Eluana e il testamento biologico

Fonte: http://www.sanpaolo.org/fc/0829fc/0829fc08.htm

CON LA DECISIONE DI TOGLIERE IL SONDINO A ELUANA, IL TRIBUNALE APRE ALL’EUTANASIA

SENTENZA DA FAR VENIRE I BRIVIDI

Verso Eluana non c’è accanimento terapeutico e nessuno può stabilire che non uscirà dal coma. Il Tribunale si è arrogato un diritto che non gli spetta. La cura amorevole delle suore.

La Chiesa si deve vergognare. Con che diritto interviene su un fatto privato, non solo di pietà ma anche di giustizia? Avete dato sedici anni di sofferenza e agonia a una povera ragazza, non avete il senso della sofferenza, siete dei sadici che insistono a torturare un corpo inanimato, pieno di aghi, pur di tenerlo in vita. Non credo al vostro Dio, siete solo dei terroristi religiosi, come lo eravate al tempo dell’Inquisizione. Non avete rispetto né della vita, né della morte. Credete di poter comandare tutta l’umanità secondo il vostro pensiero di “schiavisti”?

Luigi
  

La posizione della Chiesa su Eluana è blasfema. La natura (cioè Dio) ha deciso che deve morire: è giusto che le macchine umane si oppongano alla volontà divina? L’uomo non è più potente di Dio. Siamo tornati ai tempi in cui bruciavate Giordano Bruno come eretico e condannavate Galileo.

Mario
  

La verità che emerge dal caso Eluana è che non sappiamo accettare altre forme di vita che non siano integre e perfette. Se la vita mostra una forma diversa, certamente non è morte, altrimenti non staremmo qui a discuterne. Lasciamo vivere Eluana, anche se non è autonoma e dipende da altri.

Tamara
  

Come al solito, si dice: “staccare la spina”. Ma nel caso di Eluana non c’è alcun meccanismo artificiale che la tiene in vita, è solo idratata e alimentata. Eluana è ben accudita, dorme, si sveglia, esce dalla sua stanza. Come un neonato, se non gli dai da mangiare e da bere, ovviamente, morirà. Come genitori siamo vicini al dolore del papà di Eluana, anche se non condividiamo le sue dichiarazioni. Migliaia di persone usano il sondino nasogastrico o ricevono l’alimentazione direttamente nello stomaco, ma non si sognano di smettere. Purtroppo, chi chiede sostegno non fa notizia. E poi, come si può accettare di far morire di fame e sete un essere umano? Sta passando un terribile concetto: una persona con una grave disabilità è “quasi morto”. La difesa della vita è un valore di tutti, non appartiene solo ai cattolici. La decisone del Tribunale fa venire i brividi.

Marco E.
  

E così, dopo anni di battaglie legali, il papà di Eluana ce l’ha fatta, ha ottenuto l’autorizzazione a sospendere l’alimentazione forzata alla figlia, che da sedici anni la tiene in vita. Zitta zitta, la cultura della falsa pietà, sotto le mentite spoglie della “qualità della vita”, sta appestando l’opinione pubblica. Chi non sa dare senso alla sofferenza, dopo il “diritto” alla soppressione della vita nascente (aborto), si è assicurato anche quello alla “morte assistita”. Che, bontà loro, chiamano “dolce morte”.

Gianni T.

Prima d’entrare nel merito della vicenda Eluana, vorrei dire a Luigi, che manda una e-mail con insulti alla Chiesa, che è difficile rispondere a chi non ha argomentazioni. Su che cosa ci confrontiamo? Eppure, se tu ti accostassi alla Chiesa, senza livore, scopriresti meravigliose figure (altro che schiavisti!), come Madre Teresa di Calcutta, il Cottolengo, san Vincenzo de’ Paoli, don Benzi (se mi mandi l’indirizzo, ti spedisco qualche biografia). Sono giganti della carità, che si sono occupati di ammalati, poveri, barboni, drogati, malati terminali. In questo campo, la Chiesa non ha da prendere lezioni da nessuno, men che meno dai politici o dai partiti.

Ma torniamo a Eluana e al Tribunale che ha deciso che si può staccare il sondino che la nutre, con queste due motivazioni: primo, Eluana è in permanente e irreversibile coma vegetativo; secondo, prima dell’incidente, s’era espressa contro una vita artificiale.

Qui nascono subito dei forti interrogativi. Anzitutto, Eluana è una persona viva, reagisce alla nutrizione; solo che, invece di prendere il cibo dal piatto e l’acqua dal bicchiere, gli alimenti le vengono somministrati con un sondino. Ma ha tutte le funzioni di ciascuno di noi. Non è attaccata a nessuna macchina, non le fanno cure particolari. Ma – si dice – non ha reazioni, vive di vita vegetale. Chi può, però, affermarlo con sicurezza? L’immobilità non è sinonimo di non coscienza. Tant’è vero che il distacco del sondino dev’essere accompagnato da cure sedative, per evitare una quindicina di giorni di sofferenze. Ma se soffre è segno che qualcosa “sente”. E allora, su quale certezza si fonda la possibilità morale di staccare il sondino che l’alimenta?

