Il Papa: «I muri possono essere abbattuti»

di Gian Guido Vecchi, CORRIERE DELLA SERA, 14.5.09

La posizione vaticana sulla questione mediorientale non era mai stata affermata in maniera così netta. Il Pontefice ai palestinesi: «Sì allo Stato indipendente». Peres: fermiamo le barriere

Betlemme – E’ un attimo, prima che s’alzi a parlare un tizio sposta il piccolo palco d’un metro, ecco, così l’inquadratura è perfetta: la figura bianca di Benedetto XVI che parla nel campo profughi Aida, alle spalle il muro colorato qua e là di dipinti e scritte («Voglio indietro la mia palla! Grazie») diventa l’immagine della giornata e forse del pellegrinaggio. Anche perché «in un mondo in cui le frontiere vengono sempre più aperte è tragico vedere che vengono tuttora eretti muri», scandisce il pontefice, e «il muro che incombe su di noi», quella colata di cemento alta otto metri «che si introduce nei vostri territori, separando i vicini e dividendo le famiglie» è l’immagine della «dura consapevolezza del punto morto a cui sembrano essere giunti i contatti tra israeliani e palestinesi». Il Papa tedesco di muri ne sa qualcosa, e si congeda da Betlemme con una speranza: «Anche se i muri possono essere facilmente costruiti, tutti sanno che non durano per sempre. Essi possono essere abbattuti». In sintonia con il pontefice, Shimon Peres, presidente israeliano: «Bisogna fermare l’uso delle armi e della violenza. Bisogna fermare i muri – ha detto in un’intervista all’Osservatore  Romano,  pubblicata oggi -. Nessuno in definitiva vuole i muri, di cui tutti pagano costi altissimi». Nell’attesa la situazione è quella che è, «so quanto avete sofferto e continuate a soffrire» dice ad Abu Mazen che parla di «muro dell’apartheid». La posizione di Benedetto XVI e della Chiesa su queste «terre martoriate » non è mai stata affermata in modo così netto: «Signor presidente, la Santa Sede appoggia il diritto del suo popolo ad una sovrana patria palestinese nella terra dei vostri antenati, sicura e in pace con i suoi vicini, entro confini internazionalmente riconosciuti».

E nel pomeriggio, davanti ai profughi, precisa che con «patria» intende «uno Stato palestinese indipendente ». E’ una giornata di festa per le cinquemila persone che riescono ad assistere alla messa nella piazza della Mangiatoia, per i bambini dell’ospedale infantile della Caritas, per i profughi. Ma pure una giornata in cui, sospira il Papa, «ho visto con angoscia la situazione dei rifugiati che come la Sacra Famiglia hanno dovuto abbandonare le loro case». Il Papa prega alla Grotta nella Natività e affronta tutte le questioni più urgenti. Chiede «una soluzione giusta che rispetti le legittime aspirazioni di entrambi». Una soluzione che «non può essere che politica» ed esige un appoggio esterno: «Nessuno s’attende che i popoli palestinese e israeliano vi arrivino da soli. E’ vitale il sostegno della comunità internazionale », purché «palestinesi e israeliani siano disposti a rompere il ciclo delle aggressioni». Hamas si dice «delusa», c’è chi lamenta non abbia parlato di «occupazione», ma tra i rifugiati c’è soddisfazione perché ha nominato la parola «muro» e per la citazione (peraltro neutra) degli «eventi del maggio 1948», la nascita di Israele che per loro è la «Nakba» («catastrofe ») ricordata domani. Ma il Papa invita ad essere «strumenti di pace». Durante la messa si rivolge ai 48 fedeli che hanno avuto il permesso «dalla martoriata Gaza» (le richieste erano 250), assicura il suo «caloroso abbraccio» alle famiglie dei morti «nel recente conflitto » e soprattutto prega perché «l’embargo sia tolto presto». Allo stesso tempo si rivolge ai ragazzi del campo Aida, ai «tanti giovani presenti oggi nei territori palestinesi» e scandisce: «Abbiate il coraggio di resistere a ogni tentazione che possiate provare di ricorrere ad atti di violenza o di terrorismo».

