Chiesa ortodossa russa, è Kirill il nuovo patriarca

AVVENIRE, 28.1.09, Pag 13 di Luigi Geninazzi

Noto volto tv, dal 1989 era “ministro degli esteri”

 La Chiesa ortodossa russa ha un nuovo patriarca: è il metropolita Kirill di Smolensk e Kaliningrad, eletto ieri sera a scrutinio segreto dall’Assemblea plenaria del «Concilio locale» già alla prima votazione. Per l’ex «ministro degli esteri» del Patriarcato c’è stato un larghissimo consenso. Kirill ha avuto l’appoggio di oltre i due terzi dei delegati, 508 voti su 700, (per la nomina era richiesto il 50 per cento più uno), confermando in tal modo tutte le previsioni della vigilia che lo davano decisamente in vantaggio sugli altri possibili candidati. Favorito nei sondaggi online, appoggiato dalla metà dei suoi confratelli nel voto preliminare espresso dal Concilio episcopale domenica scorsa, ha avuto la strada spianata anche nel Concilio locale, una sorta di Stati generali della Chiesa ortodossa russa. Lo si è capito subito ieri pomeriggio allorché l’assemblea dei delegati ha rinunciato a proporre altre candidature. Quindi è arrivato l’annuncio che il metropolita Filarete di Minsk si ritirava invitando i propri sostenitori a far convergere i voti su Kirill. A quel punto restava in gara solo il metropolita Kliment, il tesoriere del Patriarcato dipinto dai mass-media come portabandiera dell’ala più conservatrice. Ha ottenuto 162 voti, troppo pochi per sbarrare la strada a Kirill. Con l’elezione di ieri la Chiesa ortodossa russa mette fine alla lunga transizione post-sovietica. Kirill, sedicesimo patriarca di Mosca è anche il primo post-comunista (Alessio II era stato eletto nel 1990) e tutti si aspettano da lui un rafforzamento, non solo numerico, della Chiesa ortodossa minacciata dal secolarismo e dall’indifferentismo religioso. Un compito che Kirill ha ben presente e che, per molti aspetti, lo mette in sintonia con il pontificato di Benedetto XVI. Il neopatriarca di Mosca «è persona ben conosciuta e stimata da Benedetto XVI» nota padre Lombardi, portavoce della Santa Sede, che ha subito inviato gli auguri a Kirill «perché possa svolgere un servizio fruttuoso e continuare ad approfondire un cammino di reciproca conoscenza e collaborazione per il bene dell’umanità». Ieri sera le campane di tutte le chiese di Mosca hanno suonato a lungo in segno di festa, mentre nella cattedrale di Cristo Salvatore il neopatriarca s’inchinava davanti a coloro che l’avevano eletto. Tra le volute d’incenso e i canti melodiosi della liturgia orientale, il « Concilio locale » ha avuto inizio a mezzogiorno in punto con una solenne processione degli arcivescovi dai paramenti violacei e dei metropoliti coi piviali azzurri, cui hanno fatto ala i rappresentanti dei monasteri in tonaca nera e i delegati laici in abito scuro. Uno spettacolo di colori, di suoni e di profumi altamente suggestivo. Dopo l’invocazione allo Spirito Santo il metropolita Kirill, reggente ad interim, ha baciato l’icona della Vergine di Feodorovskaja, una delle più venerate dai russi e già patrona della famiglia degli zar Romanov, e ha quindi aperto i lavori con un lungo intervento che a tutti è sembrato come un vero e proprio discorso programmatico. Ha rivendicato con orgoglio che «il popolo russo ha resistito con successo al proselitismo venuto dall’estero» denunciando allo stesso tempo «la pressione aggressiva di un secolarismo senza Dio e i tentativi da parte alcuni gruppi protestanti radicali di rovesciare la morale evangelica». Kirill ha ricordato ai partecipanti che questo Concilio locale è chiamato a prendere «decisioni storiche» e ha indicato tra gli obiettivi prioritari un maggior impegno sociale della Chiesa. L’intronizzazione solenne del nuovo patriarca avverrà domenica prossima alla presenza di molte delegazioni straniere tra cui una folta rappresentanza vaticana.

