Il Papa tra i terremotati, un segnale che va oltre la fede

di Bruno Forte, IL GAZZETTINO, 28.4.09

Il Papa in Abruzzo, nelle zone colpite dal terremoto: perché? La domanda potrebbe apparire scontata e perfino ovvia la risposta: per un gesto di solidarietà, di attenzione e di carità verso chi sta soffrendo. Certamente questo è uno dei motivi della visita di Benedetto XVI. C’è tuttavia un altro interrogativo, che tanti si sono posti e a cui i media non mi sembra abbiano prestato l’attenzione che merita: dov’era Dio nel tempo del terremoto? Se c’era, perché è restato inerte, silenzioso, davanti a vite che venivano spezzate, a persone strappate ai loro affetti, a gente che perdeva tutto? E dove è ora in questo stillicidio di scosse, nelle tendopoli sferzate dalla pioggia, negli infiniti disagi di un popolo pieno di dignità, che sembra reagire a ogni prova a testa alta, pronto a ringraziare tutti, di tutto? Alla domanda su Dio che da sempre ha accompagnato la sfida di tragedie come quella vissuta a L’Aquila in questo mese non può non aggiungersi l’interrogativo sulle responsabilità degli uomini: perché edifici che avrebbero dovuto reggere sono stati così colpiti, procurando distruzione e morte? Può bastare a rispondere a questo inevitabile quesito l’imprevedibilità del terremoto e della sua forza o l’ennesimo rimbalzo di responsabilità? Il programma della visita del Papa fatta di pochi momenti intensi, in alcuni luoghi simbolo (Onna, Collemaggio, la Casa dello Studente, l’incontro con i sindaci e i parroci nella Scuola Allievi della Guardia di Finanza), tutto nel segno della discrezione, brevissima dice già come Benedetto XVI intenda porsi davanti a queste domande. Compito di Pietro è quello di confermare i fratelli nella fede, secondo la promessa di Gesù: “Simone, … io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli” (Luca 22, 32). Questo Papa sceglie di farlo in uno stile di prossimità semplice e delicata.

Sembra quasi che, prima di offrire risposte, il Papa voglia farsi vicino alle domande, come a condividere il dolore, il silenzio stupito, l’incapacità di molti a trovare luce in questa notte del tempo e del cuore. Non meraviglia questo stile in chi, come Benedetto XVI, ha indicato sin dall’inizio del suo ministero la carità di Dio come centro e cuore del suo messaggio: il Papa teologo sa bene quanto amore e verità siano inseparabili. Egli sa come non basti credere in un’astratta esistenza divina, se poi il volto di questo Signore altissimo e onnipotente non è riconosciuto nel Vangelo del Dio “compassionato”, che non risparmia il proprio Figlio per farsi vicino al nostro dolore ed alla nostra morte, e vincerli così dal di dentro. Dio non è l’oscura controparte dell’uomo verso cui lanciare la protesta o la bestemmia di chi soffre: al contrario, è il Dio vicino, che sa patire con noi e per noi, e proprio così dà valore alla nostra sofferenza. Nell’ora del terremoto questo Dio crocifisso era là, con le vittime accolte nel suo grembo eterno, con i sopravvissuti custoditi nella Sua fedeltà, perché alla partecipazione alla Croce del Figlio amato segua quella alla sua resurrezione di vita e di speranza. Nessuna idea, neanche la più lontana, di un Dio giustiziere, che venga a giudicare o punire qualcuno o qualcosa. Pietro conferma nella fede i suoi fratelli nel segno del Dio amore, che si mostra nella compassione e nella fiducia in Gesù Crocifisso. È questo peraltro il Dio che in quest’ora tragica la fede umile del popolo abruzzese ha lasciato trasparire dalle sue parole e dai suoi atteggiamenti: anche nel fondo della disperazione, non è mancata l’invocazione e la supplica. Come nella donna avanti negli anni, che aveva perso tutto, beni e affetti, e che nelle lacrime mi diceva “Padre, io non credo più a niente”, per aggiungere subito le parole tenerissime, voce dello strazio del cuore: “Gesù mio, misericordia!”. Il Papa viene a testimoniare questo Dio vicino, umile con gli umili, e proprio così conferma la fede della nostra gente. Non di meno egli annuncia il Dio vindice dei poveri, forte ed esigente con i forti: il primato della carità, che urge più che mai esercitare in questa prova, non esclude il corso della giustizia, anzi lo esige, affinché non si ripetano simili tragedie. Nessun giustizialismo è necessario: occorre il semplice e rigoroso accertamento dei fatti. Le responsabilità accertate andranno perseguite esemplarmente. Sulla ricostruzione occorrerà vigilare con un supplemento di attenzione e di cura, affinché nessuno approfitti della sciagura per favorire interessi egoistici. L’autorità morale del Successore di Pietro viene a dire anche questo con la sua presenza nei luoghi del terremoto: l’Abruzzo non andrà lasciato solo; la collettività nazionale dovrà essergli vicino; e chiunque, cui stia a cuore il bene comune, dovrà sentire il bisogno di volere con gli Abruzzesi una rinascita nel segno della trasparenza, della cura più attenta possibile per le persone e per le cose, della tutela e del recupero delle straordinarie ricchezze artistiche di quella terra, grazie all’impegno corale di tutti e alla speciale vigilanza delle istituzioni. La voce del Papa, il suo semplice esserci sarà così un messaggio per tutti coloro che nella ferita del terremoto si riconoscano chiamati ad una nuova e più forte solidarietà nazionale, nel segno della giustizia, del rispetto della verità, nella solidarietà verso chi soffre. Un richiamo senza retorica e senza interessi di parte: per amore di tutti.

Il Papa tra i terremotati, un segnale che va oltre la fedeultima modifica: 2009-04-28T16:06:59+02:00da borgosotto
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Un pensiero su “Il Papa tra i terremotati, un segnale che va oltre la fede

  1. Dov’era Dio quando è successa la tragedia è la domanda che esce fuori ad ogni tragedia … Nel momento della rabbia .. ma sempre invece, passato il giusto momento per assorbire il colpo, vediamo che la comunità si stringe attorno alla chiesa … perchè la chiesa è l’unico organo che riesce ad offrire solidarietà e comprensione senza suonare falso e opportunista.

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