OMELIE: IV domenica del T.O./B (1.2.09)

21 Andarono a Cafarnao e, entrato proprio di sabato nella sinagoga, Gesù si mise ad insegnare. 22 Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. 23 Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: 24 “Che c`entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio”. 25 E Gesù lo sgridò: “Taci! Esci da quell`uomo”. 26 E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. 27 Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!”. 28 La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea.

 In questo tempo ordinario stiamo seguendo il percorso tracciato dall’evangelista Marco il quale presenta ai suoi lettori e oggi a noi l’identità di Gesù e dei suoi discepoli. Vuole spiegarci chi è Gesù e come seguirlo.

I primi 8 capitoli di questo Vangelo (cioè la metà) sono un susseguirsi di interrogativi su Gesù: quest’uomo sorprende, stupisce e suscita domande su quello che fa e per quello che è.

Chi è costui? … che parla con autorità, che guarisce i malati, che comanda agli spiriti maligni, che perdona i peccati, che è in grado di calmare le onde burrascose del lago… che annuncia una nuova dottrina, che chiama dei discepoli…?” E’ un  crescendo di domande che troveranno una prima risposta nella professione di fede di Pietro: “Tu sei il Cristo!”  e la seconda per bocca del centurione romano: “Davvero costui era Figlio di Dio!” nelle righe conclusive del Vangelo.

Domenica scorsa abbiamo ascoltato la chiamata dei primi discepoli invitati a cambiare vita per mettersi dietro di lui, per seguirlo e realizzare la promessa di diventare pescatori d’uomini e così realizzare quel regno che è venuto a inaugurare.

A partire dai successivi versetti, quelli che abbiamo ascoltato oggi e quelli che ascolteremo domenica prossima, ci presenta la “giornata tipo” di Gesù e dunque di ogni cristiano intenzionato realmente a seguirlo.

1. E’ una giornata che ha inizio nella Sinagoga, luogo della preghiera comunitaria e della predicazione (dove Gesù, dopo aver pregato con i suoi concittadini, inizia a insegnare):

Gesù è il Maestro che guida il popolo di Dio con la sua parola autorevole. Non vengono registrate le sue parole, ma solo l’azione di insegnare e la reazione di stupore da parte di chi ascolta e riscontra nel suo modo di parlare una differenza fondamentale rispetto agli scribi: Gesù parla con autorità!

Non si tratta di autorità nel senso di potere, ma di capacità di parlare in prima persona e di accompagnare alle sue parole degli eventi corrispondenti: non è come gli altri uno che parla per sentito dire, riferendo discorsi di altri, parlando e agendo in maniera differente (da cui il suo detto: “fate quel che dicono, ma non fate quel che fanno”). Gesù non si limita come gli scribi ad insegnare quello che era scritto nei libri, ma estraeva tutto ciò che ne era nascosto ed applicava a se stesso ciò che veniva preannunciato. Ricordiamo cosa dice Luca di Gesù nel brano parallelo: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che avete udito” (Lc 4,21). Gesù parla a partire dalla sua esperienza di Dio e della vita. La sua autorità nasce dal suo rapporto personale con Dio e dalla coerenza con cui vive ciò che afferma.

La seconda dimensione, connessa con la prima, è infatti l’azione taumaturgica nei confronti dell’indemoniato: Gesù guarisce e libera!

Tutto questo ci richiama alla priorità della dimensione della preghiera comunitaria e liturgica, una preghiera che deve coinvolgere il popolo di Dio che và aiutato nella comprensione della Scrittura e risanato dalle chiusure e blocchi che vive.

Nella sinagoga, nella comunità, anzi nell’intimo di ciascuno, si alza la voce dei nostri dèmoni oscuri. E dice di credere, confessa che Cristo è il Figlio di Dio, ma è l’eco di un cuore impuro. Che vuoi da me? Qui è il primo elemento di una fede ipocrita: io so che Cristo vuole qualcosa da me, che desidera entrare nelle mie parole, nelle mie mani, nei miei occhi, nei miei sentimenti, nel mio andare e nel mio venire, ma io rifiuto la sua pretesa, non voglio conversioni, né brecce aperte nelle mura del mio mondo. Primo errore:  io sono credente a una sola condizione: se Cristo mi cambia la vita.

Secondo elemento: Sei venuto a rovinarci? Fede con dentro un dèmone è quella che sente Dio come un rivale dell’uomo, un predatore della libertà, e il suo vangelo come un indebolimento dell’umano. E immagina Dio come colui che toglie, non come colui che dona. Il credente abitato da uno spirito impuro si sente figlio di una sottrazione anziché di una intensificazione del vivere.

