IL FASCINO DEL FRATE DI PIETRELCINA

Padre Pio

 

STUPORE CHE SI RAFFORZA NEL TEMPO
 di RAFFAELE NIGRO

Non finisce di stupirci il richiamo che Pa­dre Pio continua ad esercitare su pelle­grini, fedeli, gente bisognosa di miracoli o for­se soltanto di quiete e di certezze. San Gio­vanni Rotondo,proprio con le polemiche che ha suscitato il trasferimento del corpo del san­to, la sua esposizione, ha rinverdito gli inte­ressi che un tempo suscitavano nel mondo il Gargano, la montagna sacra e il santuario del­l’arcangelo Michele. Perché una figura contadina come Padre Pio, un anziano, un frate, in tempi di giovanilismo e di laicismo effervescenti suscita tanti entu­siasmi e tanto coinvolgimento emotivo?
  Perché in Padre Pio si raccolgono molte sim­bologie. La grande mistica francescana e cap­puccina che fa appello alla povertà e a una ra­dice sociale contadina e di umiltà, elementi fondamentali in un tempo in cui si sono smar­riti tutti i valori della tradizione. L’esaltazione della condotta etica e dell’esemplarità, la scel­ta del silenzio di fronte a una sfacciata super­ficialità in cui tutto è portato in piazza in ra­gione del successo e dell’autopromozione. Tut­to questo va a innestarsi sul bisogno di sacro come contraltare a una stagione in cui era mor­ta ogni istanza metafisica ed esplodevano ni­chilismo ateo e nichilismo indifferente.
  Ma volete mettere quanto conti agli occhi del­la gente, non soltanto quella semplice, l’au­tenticità di fronte a tempi così falsi e violenti e la serietà e l’impegno umano di fronte al vuoto assoluto e alle ragioni del denaro e del­l’utile? Negli anni sessanta papa Giovanni XXIII impose la sua dolcezza contadina, era un padre o un nonno che mandava saluti ai bambini, visitava malati e carcerati. E quan­to ci ha esaltato immediatamente dopo la fi­gura di suor Teresa di Calcutta che aveva ab­bandonato la civiltà per dedicarsi ai dispera­ti e ai corpi ulcerati? Per non dire di Giovanni Paolo II, nella veste di pellegrino e di anziano sofferente.
  In quegli anni Padre Pio si andava guada­gnando un posto consistente nel cuore di tut­ti. Perché viveva in luoghi desolati e lontani dalla civiltà. Era circondato da una leggenda fatta di lotte coi diavoli, di fuga dalla monda­nità, di stimmate che la ponderatezza della scienza e della Chiesa mettevano in dubbio. E­ra portatore di un fascino e di un mistero che catturavano le nostre attenzioni. Tutto questo si combinava a ragioni sociali profonde. Men­tre la medicina faceva passi da gigante e la du­rata della vita si allungava, mentre il benesse­re ci faceva scoprire il gusto di vivere, voleva­mo difendere quel bene. Malattie difficili da sconfiggere minavano il tesoro della longevità, la demenza senile, il cancro, le cardiopatie. E’ allora che ci si accorge di come neppure la me­dicina basti più, come non bastino più i de­positi di beni alimentari nati attorno alle città, gli ipermercati del benessere e dei consumi. I luoghi della certezza economica e gastrono­mica. La difesa della sanità, del benessere fi­sico cerca altro,una mano sovrannaturale che aggiunga alla scienza quel tanto di imponde­rabile che non appartiene ai nostri poteri. E a concretizzare l’intervento del divino nell’u­mano c’è il sangue. Il sangue che è la linfa vi­tale degli animali e che mette paura solo a ve­derne
sparso. Padre Pio,con le sue stimmate ha da sempre raffigurato l’icona di Cristo che sanguina. E’ il martire, è l’icona dell’uomo che soffre ma che è visitato e salvato dall’infinito. E’ la buca di Sant’Agostino nella quale si versa il mare. L’im­magine del sovrannaturale esposta lì, sotto i nostri occhi, nel nostro tempo. L’immagine me­ravigliosa dell’incontro tra un frate e Cristo, tra una creatura dell’aldiqua e il padrone della mor­te e della sanità. Una storia fantastica e catarti­ca capace di stupirci e di darci speranza.
FONTE: www.avvenire.it (24.4.08, p.1)

IL FASCINO DEL FRATE DI PIETRELCINAultima modifica: 2008-04-24T12:15:17+02:00da borgosotto
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