La Chiesa e i migranti. Gelo sul governo

di Luigi Accattoli e Mariolina Iossa, CORRIERE DELLA SERA, 11.5.09

Respinti altri barconi. Le critiche della Cei

 Roma – La «pluralità è un valore», dice monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei. Il giorno dopo le parole di Berlusconi sull’Italia multietnica, la Chiesa, che ha criticato duramente nei giorni scorsi la politica della fermezza con la quale il governo sta respingendo i barconi dei clandestini, interviene ancora. Per monsignor Crociata il dibattito sulle società multietniche è «superato » perché l’Italia «vive già e non da oggi una realtà di intercultura ». «La pluralità è un valore» e il problema è semmai nella costruzione di una società interculturale che non può essere «un’accozzaglia disordinata e sregolata», nella quale è necessario «un rigoroso rispetto della legalità, garanzia per l’integrazione » ma dove non si può neppure inseguire «un’irreale parificazione, cosa diversa dall’eguaglianza. L’appiattimento non aiuta lo stare insieme, lo distrugge», conclude il segretario della Cei. Ieri mattina sono arrivati nel porto di Tripoli i 213 migranti intercettati sabato in acque internazionali e riportati indietro dalla Marina militare. Sono 163 uomini, 48 donne e due bambini. Anche un altro barcone è stato intercettato molto a sud di Lampedusa dalla Capitaneria di porto e ricondotto in Libia sotto scorta. «I respingimenti continueranno », ha ribadito il ministro Maroni, che ha contato non meno di 500 clandestini respinti, mentre il premier Berlusconi ha garantito che «entro metà settimana si concluderà la votazione del ddl sulla sicurezza, un ddl voluto da tutta quanta la maggioranza e che renderà più sicure le nostre strade». Attacca l’opposizione. Secondo Dario Franceschini «si inventa una cosa simbolica come respingere alcuni barconi perché la politica dell’immigrazione del governo è un fallimento. L’anno scorso sulle coste italiane sono sbarcati 36 mila immigrati contro gli 11 mila di quando governava Prodi e quest’anno gli sbarchi aumenteranno». Disgustoso usare i drammi delle persone a fini elettorali, dice ancora il leader del Pd.

A Franceschini replica il ministro degli Esteri Franco Frattini: «Per fortuna lui non ha incarichi di governo, il grande urlare della sinistra favorisce solo i trafficanti di esseri umani che chiedono fino a 1.500 dollari». E a Pierluigi Bersani («Berlusconi fa propaganda ») e a Pier Ferdinando Casini («Chi guida il Paese non deve fare demagogia ma risolvere i problemi»), ribatte il ministro della Difesa Ignazio La Russa: «Sostenere che la società italiana debba mantenere la propria identità non significa che non possono diventare italiani persone di altre razze e religioni». Attacca Walter Veltroni: «Dire ‘non vogliamo una società multietnica’ significa che vogliamo una sola etnia, come ai tempi delle leggi razziali si voleva una sola razza e questo è stato l’inizio della fine». Duro anche il commento del rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni: «Prima della Shoah c’era una nave piena di ebrei, la Saint Louis, che nessuno aiutò. Oggi navi simili stanno a poche miglia dalle nostre coste ».

Sull’immigrazione il contrasto tra la Chiesa e il governo è destinato a crescere ed è – già oggi – più profondo di quanto appaia. I toni vibrati vengono dalla Cei ma solo perché si tratta di una materia italiana e non perché la Santa Sede sia più accomodante. Essendo infine essa stessa multietnica, la Chiesa non farà mai sua – neanche per convenienza tattica – la deprecazione per la «società multietnica» che viene dalla destra. Come si è visto con chiarezza nei giorni scorsi dalle dichiarazioni di diversi portavoce ecclesiastici e ancora ieri da quelle di monsignor Crociata, due sono i punti di conflitto: il «respingimento» dei richiedenti asilo e l’introduzione nel nostro ordinamento del reato di immigrazione clandestina. A chiarire la portata dello scontro basterà ricordare che la dottrina sociale della Chiesa cattolica afferma da 45 anni – con grande impegno e in tutto il mondo – il «diritto di migrazione» e lungo gli ultimi quindici anni è venuta elaborando un’interpretazione rigorosa di quel diritto che non può oggi non  confliggere con le restrizioni che ne vengono attuando gli Stati del Nord del mondo. Le fonti di quella dottrina sono la  Pacem in Terris  di Giovanni XXIII, che è del 1963 e la  Gaudium et spes del Vaticano II che è del 1965. I suoi aggiornamenti sono da cercare nei messaggi dei papi per la «Giornata dei migranti» che vengono pubblicati ogni anno. Quegli aggiornamenti autorizzano gli uomini di Chiesa a interpretare l’introduzione del «reato di immigrazione clandestina» come una violazione del diritto di migrazione, ogni volta che non vi sia una via praticabile per fruire legalmente di quel diritto. Più facile da argomentare è l’opposizione al «respingimento» dei richiedenti asilo. C’è un testo chiave di Giovanni Paolo II che aiuta a intendere il rigore dei portavoce ecclesiastici in questa materia. Si tratta del messaggio per i migranti del 1992 che rileva come «da molti Paesi oggi si emigri per sopravvivere» e conclude che tale situazione tende a «far confluire le due categorie (dei migrati e dei rifugiati) sotto il comune denominatore della necessità». Vi sono commentatori che tendono a interpretare come marginale il dissenso della Chiesa rispetto al governo in questa materia ma si tratta di un’interpretazione che si ferma ai toni, frenati dallo scrupolo diplomatico di non pregiudicare i buoni rapporti con un interlocutore «favorevole» su molte altre questioni. Nella sostanza il contrasto è netto.

La Chiesa e i migranti. Gelo sul governoultima modifica: 2009-05-11T15:53:00+02:00da borgosotto
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