Un ulteriore aspetto: l’uomo di Cafarnao frequenta il luogo sacro, recita le benedizioni e lo Shemà Israel, eppure in lui abita un demone. I demoni accettano la fede del sabato, quella limitata al sacro e alle proprie devozioni.

Il Dio vero invece è da sorprendere nella vita più che nel tempio, nella polvere della strada che scende da Gerusalemme a Gerico più che nel fumo degli incensi, nelle piaghe del povero Lazzaro più che nei bagliori dell’oro del Santo dei Santi. Sta in tutto ciò che sa di amore.

PER APPROFONDIERE:

– Gli Scribi: siamo così abituati a sentire questo nome… ma chi erano?

Verso il 150 a. C. si forma una classe di persone laiche (in relativa opposizione ai sacerdoti) che si occupano della Thorà, cioè della Legge. Avevano fondamentalmente tre compiti:

1.  sviluppare, applicandole, le prescrizioni generali della Legge

2.  istruire nella Legge: per questo aprono scuole e insegnano soprattutto ai bambini. Tuttavia il loro insegnamento era ripetitivo e consisteva nel far imparare a memoria il testo, facendo ben attenzione che non venissero apportate modifiche di nessun genere…

3.  amministrare la giustizia nei tribunali in qualità di giudici professionalmente preparati.

Erano i maestri preferiti del popolo nella sinagoga e avevano una grande influenza politica e religiosa. Spettava loro l’appellativo di “rabbì”. Erano soprattutto a Gerusalemme.

*  “Insegnava nella sinagoga…”: l’azione si svolge nella sinagoga di Cafarnao dove Gesù era solito andare di sabato, da buon ebreo. In genere il capo della sinagoga leggeva e commentava lui la Parola di Dio; quando però c’erano persone di riguardo o di passaggio, queste venivano invitate a offrire una riflessione sulla lettura fatta. Può essere questo il caso di Gesù. Il suo insegnamento desta stupore e meraviglia, perché non è ripetitivo come quello degli scribi, ma è annuncio di novità, è comunicazione di vita, è sorgente di speranza.

Al termine del racconto spunterà l’interrogativo:

* “Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità!” E’ il primo tratto che Marco descrive di Gesù: l’autorità della sua Parola! L’insegnamento di Gesù è diverso da quello degli scribi. Questi insegnano la Parola per come la conoscono, ma Gesù è LA Parola stessa, in tutta la sua pienezza. 

 Questa potenza della Parola di Gesù si esprime nella guarigione dell’uomo posseduto dal maligno. Nota che all’epoca di Gesù ogni infermità del corpo e dello spirito era considerata come opera di uno spirito cattivo.

Un uomo, che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare…: da notare che l’indemoniato è dentro la sinagoga! il luogo in cui è proclama la Scrittura , il luogo in cui si santifica il sabato! Cosa ci fa lì un indemoniato… indisturbato? Sembra che lo abbia stanato solo la Parola di Gesù, la sua stessa presenza.  La sua reazione è un grande grido!

Che c’entri con noi? Sei venuto a rovinarci! In altre parole: la nostra vita è nostra, a te cosa importa? Tu non hai diritto di cittadinanza nei nostri affari, nei traffici che fanno il nostro vivere quotidiano!

Tu, facendo così, immischiandoti tra noi, ci rovini!

Da subito il Maligno, Satana, getta fango sull’immagine di Dio, che Gesù è venuto a svelarci. Ne risulta un’immagine attualissima e quanto mai falsa: Dio non si interessa della nostra vita, noi siamo votati all’assenza di Dio. Potrà mai un Dio siffatto dichiararsi o pretendere di essere Padre? Ho detto attualissima: quanti infatti desiderano che Dio se ne stia buono buono in chiesa, ma che non venga a turbare la quiete pubblica, pretendendo un posto nella morale, nella giustizia, nella vita sociale… Che c’entri tu con noi?

Gesù significa Salvatore! Satana cambia la salvezza dell’uomo che Gesù viene a portare in rovina dell’uomo!  Nulla di più falso. Colui che darà la vita per amore dell’uomo è tacciato di essergli nemico fino al punto di volere la sua distruzione. Allora capisci perché la Parola di Dio definisce Satana la Menzogna , il padre della menzogna! 

