XII domenica del T.O. (22.06.08)

Matteo (10,26-33) In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati».
  Tre volte Gesù ripete: “Non abbiate paura”. A me viene da domandarmi: di cosa (o di chi) abbiamo paura? Forse ciò che Gesù dice vale per gli uomini del suo tempo, ma non per noi uomini del 2000 e del ricco occidente che ci siamo assicurati con la scienza e la tecnica una vita lunga e pacifica, che abbiamo formule di assicurazione e di prevenzione che ci mettono al riparo da ogni tipo di rischio e di eventualità nefasta. Eppure la paura è parte della nostra esistenza ed è spesso causa di tante ansie e angosce: paura del diverso, dello straniero, paura della malattia e della morte, paura di non essere amati, accettati, paura di rimanere soli. Da qui la tendenza, soprattutto degli adolescenti, di legarsi ad un gruppo a tal punto spesso di mettere a rischio la nostra identità, le nostre peculiarità, perché è più importante essere accettati: da qui la moda, anche quella “controcorrente” (avete notato come ci si può vestire “strani”, ma a patto che lo facciano anche gli altri?), il seguire il gregge, anche quando pratica vie che non condividiamo (lo fanno tutti, allora devo farlo anch’io). Da qui la paura di mostrarsi cristiani, perché rischio di apparire bigotto, sfigato, diverso: anche in una società come la nostra in cui il cristianesimo è la religione maggioritaria, si ha paura di mostrarsi per quello in cui crediamo: in nome del relativismo, della tolleranza, del laicismo…si è cristiani, quando và bene, all’interno della Chiesa, nell’ora della Messa settimanale, ma fuori si dimenticano presto fede e valori cristiani, segni che hanno da secoli caratterizzato la nostra appartenenza e ci richiamano a quel riferimento che dovrebbe essere imprescindibile: chi di noi si ricorda di fare il segno della croce passando davanti ad una Chiesa, benedire la tavola prima di mangiare, consultare la Bibbia prima di venire a Messa…? Sogni segni esteriori che rischiano di apparire formali e ipocriti, ma che, se fatti con coscienza, ci richiamano ad una appartenenza, ad un affidamento, ad una figliolanza che può renderci persone più serene. Ricordarci costantemente che c’è un Dio accanto a noi che è come e più di un Padre, perché ci ama nonostante le nostre infedeltà, ci guida, ci sostiene e mai ci obbliga a fare ciò che non vogliamo e non sentiamo. “NON ABBIATE PAURA degli uomini! Non nascondete davanti agli altri la vostra fede”. Non abbiate paura dei potenti e dei prepotenti (che sono spesso le stesse persone), non abbiate paura di denunciare chi, chiamato a servire il bene comune, serve il suo tornaconto o porta avanti valori opposti alla nostra fede. Il cristiano fa politica nel senso che ha a cuore la POLIS , la città, il bene comune. Non può essere diversamente! E il rischio di lasciarsi ammansire da chi può far comodo è sempre all’agguato: il cristiano non ha paura di dire la sua, di difendere i deboli, gli stranieri, gli emarginati. Non tratta nessuno come un nemico, un avversario, ma con tutti cerca rapporti di amicizia, di collaborazione. Dobbiamo annunciare a tutti, apertamente, che c’è un Padre comune che vuole che ci amiamo come fratelli. Che ci ama e con il suo amore ci dà la forza di amare. Il coraggio dell’annuncio viene dalla presenza di Dio che ci è vicino, ci ama, non ci abbandona. E’ quello che, in termini più bellici, ci ricorda il profeta Geremia nella 1° lettura. E Gesù aggiunge: il Padre celeste, che ha cura anche dei passeri, ne avrà tanta più per i suoi figli. Per questo non dobbiamo temere neppure della morte: perché Gesù ha mostrato che l’amore è più forte della morte e, se non lo rinneghiamo (cioè se non neghiamo la sua presenza, il suo amore), lui ci presenterà al Padre come “suoi”.

I martiri cristiani di ogni tempo hanno creduto che c’è qualcosa che vale di più della vita fisica per cui vale la pena vivere e anche morire. Senza ideali, senza sogni la vita rischia di appiattirsi al materialismo, al consumismo, all’egocentrismo, alla ricerca di piccoli piaceri momentanei che spesso ci rendono indifferenti rispetto agli altri e ci fanno evadere da una realtà che non accettiamo per farci vivere in maniera virtuale in un mondo che non esiste, in un mondo falso che, come una bolla di sapone, presto scoppia lasciando il vuoto e l’amarezza.

clandestini-colored.jpg

vignetta tratta dal sito: www.gioba.it

XII domenica del T.O. (22.06.08)ultima modifica: 2008-06-21T11:51:54+02:00da borgosotto
Reposta per primo quest’articolo