Diavolo: quando si dice il male in persona

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di Renzo Lavatori, Docente di Teologia dogmatica presso la Pontificia Università Urbaniana

fonte: http://www.sanpaolo.org/letture/0806let/0806le06.htm (Letture, giugno-luglio 2008)

Lontano da Dio per libera scelta, vuole che anche l’uomo si sottragga alla grazia celeste, ma i suoi interventi possono diventare occasione di maturazione della fede. Ritratto di un essere dalla natura sfuggente e dai fini perversi.

Dubitare dell’esistenza di Satana come soggetto concreto e individuale è una questione sorta, in ambito cattolico, dopo il Concilio Vaticano II. Alcuni teologi – Duquoc in Francia, Semmelroth in Germania, Schoonenberg in Olanda – si sono posti la domanda se Satana esiste realmente o è solo un genere letterario biblico per indicare il male. La questione era già sorta, in ambito filosofico e scientifico, da parte dell’empirismo inglese, in particolare con Il Leviatano di Thomas Hobbes, dove si afferma la sostanziale impostazione simbolica delle affermazioni sugli esseri spirituali, che non possono essere oggetto della conoscenza umana, limitata alla sola esperienza sensibile.

In area cattolica il primo teologo a negare l’esistenza di Satana è il tedesco Herbert Haag con La liquidazione del diavolo (1970). A lui seguirono altri pensatori e alcuni suoi discepoli: in America il teologo Henry A. Kelly con La morte di Satana (1968), mentre in Italia l’ex monaco-abate Giovanni Franzoni si è posto sulla medesima linea con un libretto del 1986 – Il diavolo mio fratello – dove sostiene che non esiste la “persona” del diavolo, ma che egli viene piuttosto “impersonato” dagli individui che ci vivono accanto. Tuttavia la maggior parte dei teologi cattolici (Rahner, von Balthasar, Auer, Ratzinger, Balducci) sostengono la validità della dottrina demonologica, sebbene purificata da concezioni talora arbitrarie e fantasiose, invitando a uno studio più attento al messaggio biblico, e allo sviluppo culturale e scientifico lungo la storia della Chiesa. Nel 1995, infine, ne Il demonio mito o realtà? il teologo francese René Laurentin ha difeso con forza la realtà della possessione diabolica e dell’azione esorcistica di Gesù.

Anche l’insegnamento recente dei pastori della Chiesa si è pronunciato più volte in merito. Il Concilio Vaticano II espone 18 frasi sulla realtà e l’opera del diavolo. Papa Paolo VI si è soffermato in modo esplicito sulla questione: due volte nel 1972 e una seconda nel 1977, quando manifestò l’impressione che «da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio». Similmente Giovanni Paolo II, in due catechesi del 1986, ripropose le tesi essenziali della dottrina, poi ribadite dal nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica (1992).

Una prima questione riguarda l’origine dei demoni, creati da Dio quali esseri angelici e – in quanto tali – buoni. La loro malvagità non trova la causa in Dio, ma unicamente in una loro libera scelta (Concilio Lateranense IV del 1215): sono creature a tutti gli effetti e non possono essere considerati come dèi o semidei, perché hanno i limiti degli enti creati e dipendono dal loro Creatore. Ci si chiede quale sia stata la loro colpa. La prima ipotesi fu un peccato carnale, in conformità alla tradizione legata ad Enoc, secondo cui gli angeli si sarebbero uniti alle figlie degli uomini, generando giganti malvagi (Gen 6,1-4). Ben presto i pensatori cristiani si orientarono verso altre spiegazioni, basandosi in particolare sul testo di Sap 2,24 dove si afferma che «la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo»: forse l’invidia per Adamo? Anche quest’opinione venne abbandonata per far posto all’idea di un peccato di superbia e di ribellione a Dio, sostenuta unanimemente dai pensatori cristiani dopo Origene: inebriatosi per la propria perfezione spirituale (Ez 28,12-19), Lucifero non avrebbe più accettato la propria condizione di creatura, rivoltandosi contro il suo Signore. Si parla quindi giustamente del peccato angelico come di uno stato di alienazione, cioè di un essere che non è più se stesso né accetta di relazionarsi agli altri e di comunicare con loro, ma rimane irrigidito nel proprio egoismo e orgoglio.

Circa la loro pena si ritiene che i demoni siano stati condannati subito dopo il loro peccato, ma non in maniera definitiva, così che possono ancora operare nel mondo. Solo nel giudizio finale saranno puniti con “fuoco eterno”. La natura di questo fuoco ha – secondo alcuni – consistenza fisica, mentre altri propendono per una realtà spirituale. Le due interpretazioni non si contraddicono: oggi la Chiesa ritiene che si tratta sia di una sofferenza sensibile esteriore, sia di un inasprimento e turbamento dello spirito.

Intento principale del diavolo è allontanare l’uomo dal suo rapporto con Dio e, di riflesso, con gli altri, con se stesso e con il mondo. Secondo i Padri della Chiesa sono sempre i demoni a causare malattie e sciagure naturali, inventare magia e astrologia, scimmiottare i riti cristiani, incitare all’idolatria, all’eresia, al peccato. Tuttavia è altrettanto chiaro che la loro azione non è illimitata, in quanto creature sottomesse alla volontà divina. Ugualmente si deve supporre che alle azioni malvagie dei demoni si contrappongono gli interventi di altri angeli in difesa e protezione dell’uomo. Soprattutto – e quest’idea è ben salda nella dottrina cattolica – i demoni non possono costringere la libertà umana.

Un’ultima considerazione scaturisce dal primato di Cristo con la sua opera redentrice, evento capitale della vittoria contro Satana. Tale opera stabilisce inoltre un capovolgimento: il male stesso può diventare occasione di crescita e di maturazione nella fede, e trasformarsi in momento salvifico se vissuto in unione all’atto redentore di Cristo. La potenza demoniaca non solo non ha più forza contro il cristiano, ma si fa strumento di gloria e di santità, com’è avvenuto per numerosi testimoni dell’ascesi e della spiritualità.

Diavolo: quando si dice il male in personaultima modifica: 2008-06-04T15:59:04+02:00da borgosotto
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