Quante divisioni ha la Chiesa? (E.Bianchi)

di Enzo Bianchi

in “La Stampa” del 7 giugno 2008

I libri divulgativi di storia contemporanea – tutt’altra cosa dagli instant books che solleticano i pruriti del momento – sono preziosi perché forniscono chiavi di letture di eventi, persone e gruppi sociali che nell’informazione quotidiana sono trattati schematicamente con comode suddivisioni di campo e schieramento. Compito non facile, però, quello di resistere alla tentazione di analisi sociologiche slegate dai dati storici, anche perché questi ultimi sovente pongono più interrogativi di quelli che risolvono e, quindi, non sono spendibili nell’immediato. Ma quando lo storico non si accoda all’opinione corrente ma analizza con cura e perspicacia le fonti documentali, quando non cede alle proprie simpatie o sensazioni ma scruta gli eventi con oggettività unita a passione, allora il risultato che offre ai lettori è ricco e stimolante, valida pezza d’appoggio di un approfondimento capace di abbracciare altre discipline, come quella sociologica o filosofica o teologica. Se ne ha un esempio nella Breve storia dei movimenti cattolici curata da Massimo Faggioli per Carocci (pp. 150, e 13).

Il ricercatore della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna non si limita a passare in rassegna la galassia dei movimenti ecclesiali noti e meno noti in Italia e nel mondo – dai Legionari di Cristo a Comunione e Liberazione, dall’Opus Dei ai Focolari, dalla Comunità di Sant’Egidio ai Neocatecumenali – ma approfondisce l’analisi ripercorrendo il sorgere del fenomeno stesso dei movimenti cattolici fin dalla fine del XIX secolo.

In questo modo si coglie meglio la continuità/svolta rappresentata dal Vaticano II e la conseguente «nascita dei movimenti, oltre l’Azione cattolica», il diversificarsi delle tipologie dei movimenti stessi, il loro porsi al cuore e ai margini della Chiesa. Un’analisi attenta, senza pregiudizi, giocata sul registro simbolico delle «divisioni della Chiesa», termine volutamente ambivalente: sono le milizie specializzate, sulla consistenza numerica delle quali si interrogava sarcasticamente Stalin, oppure sono i gruppi di militanti che caratterizzandosi fortemente tendono a «dividere», per il bene e per il male, la compagine ecclesiale? Forse l’interrogativo più interessante è quello che l’autore pone come falsariga di un percorso che partendo da Leone XIII giunge fino all’attuale pontificato: «Vale la pena di domandarsi se questo fenomeno non sia la spia di un mutamento della cattolicità, e di alcune sue particolari “avanguardie” e “retroguardie”. E’ uno sforzo necessario da compiere, di fronte a una società più refrattaria al linguaggio di fede, in cui “credere” e “appartenere” non sono più coestensivi, bensì due insiemi diversi, in cui l’appartenere non presuppone sempre un credere, e il credere non sempre si tramuta nell’appartenere». Interrogativi che vanno ben al di là dell’ attualità quotidiana e dello spazio ecclesiale.

Quante divisioni ha la Chiesa? (E.Bianchi)ultima modifica: 2008-06-08T10:59:37+02:00da borgosotto
Reposta per primo quest’articolo