Materiale liturgico per OMELIA e catechesi, XXX Dom. T.O./A (26.10.08)

 
PREGHIERA INIZIALE

O Signore, fa’ che tutti gli uomini della terra conoscano la Bibbia.

Suscita in essi la fame della tua Parola

e fa’ che essa sia il nostro pane quotidiano.

Fa’ che coloro che sanno leggere,

contemplino il Vangelo con i propri occhi;

e coloro che non sanno leggere,

fa’ incontrino chi possa leggere per loro.

Soprattutto fa’ che si compia la tua volontà

non chiediamo che si compia la nostra:

e usaci per realizzarla.

(Madre Teresa di Calcutta)

INTRODUZIONE

Nel Vangelo di questa 30ª Domenica del Tempo Ordinario i farisei vogliono sapere da Gesù qual’è il comandamento più grande della legge. In quel tempo, tra i giudei, si discuteva molto su questo tema. Si trattava di una questione polemica. Anche oggi molte persone vogliono sapere cosa definisce una persona come un buon cristiano. Alcuni dicono che ciò consiste in essere battezzati, pregare ed andare a messa la domenica. Altri dicono che consiste in praticare la giustizia e vivere la fraternità. Ognuno ha la propria opinione. Secondo te, cos’è la cosa più importante nella religione e nella vita della Chiesa? Durante la lettura del testo, cerca di prestare molta attenzione al modo in cui Gesù risponde a questa domanda.

I Testi:

Dal Vangelo secondo Matteo     (Mt 22,34-40)

Allora i farisei, udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova:  «Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?». Gli rispose: « Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Prima lettura

      Ricorda, non dimenticare! È l’invito che rivolge a noi la Scrittura. Ogni volta che troviamo difficile perdonare, avere pietà del nemico, dialogare con chi non ha le nostre idee… ricordiamo come Dio si è comportato con noi, come siamo stati accolti da lui.

Dal libro dell’Esodo         (Es 22,20-26)

      Così dice il Signore:

20«Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto.

21Non maltratterai la vedova o l’orfano. 22Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido, 23la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani.

24Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse.

25Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto del sole, 26perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando griderà verso di me, io l’ascolterò, perché io sono pietoso».

Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita. Rileggi con calma i testi soffermandoti sulle parole che più ti colpiscono (musica di sottofondo?)

Alcune domande e provocazioni per aiutarci nella meditazione e nella orazione.

         Quale punto di questo testo ti è piaciuto di più o cosa ti ha colpito di più? Perché?
– Quale rapporto esiste tra il primo ed il secondo comandamento?

         Quali sono i prossimi difficili da amare? Per te chi è “ il mio prossimo”? E’ sempre facile amare il prossimo? Chi mi può aiutare a farlo? Perché?
– Amare gli stranieri, i poveri, gli extracomunitari: mi crea problema?

Preghiera

Signore Dio come desidero vederti!

Ma non voglio amare il collega antipatico e arrivista,

l’amico petulante e possessivo, il vicino chiassoso.

Voglio vederti,

ma non amo i lavavetri e i “vu’cumprà?”,
non sopporto gli zingari,
e ce l’ho con gli extracomunitari che vengono a rubarci il lavoro.
Voglio vederti,
ma non mi va giù il parroco perché è un “faccio tutto io”;
non mi va giù il vescovo che non sa decidere;
non mi va giù il papa che fa troppi viaggi.
Signore Dio, io amo te.
Tu non sei invadente, né possessivo;
non sei petulante né chiassoso;
non sei arrogante, né fastidioso.
Tu sei perfetto. Tu non mi dai nessun fastidio.
Signore Dio, davvero per vederti,
devo amare anche la gente fastidiosa.
Non potresti farti vedere nell’alba e nel tramonto,
nei mari e nelle vette dei monti,
o almeno nei volti dei belli e dei simpatici?
No. Ti posso vedere soltanto amando anche la gente noiosa.
Signore Dio, come sei strano!
( don Tonino Lasconi)

L’approfondimento e la condivisione

AMARE: CHI, COME, QUANTO?

Fra le parole che l’uso del linguaggio quotidiano ha maggiormente logorato, «amore» merita sicuramente un posto di primissimo piano. La si ritrova disseminata a nei testi delle canzoni, nei dialoghi dei film, nel gergo dei ragazzi e nelle conversazioni degli adulti. La si pronunzia tanto spesso e con tale facilità, che ormai è difficile prenderla sul serio. E’ diventato praticamente impossibile darle un preciso significato!

Chi lo vede troppo facile, chi lo banalizza, chi lo considera una cosa da trovare o da comprare, chi non trema quando lo scopre e rischia di non conoscerlo mai.

