La liberazione delle suore in Kenia e i missionari martiri

Le due religiose dopo la liberazione con il nunzio , Mons Lebeaupain, nel giardino della residenza dell'ambasciatore italiano Pierandrea Magistrat, (M.A. Alberizzi/ Corriere.it)Fonte: Famiglia Cristiana http://www.sanpaolo.org/fc/0909fc/0909fc05.htm

L’OPERA DEI MISSIONARI NEL MONDO SULLE FRONTIERE DEL VANGELO

LA SCOMODA COERENZA E IL COMODO COMPROMESSO

E’ durata tre mesi l’odissea di suor Caterina Giraudo e suor Maria Teresa Olivero, le missionarie rapite in Kenya, ai confini con la Somalia, lo scorso novembre. Le due religiose sono state liberate il 19 febbraio. Nell’esprimere la “grandissima gioia” del Papa per la positiva conclusione di questa vicenda, il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha invitato a non dimenticare «altre situazioni identiche in altre parti del mondo».

In molti angoli del Pianeta, infatti, i missionari – religiosi, religiose e laici – annunciano il Vangelo in condizioni di grave rischio, traducendolo nella carità quotidiana verso i più poveri, combattendo l’intolleranza con il dialogo, l’odio con l’amore. Pronti a mettere in gioco anche la vita.

Come i venti “operatori pastorali” (un arcivescovo, 16 sacerdoti, un religioso e due volontari laici) uccisi nel corso del 2008, che vanno ad aggiungersi agli altri 195 “martiri” caduti dall’inizio del terzo millennio sulle frontiere del Vangelo, in ideale continuità con la missione di san Paolo, l’apostolo delle genti. 

«Anche oggi, duemila anni dopo», ha ricordato papa Benedetto XVI aprendo le celebrazioni dell’Anno paolino, «Paolo continua a camminare per le strade del mondo, della nostra epoca, sui mille fronti della missione, attraverso vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e in misura sempre maggiore laici, che a causa del Vangelo vengono imprigionati, percossi, messi a morte; che affrontano viaggi estenuanti, i pericoli dei fiumi, dei briganti, della città, del deserto e del mare, la fatica e il travaglio, fame e sete, digiuni, freddo e nudità, fino a dare la suprema testimonianza di una morte violenta».

Da questi cristiani che vivono lungo le frontiere più esposte, giunge un richiamo – e forse un rimprovero – a tutti noi. Lo sintetizza Benedetto XVI: «Da ciò possiamo trarre una lezione quanto mai importante per ogni cristiano. L’azione della Chiesa è credibile ed efficace solo nella misura in cui coloro che ne fanno parte sono disposti a pagare di persona la loro fedeltà a Cristo, in ogni situazione. Dove manca tale disponibilità, viene meno l’argomento decisivo della verità da cui la Chiesa stessa dipende».

Essere cristiani, dunque, vuol dire essere pronti a “pagare di persona”, andare

controcorrente, preferire la scomoda coerenza al comodo compromesso, stare dalla parte di chi non ha voce – immigrati, barboni, detenuti, emarginati – anche se ciò può portare in rotta di collisione con chi detiene il potere.

Il Vangelo non lascia dubbi su quello di cui saremo chiamati a rispondere, come singoli credenti e come Chiesa: la carità e le opere di misericordia. Le parole di Gesù sono inequivocabili: «Avevo fame e mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero straniero e mi avete accolto; nudo e mi avete vestito; malato e mi avete visitato; ero in carcere e siete venuti a trovarmi».

Se applichiamo queste parole evangeliche alla cronaca dei nostri giorni, vedremo quanto siano impegnative, “scomode” e controcorrente, se prese sul serio. Chi toglie cibo e acqua a un ammalato… li toglie a Gesù; chi non accoglie lo straniero… chiude la porta in faccia al Signore; chi, anziché visitare, un ammalato lo denuncia…

La liberazione delle suore in Kenia e i missionari martiriultima modifica: 2009-02-24T22:22:56+01:00da borgosotto
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