BENEDETTO XVI – Spezzare il pane

La visibilità della testimonianza cristiana

di Fabio Zavattaro, Agenzia Sir

C’è un messaggio di stretta attualità nelle figure dei Beati proclamati Santi da papa Benedetto, domenica 26 aprile. Riguarda la crisi economica che il nostro mondo sta vivendo, e che sempre più rischia di aumentare il numero delle persone che si trovano a dover fare i conti con la perdita del posto di lavoro, con la difficoltà di far quadrare i bilanci familiari. Il primo Santo che il Papa offre all’attenzione di quanti lo ascoltano è don Arcangelo Tadini, che descrive così: “Avendo sempre di vista nel suo ministero pastorale la persona umana nella sua totalità, aiutava i suoi parrocchiani a crescere umanamente e spiritualmente. Questo santo sacerdote, uomo tutto di Dio, pronto in ogni circostanza a lasciarsi guidare dallo Spirito Santo, era allo stesso tempo disponibile a cogliere le urgenze del momento e a trovarvi rimedio”. Di qui le iniziative che il Papa definisce “coraggiose” per l’epoca, ma forse lo sarebbero ancora oggi, e cioè “l’organizzazione della Società Operaia Cattolica di Mutuo Soccorso, la costruzione della filanda e del convitto per le operaie e la fondazione, nel 1900, della Congregazione delle Suore Operaie della Santa Casa di Nazareth, allo scopo di evangelizzare il mondo del lavoro attraverso la condivisione della fatica, sull’esempio della Santa Famiglia di Nazareth”.
Profetica e carismatica intuizione, afferma Benedetto XVI, “e quanto attuale resta il suo esempio anche oggi, in un’epoca di grave crisi economica. Egli ci ricorda che solo coltivando un costante e profondo rapporto con il Signore, specialmente nel Sacramento dell’Eucaristia, possiamo poi essere in grado di recare il fermento del Vangelo nelle varie attività lavorative e in ogni ambito della nostra società”.
Grande è l’attualità dei nuovi Santi, quattro italiani e un portoghese; e attualissimo il messaggio che oggi offrono con la loro testimonianza ai cattolici.

La suora napoletana Caterina Volpicelli “mostra alle sue figlie spirituali e a tutti noi – dice il Papa – il cammino esigente di una conversione che cambi in radice il cuore, e si traduca in azioni coerenti con il Vangelo. È possibile così porre le basi per costruire una società aperta alla giustizia e alla solidarietà, superando quello squilibrio economico e culturale che continua a sussistere in gran parte del nostro pianeta”. Dando vita al suo Ordine, le Ancelle del Sacro Cuore, scelse di non indossare né il velo né l’abito per essere in tutto uguali alle persone soccorse nei bassi napoletani così come alle vittime del colera del 1884, a Minturno, a Meta di Sorrento e a Roma. Caterina ebbe nella sua famiglia, appartenente all’alta borghesia, una solida formazione umana e religiosa. Fu amica del beato Ludovico da Casoria, fondatore delle Suore Francescane Elisabettine Bigie, e dell’avvocato Bartolo Longo, che diede avvio a numerose opere sociali a Pompei, con i poveri e i figli dei carcerati. Amicizie, frequentazioni, che fanno comprendere come l’attenzione verso i poveri, gli ultimi, sia una strada che suor Caterina percorse senza esitazioni, in un tempo difficile.
Ecco che dall’esempio dell’eremita Bernerdo Tolomei, fondatore dell’abbazia di Monte Oliveto, per il Papa viene “l’invito a tradurre la nostra fede in una vita dedicata a Dio nella preghiera e spesa al servizio del prossimo sotto la spinta di una carità pronta anche al sacrificio supremo”. E questo accadde in occasione della grande peste del 1348: lascia la solitudine di Monte Oliveto per recarsi nel monastero di S. Benedetto a Porta Tufi, Siena, e assistere i suoi monaci colpiti dal male. Qui egli stesso si ammala e muore “come autentico martire della carità”.
C’è poi la suora bresciana Geltrude Comensoli che nelle sue opere, evidenzia il Papa, “mirava a tradurre la carità contemplata nel Cristo eucaristico, in carità vissuta nel dedicarsi al prossimo bisognoso”. E aggiunge: “In una società smarrita e spesso ferita, come è la nostra, ad una gioventù, come quella dei nostri tempi, in cerca di valori e di un senso da dare al proprio esistere, santa Gertrude indica come saldo punto di riferimento il Dio che nell’Eucaristia si è fatto nostro compagno di viaggio. Ci ricorda che l’adorazione deve prevalere sopra tutte le opere di carità perché è dall’amore per Cristo morto e risorto, realmente presente nel Sacramento eucaristico, che scaturisce quella carità evangelica che ci spinge a considerare fratelli tutti gli uomini”.
Infine l’eroe nazionale portoghese Nuno de Santa Maria Alvares Pereira: “Ritiratosi in monastero dopo una valorosa difesa in armi dell’indipendenza portoghese dal regno di Castiglia, mostra che in qualunque situazione, di carattere militare o bellico, è possibile attuare e realizzare i valori e i principi di vita cristiana”.
Cinque nuovi santi che ripropongono con forza l’impegno del credente verso coloro che soffrono e vivono le privazioni di un’esistenza segnata dal sacrificio e dalla povertà. Le diverse vicende umane e spirituali di questi nuovi Santi, per papa Benedetto, ci mostrano “il rinnovamento profondo che nel cuore dell’uomo opera il mistero della risurrezione di Cristo; mistero fondamentale che orienta e guida tutta la storia della salvezza”. I due discepoli di Emmaus avevano riconosciuto Cristo proprio nello spezzare il pane. Ed è questo l’invito che Benedetto XVI rivolge oggi ai cristiani: essere capaci di spezzare il pane, perché così saranno riconosciuti.
http://www.agensir.it/pls/sir/V2_S2DOC_B.quotidiano?id_session=guest&password=guest&id_oggetto=171824&tema=Anticipazioni&argomento=dettaglio&sezione=&quantita=&data_ora=27/04/2009

BENEDETTO XVI – Spezzare il paneultima modifica: 2009-04-28T09:02:19+02:00da borgosotto
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento