Perché non sfondiamo tra i cattolici

di Giorgio Tonini

in “Europa” del 7 giugno 2008

C’è un dato davvero clamoroso nella ricerca Ipsos sui cattolici e il voto, presentata nei giorni scorsi a Roma da Paolo Segatti e da Paolo Natale: tra i cattolici praticanti (il 31 per cento degli elettori italiani), non solo non si trova quasi più traccia di nostalgia del centro, ma c’è una voglia di semplificazione tendenzialmente bipartitica del quadro politico, ancor più accentuata rispetto all’universo dell’elettorato italiano. Secondo Ipsos solo il 6,6 per cento degli italiani che dichiarano di andare a messa tutte le domeniche ha votato per l’Udc, un punto in più del consenso che il partito di Casini ha strappato all’elettorato nel suo insieme (il 5,5 per cento), tre decimali in meno della Lega, che tra i praticanti raccoglie il 6,9, peraltro un punto e mezzo in meno della sua cifra elettorale complessiva (8,4). In cambio, quasi l’80 per cento dei praticanti, contro poco più del 70 dell’universo degli elettori, ha scelto Pdl o Pd. A riprova che la “gioia” espressa da papa Ratzinger per la “nuova stagione” che si è aperta nella politica italiana, è un sentimento provato non solo nei palazzi vaticani, ma anche in larghissima parte delle parrocchie italiane.

2. Il secondo dato che emerge dalla ricerca Ipsos è che nella polarizzazione quasi bipartitica del voto dei praticanti, la vittoria del Pdl è netta, ma non schiacciante: il 43,6 per cento ha votato il partito di Berlusconi, contro il 35,3 che ha preferito quello di Veltroni. Non è una novità della politica italiana. I “cattolici moderati” sono sempre stati più numerosi dei “cattolici democratici”, per usare una demarcazione introdotta un secolo fa da Sturzo. Colpisce semmai che entrambi i partiti abbiano ottenuto più voti in questo segmento dell’elettorato, rispetto alla cifra complessiva: +6,5 per cento nel caso del Pdl, +3,1 per cento nel caso del Pd. Il dato del Pdl dice che questo partito è ormai considerato tranquillamente abitabile dai cattolici moderati: la “legittimazione” Berlusconi non l’ha avuta da nessun patto di potere con le gerarchie, ma dal voto di una larga maggioranza relativa del popolo dei fedeli. A sua volta, il dato del Pd, pur nella sconfitta, è tanto più significativo, se si considera la presenza dei radicali nelle nostre liste e la concorrenza dell’Udc, deliberatamente spinta “a sinistra” dagli strateghi del Pdl: una tattica che pare abbia dato i suoi frutti, almeno stando ai dati sui flussi pubblicati nei giorni scorsi, che raccontano di un cedimento di voto Udc verso il Pdl, compensato a favore del partito scudocrociato da voti ex-Udeur ed ex-Margherita. Nonostante tutto ciò, il Pd ha raccolto più voti tra i cattolici praticanti che nell’universo della popolazione italiana. E ha dato vita ad una spettacolare rimonta, anche e soprattutto in questo segmento di elettorato, se si considera che nella primavera-estate 2007, sulla base dei dati Ipsos, le intenzioni di voto per il Pd erano sprofondate al 20 per cento: 15 punti di recupero in meno di un anno sono un risultato che si commenta da sé.

3. Il terzo dato significativo è che il Pd è di gran lunga il primo partito sia tra i non praticanti, che soprattutto tra i non credenti: due segmenti che pesano ciascuno poco meno di un quarto dell’elettorato italiano. Il 38,1 per cento dei non praticanti ha votato Pd (quasi 5 punti in più della nostra cifra elettorale complessiva), contro il 34,4 che ha scelto il Pdl. E ben il 50,2 per cento dei non credenti ha votato per noi: quasi il doppio del 25,8 che ha scelto il Pdl. Al contrario, solo il 23 per cento dei praticanti “saltuari”, secondo l’Ipsos, ha votato il partito di Veltroni, contro il 47 per cento che si è espresso per quello di Berlusconi. Questo terzo segmento, che a sua volta pesa per quasi un quarto dell’elettorato complessivo, va tenuto particolarmente d’occhio: sia perché è l’unico segmento nel quale il Pd raccoglie una percentuale di voto inferiore a quella complessiva; sia perché sembra essere un segmento in espansione. Si tratta del segmento costituito da coloro che frequentano poco la chiesa, ma le riconoscono una funzione di agenzia educativa, di presidio ai valori morali, giudicati essenziali alla tenuta della società. Dall’incrocio di tutti questi dati, emerge una composizione assai diversa degli elettorati Pdl e Pd: due terzi del Popolo della libertà frequenta la messa domenicale abitualmente o saltuariamente, mentre il 57 per cento degli elettori democratici o non crede o comunque non va mai in chiesa.