Ciò che neanche i discepoli sanno ancora è però detto al lettore: Gesù è qui per la rovina di chi rende infernale la vita dell’uomo. Da parte di Dio non c’è nessuna connivenza con il male!

Io so chi tu sei: il Santo di Dio!  Satana sa molto bene chi è Gesù, conosce il progetto di salvezza che con la sua incarnazione e ora con la sua vita pubblica è venuto a instaurare nel mondo. Ma non crede, non può credere in Lui.

Le due realtà più lontane tra loro – l’impuro e il Santo – si trovano di fronte

Taci!  Nel Vangelo di Marco solo i demoni conoscono l’identità di Gesù e la sua missione, ma Gesù li costringe al silenzio ed essi gli obbediscono. È il segreto messianico (la vera identità di Gesù il Cristo) che si svela solo alla fine, solo sulla croce!

Esci da quest’uomo!  Dove avanza Gesù non c’è posto per lo spirito impuro. Deve andarsene.

Lo spirito è smascherato di fronte a Gesù, costretto ad uscire allo scoperto e condannato alla resa, costretto ad obbedire.

… straziandolo: questo particolare dice la vera identità di Satana e del peccato. È lui la vera rovina dell’uomo, è lui che crea sofferenza, strazio, disperazione, morte. Ne facciamo tutti esperienza…

Il cuore del messaggio di questa domenica è quindi la potenza dell’amore di Gesù, unica salvezza per l’uomo, che da solo, con le sole sue forze, non riesce a scampare alla rovina del peccato.

… di sabato: un’indicazione temporale di grande importanza. Il sabato è il giorno in cui la liturgia e la spiritualità ebraica celebrano la creazione di un mondo portato a termine il settimo giorno dal “riposo” di Dio. Il gesto di liberazione dal male operato da Gesù va inserito in questa prospettiva di nuova creazione, di un mondo nuovo segnato non più dalle tendenze di morte, ma da un’armonia ritrovata tra le persone e con il Creatore.

Per il cristiano, il giorno del Signore, è il momento in cui guardare a questi spazi di libertà, di speranza, di comunione vera di cui il nostro cuore ha sempre tanta nostalgia. E perché tutto questo non sappia di poesia o di sogno soltanto, l’Eucarestia si fa sostegno, forza, alimento perché l’impossibile diventi possibile.

Dal Messaggio per la 31ª Giornata Nazionale per la Vita – 1 febbraio 2009“La forza della vita nella sofferenza”: http://www.chiesacattolica.it/pls/cci_new/bd_edit_doc.edit_documento?p_id=13995 :

La vita è fatta per la serenità e la gioia. Purtroppo può accadere, e di fatto accade, che sia segnata dalla sofferenza. Ciò può avvenire per tante cause. Si può soffrire per una malattia che colpisce il corpo o l’anima; per il distacco dalle persone che si amano; per la difficoltà a vivere in pace e con gioia in relazione con gli altri e con se stessi…

La via della sofferenza si fa meno impervia se diventiamo consapevoli che è Cristo, il solo giusto, a portare la sofferenza con noi. È un cammino impegnativo, che si fa praticabile se è sorretto e illuminato dalla fede: ciascuno di noi, quando è nella prova, può dire con San Paolo «sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne» (Col 1,24).
Quando il peso della vita ci appare intollerabile, viene in nostro soccorso la virtù della fortezza. È la virtù di chi non si abbandona allo sconforto: confida negli amici; dà alla propria vita un obiettivo e lo persegue con tenacia. È sorretta e consolidata da Gesù Cristo, sofferente sulla croce, a tu per tu con il mistero del dolore e della morte. Il suo trionfo il terzo giorno, nella risurrezione, ci dimostra che nessuna sofferenza, per quanto grave, può prevalere sulla forza dell’amore e della vita.

Gesù, nostro Maestro, tu che insegni con autorità,

fa’ che accogliamo docilmente la tua  Parola

e la meditiamo nel nostro cuore,

per ricevere la luce che rischiara il nostro cammino.

Donaci anche la capacità di proclamarla

con coraggio e generosità, soprattutto

con l’esempio della nostra vita,

nelle nostre famiglie e dove svolgiamo il nostro lavoro,

per cooperare con te alla sconfitta del male e del maligno

e costruire il regno d’amore che sei venuto ad inaugurare.

OMELIE: IV domenica del T.O./B (1.2.09)ultima modifica: 2009-01-30T17:03:00+01:00da borgosotto
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