Venezia, il ristorante low cost della Curia

CORRIERE DELLA SERA, Pag 25 di Marisa Fumagalli

Si chiama “Alla Basilica”, è a due passi da piazza San Marco: aperto a tutti, si pranza con 13 euro

Venezia – Tartine e vol-au-vent, ieri, per il rinfresco dell’inaugurazione, innaffiato di prosecco e spremute. Ma da lunedì due cuochi al lavoro faranno sul serio: al ristorante «Alla Basilica» («ristorante, non self service», sottolinea il manager ingaggiato per l’operazione), con 13 euro, servizio al tavolo, si potrà consumare un buon pasto: primo, secondo, contorno pane, acqua. (Vini e bibite si pagano a parte). La scelta, tra i piatti proposti, è ampia; la qualità, assicurano, garantita. E mentre monsignor Antonio Meneguolo, delegato della Curia, decanta le virtù della cucina (a proposito, il patriarca Angelo Scola, nei giorni scorsi, ha già sperimentato le pietanze, cenando nella saletta privé assieme a un gruppo di fratelli delle Chiese cristiane), i patron degli altri locali di calle degli Albanesi, a due passi dal grand hotel Danieli, fanno spallucce. Ma già accusano il colpo. Basta dare un’occhiata ai menù turistici esposti nelle vetrine per capire che l’iniziativa della Procuratoria di San Marco ha creato scompiglio. Quattro, cinque, sei euro in meno dei prezzi solitamente praticati. Pranzi in saldo, insomma. Al pari dei negozietti con i vetri di Murano (autentici?), che, causa crisi, svendono a metà prezzo. A Venezia, non s’era mai visto. E così sia. Quasi di fonte «Alla Basilica », ecco la trattoria «Chinellato ». Che ha deciso di rispondere alla sfida curiale, alzando il tiro. Un foglietto a quadretti, appiccicato sopra le cifre della vecchia lista, indica «12 euro», uno in meno del forfait applicato dai nuovi concorrenti. La titolare taglia corto, un po’ acida: «Noi siamo qua, loro sono là». Eppure, sia monsignor Meneguolo che Augusto Pisciella, responsabile della società che gestisce il ristorante, minimizzano: «Qualche polemica c’è stata, adesso le lamentele sono rientrate. Di più. Due ristoratori si sono fatti vivi, così ci siamo chiariti. E accordati ». Come? «Il nostro locale tiene 120 coperti – risponde Pisciella -. A loro succede di dover rifiutare clienti per mancanza di posto. Sicché, li possono dirottare qui». Ok, la «Basilica» fa il pieno, ma il vantaggio delle altre trattorie dov’è? «Ammettiamo che il loro menù a prezzo fisso sia di 16 euro, noi ne chiediamo comunque 13. Volendo, possono prendersi la differenza ». Non male. «Sia chiaro – continua l’intraprendente manager del Patriarcato – i vicini si regolano come gli pare; da questa porta la parola speculazione non entra. Per noi l’obiettivo non è guadagnare. Basta non andare in rosso». Da quel che si intuisce, insomma, «Alla Basilica» può diventare un punto di riferimento interessante per pellegrini, turisti e residenti. (Tra l’altro, sono già previste formule tagliate su misura per chi esibisce ticket restaurant). Aperta tutti i giorni a pranzo, dalle 12 alle 16 (a cena, al momento, soltanto su prenotazione), la mensa del Patriarcato mette in crisi, almeno concettualmente (un centinaio di posti sono una goccia nel mare della ristorazione veneziana), certe tendenze poco corrette di sfruttamento del turista «mordi e fuggi». Il look del locale è sobrio, ma accogliente. Un angolo bar, all’ingresso (panini, bevande, alla carta), un’ampia sala e una saletta più piccola e defilata: privé per sacerdoti o per gruppi. La cucina è superaccessoriata. Questa scommessa è costata alla Procuratoria di San Marco un investimento di oltre 400 mila euro.

Venezia, il ristorante low cost della Curiaultima modifica: 2009-01-30T16:27:00+01:00da borgosotto
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