4. Dal quadro, in verità molto interessante, proposto dall’Ipsos, si possono trarre alcuni spunti utili al dibattito sulla strategia che il Pd deve darsi per contendere al Pdl il primato elettorale nel paese. Il primo, il più evidente, è che di tutto abbiamo bisogno, tranne che di una accentuazione del profilo “laicista” del partito. È difficile immaginare, dato il nostro già fortissimo primato, una significativa espansione del voto al Pd tra quella metà degli italiani che si definiscono non credenti o non praticanti. E anche qualora fosse realistica, non sarebbe comunque auspicabile per il paese un’accentuazione della connotazione del bipolarismo politico italiano in chiave guelfi-ghibellini, laici-cattolici, religiosi-antireligiosi. Neppure dal punto di vista della laicità della politica, che sta traendo invece grande giovamento dalla mescolanza di credenti e non credenti nei due grandi partiti italiani. Sia detto con tutto il rispetto per Tamburrano: sotto questo profilo, l’intuizione di Togliatti si è rivelata assai più lungimirante della visione di Nenni. E sarebbe preferibile non venisse abbandonata, come punto di riferimento politico- culturale, dai democratici che vengono da sinistra.

5. Il secondo spunto è che abbiamo invece bisogno di darci una strategia di espansione del Pd nell’elettorato cattolico, nel quale siamo ben insediati, ma ancora minoritari, così come è minoritaria la componente cattolica nel nostro elettorato, al contrario (se sommiamo praticanti regolari e saltuari) dell’elettorato nel suo insieme. Un elemento di questa strategia può e deve essere un dialogo ravvicinato con l’Udc, che ha visto mutare profondamente, alle ultime consultazioni, la composizione del suo elettorato. Allearci con i cattolici popolari alla Pezzotta e quelli liberali alla Tabacci, o rendere il nostro partito abitabile e attraente per loro (a seconda di quale sarà la scelta strategica dell’Udc) è obiettivo buono e giusto, da perseguire con determinazione. E tuttavia, sulla base dei numeri, è anche obiettivo tutt’altro che sufficiente. La chiave per un’espansione del Pd nell’area cattolica è leggere con attenzione il segnale che ci trasmette quel deficit di capacità nostra di rappresentanza dei praticanti “saltuari”. È difficile non leggere in quel segnale una difficoltà grande di noi cattolici democratici. Non solo siamo di meno dei cattolici moderati: è sempre stato così. Ma siamo diventati meno capaci di creare attorno a noi un alone di interesse, attenzione, consenso. Non a causa del Pd, attenzione. Anzi, è vero l’inverso: grazie al Pd abbiamo cominciato ad invertire una tendenza alla frammentazione che ci stava portando all’irrilevanza. Il fatto è che per ogni praticante “saltuario”, che guarda con ammirazione alla chiesa per il suo ruolo “sociale” nel campo dell’accoglienza e del volontariato, ce ne sono due che ritengono più importante la sua funzione educativa, di argine contro la deriva nichilista della modernità. Un “segno dei tempi” col quale dobbiamo fare i conti, memori dell’insegnamento di Moro ad amare e servire il tempo che ci è dato di vivere. Accettando di misurarci, senza chiusure settarie o elitarie, con le questioni radicali che inquietano la coscienza popolare e che per ciò stesso sfidano la nostra intelligenza e la nostra passione politica. Produrre sintesi nuove, tra cultura della solidarietà nella sicurezza e cultura della libertà nella responsabilità, è il cimento al quale siamo chiamati noi democratici: da un voto, quello dei cattolici, che ancora una volta, nella storia italiana, parla del paese e al paese nel suo insieme.

Perché non sfondiamo tra i cattoliciultima modifica: 2008-06-08T10:56:21+02:00da borgosotto
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