Il vuoto dei partiti riempito dalla dottrina

LA REPUBBLICA Pag 31 di Ilvo Diamanti

 

 

 

Qualcuno si sorprende dell’ influenza della Chiesa nel dibattito pubblico in Italia. Dell’attenzione riservata, negli ambienti politici, alle sue posizioni su questioni sociali e morali. Nonostante il sensibile declino della pratica religiosa e delle adesioni all’ associazionismo confessionale. I cattolici praticanti sono, infatti, meno del trenta per cento, concentrati nelle periferie e molto ridotti nei centri (urbani). Le iscrizioni alle associazioni cattoliche più importanti sono diminuite ormai da molti anni. Inoltre, dal punto di vista elettorale, è finita l’ epoca dell’ unità politica dei cattolici. Insieme alla Dc e alla fine del comunismo. Alle elezioni politiche del 2008 il voto dei cattolici praticanti si è distribuito in modo proporzionale fra i partiti più importanti. Come mostrano i dati di un’indagine (LaPolis-Università di Urbino) condotta nelle settimane successive al voto su un campione nazionale di oltre 3300 casi. Il trenta per cento di chi frequenta assiduamente la messa domenicale ha, infatti, votato per il Pd; il quarantuno per cento Pdl. Rispettivamente, tre punti percentuali in meno e in più rispetto al risultato ottenuto fra gli elettori nel complesso. Il che significa, calcolato in termini di voti validi, l’uno per cento. L’Udc – l’ ultimo partito a esibire l’identità cattolica come bandiera – ha intercettato il dieci per cento degli elettori cattolici (praticanti). Sul totale dei voti validi: meno del quattro per cento. Peraltro, larga parte dei cattolici praticanti e (a maggior ragione) non praticanti, pensa che la Chiesa si debba esprimere sui più importanti aspetti dell’etica personale e pubblica. Anche se alla fine si affida alla propria coscienza. E ritiene che i parlamentari debbano fare lo stesso. Da ciò i dubbi, le perplessità circa l’ influenza della Chiesa sulla politica italiana. In particolare, sulle scelte dei partiti, non solo di centrodestra, anche di centrosinistra, come si è potuto verificare nella recente vicenda di Eluana. E come avverrà in occasione del ddl sul testamento biologico. Tuttavia, l’ influenza della Chiesa sulla società e sulla politica italiane non è misurabile in termini di “controllo elettorale”. Né attraverso la quota dei “cattolici praticanti”. D’ altra parte, quasi nove italiani su dieci si dicono cattolici. Gran parte di essi intende questa professione di fede come l’adesione a una comunità e a un sistema di valori. Una sorta di “religione pagana”, aggiungono alcuni. Ma si tratta comunque di un sentimento di appartenenza, che conta in una società afflitta da un profondo deficit di identità. Tanto che quasi otto su dieci tra i non praticanti considera importante dare ai figli un’educazione cattolica (Demos-Eurisko, febbraio 2007). Non va trascurato che una larghissima maggioranza delle famiglie destina l’otto per mille del proprio reddito alla Chiesa cattolica e accetta che i figli a scuola frequentino l’ora di religione. Peraltro, circa il sessanta per cento degli italiani dice di provare fiducia nella Chiesa, e una quota di poco superiore nelle parrocchie. Il che richiama un’altra importante ragione dell’ influenza della Chiesa. Il suo radicamento nella società e sul territorio. Attraverso la sua struttura, la sua offerta di servizi, la sua rete associativa, il volontariato. Che operano in molti e diversi campi. Dall’ educazione al tempo libero, fino all’ accoglienza agli immigrati e all’ assistenza caritativa ai più poveri. Senza dimenticare i media cattolici. Dai giornali – locali e nazionali – alle emittenti radiofoniche (che hanno una copertura ampia e capillare) alle antenne satellitari. Alla comunicazione via internet. Naturalmente la Chiesa esprime anche valori e “contenuti”. Da qualche tempo, aggredisce le questioni critiche dell’etica pubblica e privata in modo aperto e diretto. Offre risposte magari discutibili e discusse, non importa. Contestate da sinistra, sui temi della bioetica. Ma anche da destra, sui temi della pace e dell’immigrazione. Tuttavia, esprime “certezze”. E ciò rassicura il suo popolo, anche il più tiepido e indifferente. Che ha bisogno di riferimenti e valori. Anche se, poi, ciascuno agisce secondo coscienza. Cioè: fa a modo suo. Occorre aggiungere, infine, che il cardinal Ruini, per oltre quindici anni presidente della Cei, ha accentrato la guida – e il controllo – della gerarchia su questo mondo largo e complesso, che oggi si mobilita, come un movimento o un gruppo di pressione, attraverso campagne tematiche. A cui i partiti italiani, poveri di idee e lontani dalla società, spesso si adeguano. Magari senza troppa convinzione. Fra molte polemiche. Ma, al tempo stesso, senza troppa discussione.

 

Il vuoto dei partiti riempito dalla dottrinaultima modifica: 2009-02-21T16:46:01+01:00da borgosotto
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