ANCORA:

Dall’omelia del Papa durante la messa celebrata ieri a Betlemme sulla piazza della Mangiatoia, davanti alla basilica della Natività, raccogliamo qui alcuni passaggi: “Qui a Betlemme, nel mezzo di ogni genere di contraddizione, le pietre continuano a gridare questa «buona novella», il messaggio di redenzione che questa città, al di sopra di tutte le altre, è chiamata a proclamare a tutto il mondo. Qui infatti, in un modo che sorpassa tutte le speranze e aspettative umane, Dio si è mostrato fedele alle sue promesse. Nella nascita del suo Figlio, Egli ha rivelato la venuta di un Regno d’amore: un amore divino che si china per portare guarigione e per innalzarci; un amore che si rivela nell’umiliazione e nella debolezza della croce, eppure trionfa nella gloriosa risurrezione a nuova vita. Cristo ha portato un Regno che non è di questo mondo, eppure è un Regno capace di cambiare questo mondo, poiché ha il potere di cambiare i cuori, di illuminare le menti e di rafforzare le volontà. Nell’assumere la nostra carne, con tutte le sue debolezze, e nel trasfigurarla con la potenza del suo Spirito, Gesù ci ha chiamato ad essere testimoni della sua vittoria sul peccato e sulla morte. E questo è ciò che il messaggio di Betlemme ci chiama ad essere: testimoni del trionfo dell’amore di Dio sull’odio, sull’egoismo, sulla paura e sul rancore che paralizzano i rapporti umani e creano divisione fra fratelli che dovrebbero vivere insieme in unità, distruzioni dove gli uomini dovrebbero edificare, disperazione dove la speranza dovrebbe fiorire!”. E poi rivolgendosi direttamente alle locali comunità ha così concluso: “«Non abbiate paura!». Questo è il messaggio che il Successore di san Pietro desidera consegnarvi oggi, facendo eco al messaggio degli angeli e alla consegna che l’amato Papa Giovanni Paolo II vi ha lasciato nell’anno del Grande Giubileo della nascita di Cristo. Contate sulle preghiere e sulla solidarietà dei vostri fratelli e sorelle della Chiesa universale, e adoperatevi con iniziative concrete per consolidare la vostra presenza e per offrire nuove possibilità a quanti sono tentati di partire. Siate un ponte di dialogo e di collaborazione costruttiva nell’edificare una cultura di pace che superi l’attuale stallo della paura, dell’aggressione e della frustrazione. Edificate le vostre Chiese locali facendo di esse laboratori di dialogo, di tolleranza e di speranza, come pure di solidarietà e di carità pratica. Al di sopra di tutto, siate testimoni della potenza della vita, della nuova vita donataci dal Cristo risorto, di quella vita che può illuminare e trasformare anche le più oscure e disperate situazioni umane. La vostra terra non ha bisogno soltanto di nuove strutture economiche e politiche, ma in modo più importante di una nuova infrastruttura «spirituale», capace di galvanizzare le energie di tutti gli uomini e donne di buona volontà nel servizio dell’educazione, dello sviluppo e della promozione del bene comune. Avete le risorse umane per edificare la cultura della pace e del rispetto reciproco che potranno garantire un futuro migliore per i vostri figli. Questa nobile impresa vi attende. Non abbiate paura! L’antica basilica della Natività, provata dai venti della storia e dal peso dei secoli, si erge di fronte a noi quale testimone della fede che permane e trionfa sul mondo. Nessun visitatore di Betlemme potrebbe fare a meno di notare che nel corso dei secoli la grande porta che introduce nella casa di Dio è divenuta sempre più piccola. Preghiamo oggi affinché, con la grazia di Dio e il nostro impegno, la porta che introduce nel mistero della dimora di Dio tra gli uomini, il tempio della nostra comunione nel suo amore, e l’anticipo di un mondo di perenne pace e gioia, si apra sempre più ampiamente per accogliere ogni cuore umano e rinnovarlo e trasformarlo. Betlemme continuerà a farsi eco del messaggio affidato ai pastori, a noi, all’umanità: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama»!”.

Il Papa: «I muri possono essere abbattuti»ultima modifica: 2009-05-14T15:57:02+02:00da borgosotto
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