Radiografia di una generazione troppo precoce

LA STAMPA di sabato 14 febbraio 2009

di Chiara Beria Di Argentine

A otto anni si vestono già come piccole donne, a dieci anni si preoccupano di fare la dieta, a 12 si truccano e pettinano come le protagoniste di “Amici”, i loro programma cult in tv. Cala l’età dello sviluppo e tra mille stimoli a una sessualizzazione hanno rapporti sessuali molto presto. I maschietti vogliono dimostrare al gruppo di essere dei duri, le ragazzine giocano a fare le disinibite. In realtà, sono adolescenti assai fragili e instabili con un gran vuoto da colmare. Mi ha confessato una ragazzina incinta: “Visto che non sono importante per nessuno lo diventerò facendo un figlio”». A sentire Donata Francescato, ordinario alla Sapienza di Roma di psicologia clinica, si scopre che la storia degli inglesi genitori ragazzini, è un caso limite ma affatto isolato. Il vero problema è che il mondo adulto, assai meno rigido e autoritario dei tempi andati, appare in realtà così distratto e distante dai nuovi adolescenti che mostra di non conoscerli affatto, salvo poi stupirsi e gridare allo scandalo a ogni caso di cronaca. Dai ragazzini di 14, 16 anni che a Brescia hanno violentato – «Ma era solo uno scherzo» – una loro coetanea, alla scoperta del giro di baby cubiste che al sabato si trasformano in Lolite, ai dati sull’uso sempre più precoce e sfrenato di vodka e coca già in tenera età, fino al tragico episodio del linciaggio dell’immigrato bruciato da un gang guidata da un sedicenne. «Questi adolescenti – dice Francescato – sono affetti da “afasia emotiva”. Agiscono come fossero grandi ma non hanno il controllo delle emozioni. In loro c’è un grande vuoto d’amore e anche di significato. Una ragazzina di 13 anni mi ha choccato raccontandomi che preferiva ai suoi genitori il telecomando. “Almeno con quello”, mi ha detto, “posso cambiare i canali. Con i miei invece i rapporti non cambiano mai». Figli unici supercoccolati riempiti di ogni sorta di gadget con genitori spesso separati e padri molto spesso distratti e assenti; cultori degli sms e di YouTube, ma senza alcuna figura maschile di riferimento neppure a scuola dove anche alle medie il corpo insegnanti è composto per la maggioranza da donne. Gustavo Pietropolli Charmet, docente di Psicologia dinamica alla Statale di Milano, ha definito questi nostri ragazzi «narcisi tanto fragili quanto spavaldi». Secondo Charmet per capirli non serve ricordarsi della propria adolescenza. «Siamo di fronte a contenuti nuovi, nuovi timori, nuovi bisogni». C’era una volta la pubertà; tempi e riti di passaggio. Ora, aggiunge Charmet, c’è una «disarmonia evolutiva» che crea in tutti disorientamento. Ragazzini che dimostrano una forte autonomia sociale, capaci di viaggiare da soli all’estero e che poi, all’improvviso, rivelano tutta la loro fragilità. E rispetto al passato, secondo Charmet, la famiglia naturale oggi incide meno sui comportamenti di questi ragazzini e ha, invece, molto più peso il gruppo di coetanei. Una «famiglia sociale» che gestisce tutto dalle cose più banali, come farsi un tatuaggio, alle decisioni più importanti e più rischiose. Ubriacarsi, fare sesso e, quando il gruppo sprofonda nella noia, allora scatta persino l’impulso di fare qualcosa di stupefacente senza avere il minimo sentore delle conseguenze. Lo stupro di una compagna di classe? Solo uno scherzo. Ma allora è giusto giudicare questi adolescenti come se fossero ancora dei ragazzini? O, come sostengono alcuni esperti, visto la precocità dei loro comportamenti dovrebbero essere considerati adulti e quindi dovrebbe essere abolita la soglia di punibilità che in Italia è dei 14 anni? Laura Laera, presidente dell’Associazione dei magistrati per i minori e la famiglia dati in mano difende il nostro sistema: «Rispetto al resto d’Europa abbiamo il minor numero di reati commessi da minorenni. Non solo. La riprova che le politiche puramente repressive non servono lo dimostra l’esperienza inglese. Da loro l’età imputabile è attorno ai 10 anni eppure non solo non hanno ottenuto risultati positivi ma anzi hanno gravi problemi di delinquenza giovanile». Altro che carcere per i baby criminali. «Dove stavano i genitori prima che fossero commessi i reati? – chiede Laura Laera – Sempre più spesso vedo genitori che sono analfabeti affettivi. Risultato: figli che fanno vite da adulti». «Ma crescere è altra cosa, è saper gestire le proprie pulsioni, è diventare maturi», accusa lo psicologo dell’età evolutiva, Alessandro Vassalli.

E dalla comunità di San Patrignano dove arrivano tredicenni strafatti di pillole, vodka e coca Andrea Muccioli sostiene: «Dopo aver incontrato in questi anni centinaia di adolescenti che non hanno avuto dai loro genitori il minimo esempio educativo faccio una proposta che è, solo apparentemente, provocatoria. Apriamo delle comunità di rieducazione per i genitori». Magari allora un giorno quella ragazzina di Roma preferirà papà e mamma al telecomando.

Radiografia di una generazione troppo precoceultima modifica: 2009-02-22T14:46:00+01:00da borgosotto
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