Questa realtà stupenda e tremenda rimane in tanti una parola, un concetto, una sensazione … una sorta di germoglio che non riesce ad espandersi.

Tanti invece di giungere all’amore si impantanano nella palude delle pulsioni (istinti incontrollati) e così rimangono chiusi nella prigione del proprio io. E là dentro, l’amore soffoca.

Nel Nuovo Testamento, quando si parla che Dio stesso è amore (in greco «agàpe») si intende il dono gratuito, l’amore che non nasce da alcun desiderio, e neppure da una condivisione, ma si esprime puramente e semplicemente come volontà del bene dell’altro, senza alcun secondo fine, senza alcuna ricompensa.

Un amore del genere è amore che ci avvicina al mistero di Dio e al mistero dell’uomo.

RISONANZE

          Amare il prossimo come se stesso? Storiella della scimmia che vuol salvare il pesce credendolo in pericolo perchè, secondo lui, sta affogando nel lago: necessità di conoscere l’altro, di incontrare i suoi veri bisogni.

          Come te stesso: ci sembra chiaro, e non lo è per nulla. (…) Allora Gesù dettò il comandamento nuovo: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato” Il “come te stesso” ha trovato il suo punto d’appoggio: Cristo, presente in me  e negli altri. (P.Mazzolari)

          L’amore di Dio si riconosce poco dal di fuori; si può facilmente illudersi su di esso, credere di possederlo e non averlo. Consideriamo l’amore che abbiamo per il prossimo e riconosceremo se abbiamo amore per Dio, poiché sono inseparabile e crescono e decrescono insieme nella stessa misura. L’amore che si ha per il prossimo si conosce senza difficoltà; lo si costata ogni giorno dai pensieri, dalle parole, dagli atti che si fanno e da quelli che non si fanno; è facile sapere se si fa per il prossimo ciò che si vorrebbe che si facesse per noi, se lo si ama come noi stessi, se si vede in lui il Signore, se lo si tratta con tutto l’amore, la tenerezza, la compassione, il rispetto, il desiderio di bene che si deve alle membra di Gesù… . (Ch. de Foucauld)

          1Gv 4,19-21: Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo.  Se uno dicesse: “Io amo Dio”, e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede.  Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello.

          Il cerchio e i raggi: “Supponete un cerchio tracciato per terra…Immaginate che questo cerchio sia il mondo; il centro, Dio; e i raggi, le diverse vie, i diversi modi di vivere degli uomini. Quando i santi, desiderosi di avvicinarsi a Dio, camminano verso il centro del cerchio, si avvicinano nello stesso tempo gli uni agli altri; e più si avvicinano gli uni agli altri, più si avvicinano a Dio…Così è la carità” (Doroteo di Gaza)

          “Ama e fa ciò che vuoi” (S.Agostino)

La preghiera comunitaria

Dal Salmo 17 (18)

3Ti amo, Signore, mia forza, Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore.

Mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio; mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.

4Invoco il Signore, degno di lode, e sarò salvato dai miei nemici.

Viva il Signore e benedetta la mia roccia, sia esaltato il Dio della mia salvezza.

Egli concede al suo re grandi vittorie, si mostra fedele al suo consacrato.

Signore, tu non ci imponi una lunga serie di prescrizioni da osservare minuziosamente.

Per te, Gesù, tutto è fondato su due comandamenti che poi sono uno solo

perché hanno un comune denominatore: l’Amore.

Senza questo a nulla servono i mille surrogati inventati dalle persone pie e dai farisei di ogni tempo.

E’ tutta una questione di amore, un amore rivolto a Dio e al prossimo,

un amore che impegna non qualche ritaglio del nostro tempo,

quello che rimane delle nostre energie, ma corpo e anima, intelligenza e volontà.

Quando uno ama veramente non c’è bisogno di fornirgli tante istruzioni, tante indicazioni.

Troverà lui, da solo, con fantasia ed originalità, la strada giusta.

Cosi con Dio il suo Amore si farà obbedienza e abbandono,

 adorazione e lode, vita operosa e giusta.

E con il prossimo saprà ricorrere ai gesti e alle parole

che esprimono di volta in volta la tenerezza di una madre,

la misericordia di un padre, la dolcezza di un amico,

la solidarietà di un fratello, l’affetto esigente di un maestro.

Beati noi se non rispondiamo al male con altro male,

 se non cerchiamo di risolvere tutto con la vendetta e la cattiveria.