Lo conoscono bene anche i non credenti. In Russia il neopatriarca è un volto molto noto grazie alla rubrica religiosa La parola di un pastore che da oltre dieci anni Kirill tiene ogni settimana in tv. Ed è conosciuto in Occidente come «il ministro degli esteri» della Chiesa ortodossa russa, abile diplomatico dal sorriso accattivante e dall’inglese fluente. Kirill – al secolo Vladimir Mikhailovic Gundyaev – proviene da una famiglia di ecclesiastici. Suo padre e suo nonno erano sacerdoti (nella Chiesa orientale i pope, a differenza dei monaci, sono di norma sposati). Nato nel 1946 a Leningrado, oggi San Pietroburgo, frequenta l’Accademia teologica dove si laurea a pieni voti. A 23 anni viene fatto monaco e quindi ordinato sacerdote dal metropolita Nikodim che lo vuole accanto a sé come segretario personale. Kirill si è sempre considerato il figlio spirituale dell’arcivescovo di Leningrado, un personaggio che ha segnato la storia della Chiesa russa sotto il cupo regime brezneviano. Dotato di grande astuzia politica sul fronte interno, Nikodim divenne uno dei protagonisti del dialogo esterno con le Chiese d’Occidente fino al punto d’essere considerato filocattolico. All’ombra di Nikodim il giovane Kirill sale velocemente i gradini della carriera ecclesiastica: a soli 28 anni viene nominato rettore dell’Accademia teologica e del Seminario di Leningrado, a 30 è ordinato vescovo. Partecipa all’attività ecumenica del Patriarcato di Mosca che nel 1971 lo invia come suo rappresentante presso il Consiglio ecumenico delle Chiese a Ginevra. Da quel momento si butta a capofitto nelle relazioni internazionali, uomo di punta nel dialogo interreligioso. Al tempo stesso svolge il lavoro pastorale nelle comunità russo­ortodosse della Finlandia. Nel 1979 diventa membro della commissione del Santo Sinodo per l’unità dei cristiani. Nominato arcivescovo di Smolensk nel 1984, cinque anni più tardi viene richiamato a Mosca per ricoprire l’importante incarico di presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato. È il 14 novembre del 1989, pochi giorni dopo la caduta del muro di Berlino. Il nuovo «ministro degli esteri» della Chiesa russa coglie il vento nuovo che soffia ad Est. A dicembre il segretario del Pcus, Mikhail Gorbaciov, incontra Giovanni Paolo II in Vaticano e ridà la libertà alla cosiddetta Chiesa uniate soppressa da Stalin. Kirill approva la svolta, mal digerita invece dalla gran parte della Chiesa ortodossa russa. Ma poi darà voce alle critiche di proselitismo che vengono mosse ai cattolici nell’ex Unione Sovietica, facendosi interprete dei malumori del Patriarcato nei riguardi del Vaticano, con il quale però mantiene aperti i contatti. Anche nei primi anni Duemila, il periodo del grande gelo tra Mosca e Roma. Per la Santa Sede Kirill, braccio destro del patriarca Alessio II, è sempre stato un interlocutore molto apprezzato. Un ruolo che si è accresciuto con il pontificato di Benedetto XVI. «Noi, ortodossi russi, ci sentiamo molto vicini al suo modo di pensare » dichiarò Kirill in un’intervista al nostro giornale qualche tempo fa, ricordando d’aver conosciuto personalmente Joseph Ratzinger nel lontano 1974, quand’era professore universitario in Germania. La denuncia serrata del relativismo e del secolarismo è un leit-motiv che accomuna il pontefice ed il neopatriarca. Potremmo dire che da oggi c’è un ratzingeriano a capo della Chiesa ortodossa russa. Si conoscono e si stimano – Kirill è stato ricevuto in udienza da Benedetto XVI nel 2006 e nel 2007. Lo storico incontro tra il vescovo di Roma e il patriarca di Mosca è dunque più vicino. Ma l’argomento resta ancora tabù per gran parte della Chiesa russa ed è per questo che, alla vigilia della sua elezione, Kirill ha gettato acqua sul fuoco. Ha dichiarato al giornale Trud che un simile vertice ci sarà dopo che saranno risolti vari problemi ancora irrisolti, ripetendo così il ritornello tanto caro al suo predecessore. E non mancheranno sorprese anche nei rapporti con il Cremlino dove Kirill è considerato una personalità un po’ troppo indipendente. Ma certo non fino al punto di mettere in discussione l’alleanza ormai consolidata tra Chiesa e Stato.

Chiesa ortodossa russa, è Kirill il nuovo patriarcaultima modifica: 2009-01-28T16:41:00+01:00da borgosotto
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