Sulle donne nella Chiesa (C.M.Martini)

 

Non poche donne moderne criticano la Chiesa in quanto potere maschile, le parole chiave sono: invisibilità delle donne e legame tra donna e peccato. Cosa ne pensa lei, che ha lavorato e vissuto per tutta la vita con la Bibbia?

In questo discorso la Bibbia può essere d’aiuto, per quanto alcune colleghe e colleghi fondino il rimprovero femminista anche sul testo biblico. Essendo stato scritto da uomini, affermano, il racconto pone gli uomini in primo piano, le donne sullo sfondo. È vero, erano altri tempi. Eppure nella Bibbia le donne meritano più attenzione che in passato: occorre una grande e scrupolosa attenzione per apprezzarne le tracce. In effetti sono stati commessi errori, probabilmente da uomini, per esempio quando Maria di Magdala viene degradata a peccatrice o prostituta, sebbene nel testo non figuri nulla di tutto questo. Una peccatrice di cui non conosciamo il nome bagna i piedi di Gesù con le sue lacrime, li bacia e li cosparge di olio profumato. Non è Maria di Magdala. Farne una peccatrice non è giustificato. Era senz’altro affetta da un male o da un disturbo psichico, posseduta da sette demoni, si diceva nel linguaggio biblico. Gesù l’ha guarita e ne è nato un rapporto profondo tra loro.
Incontriamo Maria di Magdala nella più ristretta cerchia delle donne intorno a Gesù. Lei gli resta fedele sotto la croce insieme a sua madre; è la prima persona a incontrare Gesù risuscitato, che le si rivolge chiamandola per nome, Miriam, e lei gli risponde con affetto e riverenza: «Rabbunì». Un appellativo ancora più confidenziale di rabbi, maestro. È un rapporto di amore, pieno di bellezza e di fedeltà, una relazione che guarisce e rafforza, che illumina ed è aperta alla comunità, in cui Maria di Magdala divenne una figura centrale dopo l’ascensione in cielo di Gesù. Posso comprendere che romanzi e film abbiano tentato, fino ai tempi più recenti, di rendere scandaloso questo intenso rapporto. A volte vi si riversano desideri e fantasie umani. Quel che sappiamo e quel che credo è che Maria di Magdala è il prototipo di una credente, perché ama fino all’eccesso. Non in maniera mediocre o soltanto ragionevole, ma in modo completo. Attraverso la guarigione e l’amicizia, Gesù le ha aperto gli occhi all’amore. Maria di Magdala era una donna sensibile. L’eccesso esiste nel bene come nel male. Maria di Magdala rappresenta l’amore a cui sono chiamati un cristiano e una cristiana, completo e senza limiti nel bene. Per Gesù era una «persona autentica».
Tutti noi possiamo cercare persone simili e provare gratitudine quando le troviamo. Penso alle oranti, che sono la forza maggiore della Chiesa, e anche alle collaboratrici che, lo ammetto, spesso stanno dietro agli uomini. Guardo, con speranza alle donne che nella Chiesa, nelle comunità e nella nostra società si mostrano sempre più sicure. Le donne sono compagne fin dal principio: Dio creò l’essere umano come uomo e donna. Gli ecclesiastici devono chiedere perdono alle donne per molte cose, ma, soprattutto, oggi devono considerarle maggiormente come interlocutrici. Negli ultimi anni le donne hanno molto lottato, una certa dose di femminismo è necessaria. Non per questo gli uomini devono avere timore e lasciarsi spingere a un atteggiamento opposto. Le donne vogliono uomini, non «donnicciole» mi ha detto con stupefacente schiettezza un’impetuosa signora.
Per quanto riguarda la direzione della Chiesa vorrei, tuttavia, invitare, alla pazienza: essa scoprirà sempre più le possibilità delle donne. Sono stati fatti molti progressi e se ne compiranno altri ancora, specie se portiamo avanti un rapporto di collaborazione. Desidero ricordare che su questo problema le diverse chiese seguono ritmi differenti. La nostra Chiesa è un po’ timida.
Maria, la madre di Gesù, dovrebbe essere più amata dagli uomini moderni. A nessuno Dio ha attribuito un’importanza maggiore per il Messia che a questa donna. Se osserviamo l’albero genealogico del Messia, troviamo donne notevoli, che le Sacre Scritture rendono anelli di una catena a cui Dio collega la famiglia. Vi scopriamo anche donne dai ruoli inconsueti, dal coraggio impressionante e dalla grande fantasia redentrice. La Bibbia rafforza le donne e aiuta la Chiesa ad andare avanti.


Come si va avanti? E in che direzione?

Ovunque nella Chiesa si può constatare che le donne assumono sempre più compiti direttivi. Ammetto che questa evoluzione positiva è nata più dalla necessità che da una convinzione del clero. Ma è uno sviluppo promettente. Nella Bibbia vi sono donne che dirigono comunità: penso a Lidia di Filippi e alle molte collaboratrici di Paolo a capo delle sue comunità. Nel Nuovo Testamento incontriamo le diaconesse, presenti nella Chiesa primitiva e fino al Medioevo. Negli ultimi anni le teologhe hanno scoperto l’importanza di queste donne per la Chiesa.
Per quanto riguarda il sacerdozio, dobbiamo tenere conto del dialogo ecumenico con gli ortodossi e delle mentalità in Oriente e in altri continenti. Negli anni Novanta sono andato a trovare a Canterbury l’allora primate della Chiesa d’Inghilterra, l’arcivescovo dottor George Léonard Carey. L’ordinazione di donne aveva provocato tensioni nella sua Chiesa. Ho tentato di infondergli coraggio in questa impresa: potrebbe aiutare anche noi a rendere più giustizia alle donne e a comprendere come andare avanti. Non dobbiamo essere scontenti perché la Chiesa evangelica e quella anglicana ordinano donne, introducendo così un elemento fondamentale nel contesto del grande ecumenismo. E tuttavia questo non è un motivo uniformare le diverse tradizioni.

C.M.Martini, Conversazioni notturne a Gerusalemme, 106-109
Sulle donne nella Chiesa (C.M.Martini)ultima modifica: 2008-11-29T21:01:55+01:00da borgosotto
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento