Panorama adolescenza

Una recente indagine su un campione di 1200 soggetti relativa al mondo adolescenziale offre un panorama a dir poco preoccupante. Solo il 17% degli adolescenti dai 13 ai 15 anni prega almeno ogni settimana, partecipa a riunioni religiose settimanali o dichiara che la religione sia importante nella propria vita.
  
L’inchiesta sostiene che un 25 per cento è convinto che Dio essta, mentre un 31 per cento crede fermamente il contrario. Gli altri confessano di non avere una chiara posizione.
La metà degli adolescenti crede che Gesù Cristo sia un personaggio storico reale; il 48% ammette che la Bibbia sia un testo “affidabile”, mentre  un 47% crede che Dio giudicherà tutti gli uomini; il 46% crede che Gesù sia nato dalla Vergine Maria.
Solo il 7% professa che sia necessario confessare i peccati per avere la salvezza eterna, mentre per il 52 per cento è sufficiente  fare qualche opera buona.
Di fatto il 37 per cento è dell’opinione che tutte le religioni insegnano gli stessi principi.
Solo il 17 per cento dichiara di essersi compromessi per Gesù Cristo,  impegno che tuttavia è importante per loro.
Sul fronte morale il 51 per cento degli intervistati ammette di aver copiato un esame negli ultimi tre mesi; il 58 per cento ha mentito a un adulto; il 39 per cento ammette di aver visto una pellicola pornografica; il 19 per cento ha pensato al suicidio e il 15 per cento l’ha tentato.
Altro dato impressionante: il 55 per cento degli adolescenti afferma di aver già avuto relazioni sessuali complete.
Un 26 per cento ha dichiarato che vuole arrivare vergine al matrimonio.
Ovviamente si tratta di dati: aridi e solo orientativi, ma che non possono non evocare quella “emergenza educativa” di cui ha parlato l’amato papa Benedetto.
L’11 giugno 2007, inaugurando un convegno della diocesi di Roma, aveva centrato il suo discorso proprio su questo tema, osservando, tra l’altro, “che si tratta di un’emergenza inevitabile: in una società e in una cultura che troppo spesso fanno del relativismo il proprio credo – il relativismo è diventato una sorta di dogma -, in una simile società viene a mancare la luce della verità, anzi si considera pericoloso parlare di verità, lo si considera “autoritario”, e si finisce per dubitare della bontà della vita – è bene essere uomo? è bene vivere? – e della validità dei rapporti e degli impegni che  costituiscono la vita.”
Il Papa ha sottolineato con forza che l’attuale emergenza educativa invoca in prima istanza l’urgenza della verità. Sarebbe una ben povera educazione quella che si limitasse a dare delle nozioni e delle informazioni, ma lasciasse da parte la grande domanda riguardo alla verità, soprattutto a quella verità che può essere di guida nella vita. E agli adolescenti e ai giovani occorre fare il servizio della verità
Il rapporto educativo, poi incontro di due libertà e quindi l’educazione ben riuscita è formazione al retto uso della libertà. Chi educa deve accettare il rischio della libertà, rimanendo sempre attenti ad aiutare l’adolescente a correggere idee e scelte sbagliate. Quello che invece non dobbiamo mai fare è assecondarlo negli errori, fingere di non vederli, o peggio condividerli, come se fossero le nuove frontiere del progresso umano.
L’educazione, poi, non può fare a meno di quell’autorevolezza che rende credibile l’esercizio dell’autorità. Essa è frutto di esperienza e competenza, ma si acquista soprattutto con la coerenza della propria vita e con il coinvolgimento personale, espressione dell’amore vero. L’educatore è quindi un testimone della verità e del bene: certo, anch’egli è fragile e può mancare, ma cercherà sempre di nuovo di mettersi in sintonia con la sua missione.
Il Papa non manca di fare riferimento anche a quella percentuale di adolescenti che fa di conto con il grande tema della vita e della morte. Benedetto XVI osserva: “Alla radice della crisi dell’educazione c’è infatti una crisi di fiducia nella vita”.  
Panorama adolescenzaultima modifica: 2008-11-17T11:17:43+01:00da borgosotto
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