Corpus Domini (25.05.08)

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Dopo la celebrazione del mistero centrale della nostra identità cristiana, la fede nel Dio Uno-Trino, la liturgia ci invita a riflettere sull’altro caposaldo della nostra fede: la PRESENZA del nostro Signore Gesù Cristo nell’EUCARISTIA, “culmine e fonte”, secondo il Vaticano II, della nostra fede e di tutti i sacramenti.

L’EUCARISTIA è come un DIAMANTE: possiamo ammirarlo dalle diverse sfaccettature e da ogni sua parte potremmo vedere la luce rifrangere formando colori diversi.

– l’EUCARISTIA ci parla infatti di MEMORIALE, concetto biblico che indica l’ATTUALIZZAZIONE di un evento passato nel presente, di BANCHETTO, di COMUNIONE, di UNITA’, di VITA ETERNA…

– Gesù stava vivendo i suoi ultimi giorni, era consapevole dello sbocco tragico che la sua vita stava prendendo. Nell’ultima CENA inventa qualcosa di geniale per far comprendere cosa stava per avvenire (per dare cioè una chiave di lettura a quegli eventi tragici) e soprattutto per garantire ai suoi discepoli la sua presenza in eterno: prende del pane e del vino, cibi semplicissimi che sono a disposizione di tutti, spezza il pane e condivide il vino (facendo intuire che allo stesso modo il suo corpo e il suo sangue sarebbe stato spezzato e versato per tutti loro) e, pregando il Padre con parole di ringraziamento e di benedizione, afferma che quel pane e quel vino SONO il suo corpo e il suo sangue, invita tutti a prendere parte, con una estrema concretezza, alla sua vita, comanda di ripetere questi gesti per il futuro affidandoli ai suoi apostoli. E dice: “fate questo in memoria di me”, dove la memoria non è il semplice ricordarsi, ma rendere attuale, presente un evento del passato. Dunque:

– l’EUCARISTIA è innanzitutto un CIBO: rimanda al nostro BISOGNO di sfamarci per poter vivere. E’ una prima dimensione materiale che a sua volta rimanda a molteplici conseguenze: di cosa ci cibiamo, come sfamiamo i nostri bisogni, come lo facciamo?

– l’EUCARISTIA è PRESENZA di Gesù: una presenza viva, efficace, che possiamo toccare e fare nostra. Una presenza che, certo, richiede FEDE: cioè una adesione con la nostra vita. Una presenza che possiamo contemplare, adorare, pregare.

– l’EUCARISTIA è un BANCHETTO (e Gesù lo descrive spesso come un banchetto NUZIALE): siamo COMMENSALI dello stesso banchetto, parenti stretti dello sposo invitati per prender parte della sua gioia.

– l’EUCARISTIA è lo strumento per entrare in COMUNIONE con Lui (e in Lui con il Padre per mezzo del suo Spirito) e con i FRATELLI/SORELLE: a partire da coloro che condividono il nostro stesso cibo e siedono a tavola con noi per arrivare alla comunione con ogni individuo che, comunque, partecipa dello stesso amore del Padre ed è da lui atteso perché partecipi al banchetto. Lo ricorda S.Paolo: “poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane”.

– l’EUCARISTIA ci SFAMA e insieme ci invita a CONDIVIDERE: “date voi stessi da mangiare” dice agli apostoli nel miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci: pochi pani e pochi pesci, se condivisi, superano il bisogno della folla (ne avanzò diversi cesti). Anche oggi lo scandalo della fame nel mondo cozza con i nostri consumi abnormi (superiori ai bisogni reali), ai nostri sprechi e alla nostra indifferenza.

– l’EUCARISTIA ci rende COEREDI della vita divina che è vita eterna, piena, beata: chi condivide la stessa carne e lo stesso sangue è

Come è avvenuto domenica scorsa per la solennità della SS.Trinità, le letture non ci parlano in modo diretto del mistero che la liturgia mette al centro, eppure offrono degli spunti importanti che ci permettono di andare in profondità:

– l’EUCARESTIA è, come dice l’etimologia della parola, RINGRAZIAMENTO. Si può ringraziare Dio solo facendo MEMORIA di quello che ha compiuto per noi (dove noi siamo parte di una storia che ci precede e ci riguarda):

1.      Dt 8,2-3.14-16

“Ricordati” di tutte le meraviglie che Dio ha compiuto per te, che sei suo figlio e suo popolo: ciò che ha fatto nella tua storia e nella storia di tutta l’umanità.

