Cala il feeling tra i vescovi e il Governo

di Paolo Rodari
Tratto da Il Riformista del 26 maggio 2009
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Mai come questa volta l’assemblea generale dei vescovi italiani (serve, tra le alte cose, a fare il punto sulle principali sfide alle quali la Chiesa deve rispondere nel corso dei mesi a venire) aperta ieri pomeriggio in Vaticano da un lunga prolusione (15 cartelle dense) del cardinale Angelo Bagnasco (presidente della Cei e arcivescovo di Genova) cadeva in un momento così critico nei confronti dell’operato del governo “amico” guidato da Silvio Berlusconi.

Se col passato governo Prodi ci si era in qualche modo abituati a un continuo malumore da parte della Chiesa italiana nei confronti delle misure adottate (soprattutto sui temi etici e riguardanti la vita e la famiglia), con l’arrivo di Berlusconi sembravano che le tempeste fossero divenute improvvisamente bonaccia. E invece no. I nodi al pettine sono ancora tanti, molti ruotanti proprio attorno alle misure che il governo sta approntando per scioglierli: dalla crisi economica, all’immigrazione, dal problema educativo ai sempre delicati temi bioetici.

Gira e rigira, leggi e rileggi le quindici cartelle scritte da Bagnasco, infatti, vengono fuori parecchie problematiche in merito alle quali il presidente della Cei, sentita in questi giorni la voce di svariati “colleghi” in tutta Italia, ritiene che l’operato del governo non sia dei migliori. Quindi cartelle di una prolusione che, da quando è Bagnasco a capo dei vescovi, non si ricorda così puntuale sulle questioni attinenti l’azione del governo.

Su tutte la “questione economica” e la “questione immigrazione”. Partiamo dalla crisi: a ventiquattro ore dall’appello del Papa a Cassino che ha invitato a trovare «valide soluzioni alla crisi occupazionale», Bagnasco ha chiesto un «fisco più equo», che sappia farsi carico della «fascia dei precari». È entrato nel cuore della crisi e dell’azione del governo chiedendo «ammortizzatori sociali», che fin qui sono stati «davvero modesti». A fare le spese della crisi, infatti, sono soprattutto coloro che non hanno un reddito garantito e le famiglie.

È anche questo governo che deve ricordare come i «lavoratori non sono zavorra inutile». In troppe regioni d’Italia, infatti, anche nelle zone a più radicata tradizione industriale, viene azionata la leva occupazionale, «talora in tempi e modi alquanto sbrigativi, come si trattasse di alleggerire la nave di futile zavorra». In troppi, davvero in troppi, debbono conoscere «l’inquietudine della cassa integrazione, quando non del licenziamento». Sono soluzioni che «appesantiscono molto il tessuto sociale, allargando le disuguaglianze e riducendo la serenità di non poche comunità».

I vescovi, insomma, non è alle ragioni di coloro che intendono distribuire dosi d’ottimismo che si accodano. Anzi, le parole usate da Bagnasco testimoniano come il problema sia parecchio sentito dalla “classe dirigente” ecclesiastica: «La crisi – ha detto infatti Bagnasco – sta ora producendo i suoi effetti più deleteri sull’anello più debole della nostra popolazione».

L’altra stoccata viene riservata al ddl sicurezza messo in campo dal governo: le «significative correzioni» apportate – ha detto ancora Bagnasco – «non hanno superato tutti i punti di ambiguità» che erano contenuti nelle prime stesure del provvedimento. Certo, qui la posizione è meno dura di quella espressa recentemente da altri presuli e porporati: se da un parte ai respingimenti occorre sostituire una strategia di risposta più ampia e articolata – anzitutto migliorando le condizioni di vita nei paesi d’origine -, dall’altra parte occorre «mettere in chiaro diritti e doveri, senza prevedere sconti in nome di un malinteso multiculturalismo che in realtà è solo una giustapposizione tra etnie che non dialogano». Insomma: sì all’integrazione ma in un’ottica di legalità, dove tutti sappiano quali sono i loro diritti ma anche i loro doveri.

La battaglia sulle legge 40 non è ancora finita. Ieri, infatti, Bagnasco ha messo in guardia sul «rischio strisciante di eugenetica» che «potrebbe insinuarsi nel nostro costume a causa di interpretazioni della legge sulla fecondazione artificiale e aprire la strada verso un diritto giuridico a morire». «Il morire non può diventare un diritto che taluno invoca per sé o per altri», ha spiegato il porporato.

La questione lefebvriana è ormai alle spalle nel pontificato di Benedetto XVI. Eppure, Bagnasco ha voluto ribadire il suo «basta con il negazionismo», stigmatizzando in questo modo, senza citarle direttamente, le posizioni negazioniste sulla Shoah del vescovo lefebvriano Richard Williamson. La partita è comunque chiusa, come il recente viaggio del Papa in Terra Santa «ha definitivamente chiarito».

Cala il feeling tra i vescovi e il Governoultima modifica: 2009-05-27T09:25:56+02:00da borgosotto
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