Il Vescovo di Brescia sul caso Eluana

NON VENGA L’INVERNO

 Luciano Monari, vescovo di Brescia e vicepresidente della Cei, ha affidato una riflessione sulla vicenda di Eluana Englaro alle colonne del settimanale diocesano di Brescia “La Voce del Popolo”.

Fonte: http://oratoriocalcinato.spaces.live.com/blog/ 

Probabilmente l’atteggiamento migliore sarebbe la preghiera e il silenzio, la fine delle discussioni e delle polemiche, uno spazio per il pentimento e l’attesa. Ma il silenzio può essere interpretato male, come segno di indifferenza; e allora, seppure con un po’ di disagio, credo sia necessario dire una parola: che sia soprattutto espressione di sofferenza. Quando muore una persona umana, sentiamo di essere di fronte a una sconfitta perché raramente la morte corona una vita piena, che ha esaurito tutte le sue possibilità. Più spesso essa viene sentita come trauma, lacerazione, ingiustizia. Nel caso di Eluana c’è qualcosa di più: la percezione che è stata sconfitta l’umanità dell’uomo, che abbiamo rinunciato a essere quello che dobbiamo diventare.

Ogni persona umana nasce debole ed è affidata all’accoglienza degli altri. Possiamo enfatizzare l’autonomia del singolo, ma rimane vero che la nostra ‘umanità’ ci viene donata attraverso l’amore, l’educazione, le abitudini, le relazioni, il linguaggio, l’elaborazione sociale dei sentimenti e così via. Se sono uomo in senso pieno (intelligente e responsabile, con fiducia nella vita e desiderio di amare), lo debbo alle relazioni ‘umane’ con tutti quelli che mi hanno accolto e amato. La famiglia umana è costruita su questo vincolo di solidarietà: ciascuno riceve la sua piena umanità dagli altri e ciascuno è chiamato a farsi responsabile dell’umanità degli altri. Nel caso di Eluana ci siamo arresi; abbiamo rinunciato a darle umanità.

Abbiamo visto la sua malattia così invalidante e così lunga che abbiamo detto: “Non ci riesco più a farla essere umana; non voglio più”. Di fronte a ogni persona siamo chiamati a dire: “È bene che tu viva; io prendo posizione a favore della tua vita”. Nel caso di Eluana abbiamo detto: “È meglio che tu muoia; la tua vita non ha più senso”. Solo che il senso della vita non è una qualità attaccata ai muscoli; è piuttosto un valore legato ai vincoli umani (e, per chi crede, divini) che una persona vive.

Eluana perde quel filo di vita che possedeva; ma noi perdiamo qualcosa della nostra umanità. Il mondo è più freddo, adesso; la società umana è più egoista. Non siamo capaci di assicurare a Eluana i legami di umanità che rendono effettivo, attuale, il suo potenziale di umanità. Non è questione del coma. Una persona in coma può essere inserita realmente in una rete di relazioni, di rapporti, di gesti e anche di parole che sono umani e umanizzanti. Tutti quelli che si prendono cura degli altri sanno, per esperienza, che ricevono un abbondante ‘ritorno’ di umanità, di fiducia, di speranza. Eluana, come ogni persona sana o malata che sia, è in grado di donare umanità: tutto dipende dalle persone che l’accostano, dall’apertura di umanità che esse portano in sé. La condanna di Eluana è in realtà un’accusa verso di noi; ci dice che il nostro tasso di umanità è debole; che non siamo capaci di affrontare vittoriosamente situazioni dolorose come queste; che chiediamo alla morte di liberarci da un peso che non riusciamo a portare.

Eluana sarà nelle mani del Signore che, lo so, sono ricche di misericordia. Ma noi ci troviamo consegnati a mani d’uomo che si sono mostrate deboli e fredde.

Che non venga l’inverno.

+Luciano Monari

Il Vescovo di Brescia sul caso Eluanaultima modifica: 2008-11-26T18:19:00+01:00da borgosotto
Reposta per primo quest’articolo

2 pensieri su “Il Vescovo di Brescia sul caso Eluana

  1. Anche io sono dell’idea di mons.Monari,ci troviamo spesso a chiedere cose “negative” o ad intrapprendere strade “sbagliate” pur di “liberarci” dalle situazioni difficili che la vita ci presenta.Molte volte esitiamo ad aiutare gli altri….non sò se per egoismo,indifferenza o per mancanza “di un reso conto”.

Lascia un commento