Così tu moglie/marito, ricordati dell’amore che vi ha unito, dei momento belli che avete vissuto insieme: non lasciarti scoraggiare e sopraffare dalle difficoltà odierne, dai momenti di prova. Hai provato la fame di rapporti autentici, lo scoraggiamento di una monotonia che sembra priva di senso, dello stress che ti imprigionava nelle cose da fare. Tutto ciò, il bene e il male vissuto, sia monito perchè non ti adagi alla superficie, non ti accontenti di una bassa mediocrità: non di solo pane vive l’uomo, ma di quanto esce dalla bocca del Signore: promesse e speranze di un mondo migliore, di rapporti d’amore, di un senso pieno che ti spinga a cercare oltre te stesso. Non sei nato per vivere schiavo dei tuoi bisogni e delle tue paure: Dio ti ha già dissetato e sfamato con un’acqua e bevanda nuova.

“Ricordati”: il MEMORIALE è la dimensione centrale della celebrazione eucaristica. Esso è “fare memoria perchè tale evento del passato si attualizzi oggi in noi che lo celebriamo”. E’ dunque condizione del ringraziamento/eucaristia: Dio ha operato, continua ad operare ed opererà grandi cose per noi.

2.      Gv 6.51-58

Vero/vivo/eterno sono per Giovanni sinonimi: l’EUCARISTIA, corpo e sangue di Gesù, è il “pane vivo” che comunica “vita eterna”, senza il quale “non avrete in voi la vita”, ma col quale “dimoriamo” in lui e lui in noi.

“COME il Padre (cioè allo stesso modo del Padre!), che è l’origine della vita, ha mandato me ed io vivo PER il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà PER me”.

Si noti il PER che indica il fine della vita: vivere per mezzo, ma anche al fine di stare con lui, dedicare ogni cosa a lui.

Il bisogno primario dell’uomo di vivere e dunque di sfamarsi e dissetarsi viene sublimato in un bisogno di vita eterna, piena (di significato): ciò che può sfamare e dissetare questo bisogno è solo Dio, solo un “pane vivo disceso dal cielo” e offerto a noi perchè possiamo “divinizzarci”, vivere anche noi in “modo divino”: eterno, pieno, bello…

Alla domanda dei Giudei (“Come può costui darci la sua carne da mangiare?”) a cui Gesù sembra non rispondere, la risposta è sempre l’amore: chi ama si mette a disposizione dell’altro, perchè possa vivere felice. Chi ama in modo divino dà tutto se stesso (carne e sangue) per l’altro, si offre totalmente, perchè l’altro possa vivere in pienezza (nella gioia che non ha fine, non è destinata a terminare fugacemente fra poco tempo).

“Ricordati” allora fino a che punto sei amato, qual’è la tua condizione: uomo chiamato alla comunione con Dio e con gli altri, sfamato e dissetato non per placare un bisogno che fra poco tornerà a farsi sentire con forza, ma per renderti capace di vivere in modo divino, di accogliere il dono di tale vita, per vivere tale vita.

Apparteniamo a Dio: siamo suoi eredi. La sua presenza è ora dentro di noi, carne della nostra carne, sangue del nostro sangue: a noi testimoniarlo, renderlo vivo e vivificante anche per coloro che non lo hanno “gustato”, “interiorizzato”, “accolto in loro”.

3.      1° Cor.10,16-17

L’EUCARISTIA è COMUNIONE e il “fine” di Dio è “comunicare la sua comunione”, essere in comune-unione con noi e renderci uniti tra noi con lui, condividere il suo amore rendendoci capaci di amare “come” lui ci ha amati. E’ un’impresa “divina” impossibile all’uomo, ma non a Dio.

Per questo non possiamo privarci dell’EUCARISTIA, di questa presenza che è alimento per il nostro cammino, spinta per andare avanti, giorno per giorno.

Siamo DEGNI di ricevere l’Eucaristia? Sicuramente no! Ma possiamo privarcene tranquillamente? Sicuramente no! Non possiamo accostarci ad essa come se nulla fosse, senza renderci conto del dono prezioso che costituisce, ma allo stesso modo non possiamo privarcene così come non possiamo fare a meno di mangiare.

p.Stefano Liberti (la vignetta è tratta dal sito www.gioba.it )

Corpus Domini (25.05.08)ultima modifica: 2008-05-23T16:55:00+02:00da borgosotto
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