Undicesima del Tempo ordinario (15 giugno)

Matteo (9,36-10,8) In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe!». […] I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.

IL MIO POPOLO e la Messe

C’è un senso di appartenenza al Signore che unifica le letture: il Creatore ha creato e liberato dalla schiavitù il SUO popolo, lo guida e lo ama non come un regnante, ma come un Padre che ha a cuore ogni suo figlio, che prova CON-PASSIONE (non compatimento) per i figli più deboli, come un PASTORE che guida le pecore perché trovino pascolo, come un’AQUILA che porta i suoi piccoli sulle sue grandi ali.

Alla base di questa appartenenza c’è una ALLEANZA, un patto che Dio stipula con il suo popolo: seguitemi, siate fedeli (cioè non seguite altri dei) e vedrete che sarete un popolo felice, una STIRPE SANTA, cioè consacrata a Dio, un popolo di SACERDOTI, cioè di persone che si fanno mediatori tra Dio e gli altri.

Ma come il bambino che sente l’impulso di provare il male, così il popolo ha continuato ad infrangere questa alleanza che Dio ha continuato a RINNOVARE con i suoi portavoce, i PROFETI.

L’ultima alleanza, quella che noi cristiani consideriamo DEFINITIVA, è quella rinnovata da Gesù Cristo, ultimo e a pieno titolo PORTAVOCE di Dio, in quanto suo FIGLIO.

Come il POPOLO DI DIO nasce dall’alleanza tra i 12 figli di Giacobbe considerati ciascuno capostipiti di una tribù, così la NUOVA ALLEANZA nasce dalla scelta di 12 apostoli, capostipiti del NUOVO POPOLO, non più tale per nascita e discendenza, ma per chiamata e adesione di fede.

Questo POPOLO trova in Gesù il suo FONDATORE e MODELLO: un uomo che ha COMPASSIONE della sua gente, capace cioè di SOFFRIRE CON CHI SOFFRE (e quale capo politico può dire altrettanto?), capace di vedere lo SBANDAMENTO a cui sono sottoposti, come pecore senza pastore, stanche e disperse, senza direzione, incapaci di trovare vero nutrimento. Per questo ne sceglie 12 e li invia con pieni poteri perché siano capostipiti di un nuovo popolo: 12 uomini con tanti difetti, capaci però (non sempre e non tutti) di lasciar agire Dio in loro.

La Chiesa , questo nuovo popolo di Dio, è opera insieme divina e umana, fatta di santi e al contempo peccatori, “piccolo gregge” inviato nel mondo, la grande MESSE, cioè il grande campo abbandonato, ma pronto per la raccolta.

Mancano operai e Gesù ci invita a pregare il Padre perché ne mandi a sufficienza per tutto il mondo. Perché pregare? Perché non ci pensa da solo a far sorgere pastori, operai? Perché Dio può tutto, ma nulla fa senza la collaborazione dell’uomo, suo patner, senza il suo consenso e la sua adesione: è questo il senso di una alleanza: entrambi devono rispettare il patto!

Pregare è entrare nell’adesione alla volontà di Dio, lasciare spazio in noi perché agisca attraverso di noi.

Gesù ci offre il modello di questa adesione: in ogni momento cerca contatti di amicizia con tutti, agisce nei confronti degli emarginati perché possano rientrare in questa comunione, non fa differenza di persone, non conta la razza, l’origine, il mestiere.

Gesù, come per gli apostoli, ci chiama a sé perché Lui è il centro del nuovo popolo e ci invia con i suoi poteri perché portiamo la sua parola, non la nostra, il suo agire, non il nostro.

Che poteri abbiamo? Quello potentissimo di amare, di perdonare, di aiutare, di sanare. Non siamo in grado di resuscitare e di guarire dalle infermità? Lo siamo se consideriamo il peccato, il male come la malattia e la morte: possiamo dire di no al peccato, contrastarlo, liberarci e liberare da esso. Basta lasciar agire Dio in noi ricordando sempre che “gratuitamente abbiamo ricevuto e allo stesso modo, senza interessi personali, dobbiamo dare”, senza fare tanti calcoli, senza cercare il proprio tornaconto. Perché solo donando a nostra volta continueremo a ricevere, solo amando continueremo a sentirci amati e in comunione con Dio che è Amore.

p.Stefano Liberti

Undicesima del Tempo ordinario (15 giugno)ultima modifica: 2008-06-13T22:40:00+02:00da borgosotto
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