C’è poi un’altra considerazione: la persona è un tutt’uno. Dove c’è manifestazione di vita (qualunque sia), c’è la presunzione che ci sia tutto l’uomo. Quando uno di noi dorme o perde i sensi al punto di non ricordare nulla, non cessa d’essere una persona umana, ha diritto d’essere trattato come tale. Anche per Eluana, c’è un organismo che mangia, beve, metabolizza, cresce, addirittura ha qualche reazione: talora apre gli occhi alla voce di suor Rosangela che, più d’ogni altra, s’è presa cura di lei.

Che ne sappiamo di una vita interiore, pur nell’immobilità del corpo? Quel che noi consideriamo un “vegetale”, è un mistero umano cui accostarci in punta di piedi. Non possiamo applicare i nostri princìpi utilitaristici a una vita che può svilupparsi in altra dimensione. Nell’incertezza tecnica c’è una certezza morale, espressa dal “principio di precauzione”: in caso di dubbio, bisogna astenersi. E qui dubbi ce ne sono, e in abbondanza.

Lei – si dice – aveva manifestato la volontà di rifiutare un’esistenza tenuta in vita artificialmente. Ma chi ci dice come potrebbe pensarla oggi? È giusto inchiodarla a espressioni di quand’era piena di vita e il futuro le sorrideva? A questo proposito, voglio ricordare un fatto di qualche anno fa. Al termine d’una tavola rotonda sul testamento biologico, un signore raccontò che aveva espresso la sua volontà in un foglietto, che conservava nel portafoglio. Poco tempo dopo, a seguito d’un grave incidente, andò in coma. Era un coma lucido, sentiva tutto, ma non poteva dare segni visibili di vita. Gli venne in mente il suo testamento biologico, e pregava Dio perché non lo scoprissero e agissero di conseguenza. «Volevo vivere, anche se non sapevo come sarebbe stata la mia vita. Ringrazio Dio perché nessuno ha trovato quel foglietto, che mi avrebbe condannato a morte».

Non è serio, quindi, prendere decisioni su espressioni dette in un momento particolare della vita. Ma non lo si fa neanche per l’eredità di una casa o una macchina; non basta una semplice dichiarazione a voce. Chi ha deciso per Eluana, perché non ha sentito il bisogno di interpellare anche le suore e le persone che si sono prese cura di lei ogni giorno? Oggi, le suore hanno rotto il silenzio, non vogliono interrompere la loro opera di assistenza, perché sentono Eluana viva, fa parte della loro famiglia. «Voi», hanno detto, «la considerate ormai morta. Lasciatecela, noi continueremo a curarla e amarla come abbiamo fatto fino a oggi».

Questa vicenda è una sconfitta per tutti; per Eluana, cui si toglie la vita con una penosa e lunga agonia; per la disponibilità delle suore, rifiutata in nome della legge: la giustizia trionfa sull’amore. Se non ci saranno ripensamenti o interventi di una Corte superiore, praticamente siamo al via libera per l’eutanasia. E ciò non può che destare grave preoccupazione.

D.A.
  
  


Tutto sul testamento biologico

«Il tempo trascorso a prendermi cura delle persone in stato vegetativo non mi ha mai fatto pensare che il mio impegno rappresentasse per loro un surplus di sofferenza inflitta, e per me una perdita di dignità professionale. Mi hanno portato, invece, a domandarmi spesso se il desiderio che quella loro vicenda si concluda al più presto risponda davvero a un’esigenza per quell’essere, o non sia espressione di una nostra incapacità a stare loro di fronte».

Sono parole forti e, al contempo, accoglienti quelle del dottor Giovanni Battista Guizzetti, responsabile dell’Unità stato vegetativo del “Centro Don Orione” di Bergamo, che hanno molto in comune con quelle delle suore che si prendono cura di Eluana Englaro e quelle dei tanti familiari, amici e volontari che si occupano dei malati come lei, che li lavano, li fanno sedere in poltrona, ne seguono la fisioterapia e ne carpiscono il minimo segno di disagio o di bisogno…

Sono parole che Giovanni Battista Guizzetti ha scritto per il numero del bimestrale Famiglia Oggi (famigliaoggi.stpauls.it) dedicato al Testamento biologico, raccontando la sua esperienza accanto a questi malati, sempre più numerosi nei Paesi industrializzati a causa dell’introduzione delle tecniche di rianimazione cardiopolmonare.

Che, «se da un lato hanno permesso il miglioramento nella prognosi di molte e gravi patologie, consentendo recuperi sino ad allora insperati, hanno, dall’altro, portato alla comparsa di questa condizione».

Una condizione che molti potrebbero ritenere frustrante per un medico, mentre Guizzetti spiega: «Decidere di prendersene o di non prendersene cura finisce con il tracciare un confine, superato il quale ogni forma di abbandono sull’essere umano debole o svantaggiato potrebbe trovare la sua giustificazione».

Eluana e il testamento biologicoultima modifica: 2008-07-17T11:07:40+02:00da borgosotto
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