Beati noi se sappiamo guardare oltre l’orizzonte ristretto dei nostri bisogni e lo allarghiamo

invece alle attese di chi abbiamo attorno, diventando il prossimo di tutti.

Beati noi se sappiamo aprire la porta del nostro cuore agli altri

 e lasciamo entrare nella vita la luce di Dio.

Beati noi se proviamo a guardare il mondo con gli occhi di Dio

per vedere la bellezza del suo volto di Padre riflessa nel volto di ogni fratello e sorella.

Beati noi se comprendiamo

 quale immensa felicità c’è nel vivere l’Amore!

Signor fammi strumento di tua pace
dov’è dell’odio che porti amore
dov’è discordia che porti l’unione
e dove il dubbio fede in Te.

Dov’è il pianto porti la speranza
dov’è tristezza fa’ che porti gioia
e dove son le tenebre la luce,
dov’è errore la Tua verità.
Fa’ che comprenda più che sia compreso
consoli più che esser consolato
che non ricerchi tanto essere amato
ma d’amare con gioia tutti in Te.
Che sappia mio Signor sempre donare
perché donando altrui che si riceve
è perdonando che si è perdonati
e morendo si ottien l’eternità.
San Francesco

Orazione comunitaria

Dio, Padre nostro, aumenta la nostra fede, la nostra speranza e soprattutto il nostro amore e il nostro senso della giustizia, così che sappiamo vivere sempre vicino ai nostri fratelli, soprattutto i più bisognosi. Per Cristo nostro Signore.

LA TESTIMONIANZA di Suor EmmanuelleBASTA AMARE

LA RIFLESSIONE “FINALE”: A merai con tutto… con tutto… con tutto… Per tre vol­te Gesù ripete l’appello al­la totalità, all’impossibile. Perché l’uomo ama, ma solo Dio ama con tutto il cuore, lui che è l’amore stesso. Ripete due coman­di antichi e noti, ma ag­giunge: il secondo è simi­le al primo. Amerai il pros­simo è simile ad amerai Dio. Il prossimo è simile a Dio, ha corpo, voce, cuore « simili » a Dio. Questo è lo scandalo, la rivoluzione portata dal Vangelo.
  Ama Dio con tutto il cuo­re. Eppure, resta ancora del cuore per amare il ma­rito, la moglie, il figlio, l’a­mico, il prossimo e perfino il nemico. Dio non ruba il cuore, lo moltiplica. Non è sottrazione ma addizione d’amore.
  La novità del cristianesi­mo non è il comando di a­mare Dio: amano il loro Dio molti uomini, lo fan­no i mistici di tutte le reli­gioni. Neppure quello di a­mare il prossimo come te stesso è proprio del cri­stianesimo, presente com’è nel primo Testa­mento.
  La novità del cristianesi­mo non è l’amore, bensì l’amore come quello di Cristo. Gli uomini amano, il cristiano ama al modo di Gesù. L’amore è Lui: quan­do lava i piedi ai discepo­li, quando piange per l’a­mico morto, quando esul­ta per il nardo profumato di Maria, quando si rivol­ge al traditore chiaman­dolo amico, e prega per chi lo uccide, e neppure il suo sangue tiene per sé, e ri­comincia dai più perduti, e intende cancellare il con­cetto stesso di nemico. A­matevi come io vi ho ama­to. Non quanto, ma come; non la quantità ma lo sti­le. O rischiamo di esserne schiacciati. Impossibile a­mare quanto lui, ma pos­sibile seguirne le orme, co­glierne il sapore, il lievito, il sale e immetterlo nei giorni: come ho fatto io, così anche voi.
  Amerai. Tutto il nostro fu­turo è in un verbo, presen­tato però non come una ingiunzione, un secco im­perativo, ma coniugato al futuro, perché amare è a­zione mai conclusa, per­ché durerà quanto durerà il tempo. Perché è un pro­getto, anzi l’unico. E den­tro c’è la pazienza di Dio. Un futuro che traccia stra­de e indica una speranza possibile. Non un obbligo, ma una necessità per vive­re, come respirare.
  Amare, voce del verbo vi­vere, voce del verbo mori­re.
  Cosa devo fare domani, Si­gnore, per essere vivo? Tu amerai. Cosa farò l’anno che verrà, e poi dopo, per il mio futuro? Tu amerai. E l’umanità, il suo destino, la sua Storia? Solo questo: l’uomo amerà. Amare vuol dire non morire. Va’ e an­che tu fa’ lo stesso. E tro­verai la vita.

Materiale liturgico per OMELIA e catechesi, XXX Dom. T.O./A (26.10.08)ultima modifica: 2008-10-24T10:58:00+02:00da borgosotto
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