampia cittadinanza nella sfera pubblica e rappresentano l’anima profonda di tutto l’ambiente. Qui la religione non è legittimata o rafforzata dallo Stato, quanto dal sentire dei diversi popoli e dalla vitalità della società civile. Anche il cattolicesimo americano riflette questo clima di libertà religiosa, fatto di appartenenze volontarie, di comunità che sostengono attivamente le opere della religione, di un coinvolgimento religioso intenso e partecipe. Oltre a ciò, i cattolici americani vivono oggi una stagione di crescita, per un’immigrazione ispanica che dura ormai da più di vent’anni. Tuttavia, come si sa, si tratta di un cattolicesimo non privo di tensioni e di contraddizioni, e la denuncia di questa radiografia problematica è stata uno degli inattesi atti di coraggio della visita del Papa.

L’affondo più acuto ha riguardato la questione dello scandalo dei preti pedofili, che il Papa ha a più riprese richiamato e condannato nel viaggio, invitando i fedeli e la gerarchia Usa a vivere questa terribile prova come un momento di purificazione. S’è trattato di un grande atto di penitenza pubblica, di insistita richiesta di perdono a una nazione profondamente ferita dalle colpe della Chiesa cattolica. Per una volta, su un tema così delicato, Ratzinger ha seguito le orme di papa Wojtyla che durante il suo pontificato aveva più volte denunciato i peccati e le omissioni della Chiesa nel corso della storia.

Oltre a ciò, altre parole forti sono state spese dal Papa per richiamare i cattolici a non lasciarsi influenzare da un relativismo morale che sconfessa l’orientamento religioso, che indulge nei confronti dell’omosessualità (altro problema del clero americano), che alimenta posizioni liberal e pro-choice nella comunità ecclesiale. Infine è stato pressante il richiamo ai cattolici a non cedere alla moda corrente di una religione «fai da te», a evitare le facili conversioni o una «fede solitaria» e individualistica che prescinde dalla tradizione religiosa.

Per papa Ratzinger, dunque, l’America religiosa non è solo un modello da seguire, ma anche da correggere. È una nazione in cui si prega molto, ma dove non pochi cattolici sono collegati con Roma da un filo troppo esile, riflettendo in ciò i tratti dell’individualismo e del liberalismo della sua storia.

Anche nel mettere nuovi paletti e confini nel cattolicesimo della nazione più aperta e progredita, papa Ratzinger continua a proporre il suo gusto per una fede e una Chiesa che devono riscoprire il senso della tradizione e dell’integrità religiosa.

L’abbraccio tra il Papa e l’Americaultima modifica: 2008-04-22T08:40:00+02:00da borgosotto
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