VI domenica di Pasqua (27.4.07)

domenica 27 aprile 2008

FONTE: www.gioba.it

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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui»
(dal Vangelo di Giovanni 14,15-21)

“L’essenziale è invisibile agli occhi” è il segreto che la volpe consegna al piccolo Principe dopo che quest’ultimo l’ha addomesticata e tra loro è nato il legame indissolubile dell’amicizia vera.
Mi è venuto in mente questo passo del famoso libro “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry, mentre riflettevo sulle parole che Gesù consegna ai suoi discepoli nell’ultima cena, poco prima di esser crocifisso.
Il lungo e difficile cammino che Gesù ha compiuto con i suoi discepoli ha portato ad un “addomesticamento” reciproco, come quello che è narrato nel libro di De Saint-Exupéry. Gesù è legato ai suoi discepoli che chiama amici, e loro sono legati a lui e tra di loro (“amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati”). Questo legame da li a poco, come racconta il Vangelo, affronterà la prova terribile della morte e il mistero della resurrezione. Ma non si spezzerà. Da parte di Gesù c’è la promessa che l’amicizia non verrà meno: il dono dello Spirito Santo è proprio questo.
Ma, come dice la volpe al piccolo principe, “non si vede bene che con il cuore”.
E’ il cuore la sede dove possiamo riconoscere che Gesù non ci ha abbandonati e che il legame stabilito con i suoi discepoli non si è spezzato nonostante il passare dei secoli e le tante fragilità e limiti dei cristiani dall’inizio fino ad oggi.
E’ nell’amare l’altro e nel farsi amare che questo Spirito Santo diventa visibile. Non è principalmente nelle forme esterne e neppure nella perfezione di riti religiosi che si manifesta questo legame di amicizia eterna che lo Spirito Santo di Dio mantiene in noi con Gesù. Abbiamo sempre la tentazione umanissima di cercare nella forma e nel rito il modo vero e definitivo per comunicare con Dio. Ma il Vangelo ci porta in un’altra direzione, anzi, ci porta all’interno delle forme e dei riti. Essi sono certamente necessari, ma sono li proprio a ricordare a noi Chiesa che l’essenziale è il comandamento dell’amore.
Infatti per chi è superficiale il crocifisso è solo un coraggioso ma che ha fallito i suoi piani. Per chi è superficiale gli insegnamenti di Gesù sono forse belli per un attimo ma alla fin fine limitano la vita. Per chi è superficiale la carità è solo questione di organizzazione, di mezzi e di risultati, mentre il contatto umano personale è solo perdita di tempo…

Chi invece cerca l’essenziale della fede vede che Gesù proprio morendo ha dimostrato di esser potente nell’amore. Chi vede con il cuore, si è capace di sacrificio, anche con la morte se occorre, perché sa che la vera vita è solo in Dio e per Lui vale la pena rinunciare a quello che il mondo ritiene irrinunciabile. Chi si lascia guidare dallo Spirito sente che ogni singolo incontro con un altro è sempre importante anche se questi è povero e diverso da me. Chi si lascia guidare dallo Spirito avverte che tutto ciò che comanda il vangelo è via di libertà e strada di felicità.
La Chiesa, comunità degli amici di Gesù vivente, diventi davvero una “palestra” dove ci si allena ad affrontare la vita con uno sguardo profondo e con il cuore grande che il Paraclito dona ai singoli credenti.
Lo Spirito Santo è invisibile agli occhi, ma con una vita vissuta nell’amore riusciamo a vederlo.

Giovanni don

per il brano completo dell’incontro del piccolo principe con la volpe andate all’indirizzo qui sotto.
Troverete tutto il testo de “il Piccolo Principe”. Al capitolo 21 c’è quello della volpe.
http://www.odaha.com/littleprince.php?f=Italiano

VEDI ANCHE:

«Se» apriamo il nostro cuore a Gesù

di Ermes Ronchi (www.avvenire.it 24.4.08)

 « Se mi amate…». Gesù chiede di dimorare in quel luogo da cui tutto ha origi­ne, da cui tutto parte, in cui tutto si decide e che tutte le religioni chiamano «cuo­re ». Entra nel mio luogo più importante e intimo, nel vero santuario della vita. Ma lo fa con estrema deli­catezza, perché tutto si tie­ne alla prima parola: «se».
  «Se mi amate». Un punto di partenza così umile, così fragile, così libero, così fi­ducioso, così paziente: se. Nessuna minaccia, nessu­na costrizione. Puoi acco­gliere o rifiutare, in piena li­bertà. Se ti fai lettore atten­to del Vangelo non potrai però sfuggire all’incanta­mento per Gesù uomo li­bero, parola liberante.
  «Se mi amate osserverete». La vera molla che spinge a compiere in pienezza un’o­pera
è l’amore. L’esperien­za quotidiana lo conferma: se c’è la scintilla dell’amo­re ogni atto si carica di una vibrazione profonda, di un calore nuovo, conosce una incisività insospettata.
  «Il Padre vi darà un altro Soccorritore e sarà con voi… presso di voi… in voi». In un crescendo mira­bile Gesù usa tutte le pre­posizioni che dicono co­munione. Dio vive in me, in me ha termine l’esodo di Dio. Se io penso al Signore non penso a qualcosa che ho incontrato in un libro, fosse pure il Vangelo, ma ad una storia che continua fi­no al presente e «non è an­cora finita»: la storia della
comunione con una perso­na viva, la storia del suo es­sere ‘in’ me. Le parole decisive del bra­no di Giovanni sono: Voi in me e io in voi. Sosto nella percezione di essere «in» Dio, immerso in Lui, tralcio nella madre vite, goccia nella sorgente, raggio nel sole, respiro nell’aria vita­le. Allora ti carichi di una linfa, di un’acqua, di una fiamma che faranno della tua fede visione nuova, in­cantamento, fervore, poe­sia, testimonianza viva.
  «Non vi lascerò orfani». Or­fano è parola legata all’e­sperienza della morte e del­la separazione, ma Gesù è enfasi della nascita e della
comunione. Altri partiran­no da altri presupposti, io riparto da Cristo e dal suo modo di liberare, di gene­rare, di porre luce e cuore su ciò che nasce e mai su ciò che muore: amare è non morire. Lo ripete anche og­gi: «Perché io vivo e voi vi­vrete ». Piccola frase che rende conto della mia spe­ranza. Io appartengo a un Dio vivo e Lui a me. E que­ste parole mi fanno dolce e fortissima compagnia: ap­partengo a un Dio vivo, a­mare è non morire.
 (Letture: Atti degli Apostoli 8,5-8.14-17; Salmo 65; 1 Pietro 3,15-18; Giovanni 14,15-21)

VI domenica di Pasqua (27.4.07)ultima modifica: 2008-04-24T12:20:00+02:00da borgosotto
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