“Offrire testimoni a chi cerca Dio”

di Salvatore Mazza, Avvenire 12.6.09

Mons. Bruno Forte: così la Chiesa va incontro al desiderio dell’uomo. Obiettivi e contenuti della “Lettera ai cercatori di Dio”

 A tutti coloro « che hanno nel cuore la domanda della felicità ». E dunque, in fondo, a tutti. A chi cerca Dio non conoscendolo, e a chi crede in lui. Sono questi i destinatari della Lettera ai cercatori di Dio che la Commissione episcopale per la Dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi diffonde oggi, e che pubblichiamo integralmente come inserto del giornale. « Una proposta di riflessione ai pensanti – spiega in questa intervista monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti­Vasto e presidente della Commissione Cei che ha redatto la Lettera – e una sorta di sfida e di provocazione a quelli che fuggono la fatica del pensiero e della ricerca ». Uno strumento che si propone « come qualcosa di nuovo », perché « in effetti – osserva Forte – noi abbiamo tante forme di proposta catechistica, ma forse mancava uno strumento per il primo annuncio come questo » .

Chi sono oggi i ‘cercatori di Dio’?

Tutti coloro che hanno nel cuore la domanda della felicità, perché la felicità nell’attesa più profonda del cuore umano non può essere che un amore assoluto, un amore senza riserve, che ci avvolga totalmente: chi crede riconosce tutto questo in Dio. Ecco perché nella definizione di ‘cercatori di Dio’ non si comprendono soltanto quelli che cercano Dio non conoscendolo, ma anche i credenti, che anche nell’esperienza della fede restano assetati di felicità, di amore assoluto. Proprio per questo quella formula accomuna tutti, perfino gli indifferenti, quelli che sembrano distratti, lontani, e che però non possono non sentire nel cuore il desiderio di una vita piena, ricca di felicità. Così questa Lettera si rivolge veramente a tutti, agli uni come corrispondenza a una domanda del cuore, alla nostalgia di Dio, nostalgia di bellezza che è in noi; agli altri, ‘non cercatori apparenti’, con la speranza di suscitare domande, attese, desiderio.

Oggi sappiamo che c’è una grande richiesta di ‘religioso’, è quasi diventato anche questo un fenomeno consumistico con una molteplicità di ‘offerta’. Rispetto a questo fenomeno, come si colloca la Lettera?

Il cosiddetto ‘ritorno di Dio’ in realtà è un fenomeno complesso. Da una parte c’è certamente la domanda vera e profonda di quanti sono pensosi e alla ricerca di un senso ultimo della vita e della storia, capace di dare colore alla fatica dei giorni; sono quei cercatori di speranza, di cui parla per esempio la Spe salvi di Benedetto XVI, alludendo al bisogno di speranza che c’è in tutti noi. C’è però anche una forma di questo ‘ritorno di Dio’, che è una sorta di ricerca di sicurezza, di consolazione a buon mercato. Evidentemente la Lettera, proprio in quanto parte dalle domande vere, inquieta questo tipo di possibili destinatari, nel senso che li stimola a non accontentarsi di certezze facili, di consolazioni di comodo. In questo senso vorrebbe al tempo stesso essere una proposta di riflessione ai pensanti e una sorta di sfida e di provocazione a quelli che fuggono la fatica del pensiero e della ricerca. Proprio così essa ha bisogno di essere mediata da testimoni, proposta come strumento di un primo annuncio a quelli che sono in ricerca pensosa, non negligente, ma anche in modo diverso a quelli che bisogna svegliare alla ricerca e dunque all’apertura del cuore al possibile incontro con Dio.

In che modo questa Lettera si propone come strumento anche per la comunità?

In due sensi. Il primo in quanto tutti siamo destinatari di una riflessione data dalle domande che ci accomunano tutti, felicità e sofferenza, amore e fallimenti, lavoro, festa, giustizia e pace, la stessa sfida di Dio, sono interrogativi rispetto ai quali nessuno di noi può sentirsi estraneo o lontano. Nello stesso tempo però, nel rivolgersi alla comunità cristiana, la Lettera interpella anche gli operatori pastorali, quelli che in modo speciale si consacrano all’annuncio del Vangelo di Gesù, perché nelle loro mani essa diventa un ponte di dialogo e di amicizia possibile con tutti i cercatori di Dio, e anche una via per accendere o stimolare domande in quelli che sembrano invece fuggirle, sempre all’insegna del rispetto e dell’amicizia per tutti. Così, questo testo vorrebbe anche esprimere il volto di una Chiesa amica, vicina alla complessità della nostra condizione umana, nei suoi risvolti più alti, inquieti, pensosi, ma anche in quelli umili e quotidiani, a volte negligenti e stanchi come spesso ci capita d’incontrare nell’esperienza umana.

Con tutto ciò, come inquadrerebbe questo documento?

Questa Lettera si rivela come qualcosa di nuovo. In effetti noi abbiamo tante forme di proposta catechistica, ma forse mancava uno strumento per il primo annuncio come questo. Uno strumento, cioè, che non voglia dire tutto del cristianesimo, ma si concentri sul messaggio centrale e sulle vie concrete per farne esperienza – la preghiera la Parola di Dio, i sacramenti, l’amore, il desiderio della vita eterna e della bellezza divina – partendo dalle domande del cuore umano e della società in cui ci troviamo. In questo senso l’auspicio dei vescovi è di aver offerto alla Chiesa in Italia uno strumento che possa aiutare i cercatori di Dio a fare un passo avanti nell’esperienza del suo volto, e quanti non lo ricercano a svegliarsi, a essere in qualche modo stimolati a questa ricerca su cui si gioca la verità e la bellezza della vita.

 UN ITINERARIO IN 3 TAPPE

Le domande che ci uniscono. La speranza che è in noi. Come incontrare Gesù Cristo. Sono le tre parti in cui è suddivisa la  Lettera ai cercatori di Dio, che la Commissione episcopale per la Dottrina della fede, l’annuncio e la Catechesi della Conferenza episcopale italiana diffonde oggi «come sussidio – si legge nella presentazione – offerto a chiunque voglia farne oggetto di lettura personale, oltre che come punto di partenza per dialoghi destinati al primo annuncio della fede in Gesù Cristo, all’interno di un itinerario che possa introdurre all’esperienza della vita cristiana nella Chiesa». Approvato dal Consiglio permanente della Cei lo scorso settembre, il testo parte dunque dall’invito a riflettere su quelle che vengono definite le domande che ci uniscono. Interrogativi che riguardano «la nostra esistenza, il nostro destino e il senso di ciò che siamo a facciamo, oltre che di tutto ciò che ci circonda ». Ecco così le domande sulla felicità e sulla sofferenza, sull’amore e sui fallimenti, sul lavoro e la festa, sulla giustizia e sulla pace, e sino a ‘la sfida di Dio, dove «credere è sopportare il peso di queste domande: non pretendere segni, ma offrire segni d’amore all’invisibile amante che chiama». La seconda parte è «una testimonianza tesa a rendere ragione della speranza che è in noi». Qui, lontano dalla «pretesa di comunicare tutto quello che si può dire della fede cristiana», la Lettera si propone di «suscitare interesse, o almeno curiosità, in ogni persona che è alla ricerca di Dio». Ed ecco dunque l’incontro con Gesù che muore e risorge per tutti gli uomini, con il Padre e con lo Spirito; ecco la partecipazione all’unica Chiesa e alla sua missione, e il vivere ‘secondo lo Spirito’ che distingue i discepoli del Signore. E dunque, di conseguenza, la terza parte è impegnata nella «proposta fatta a chi cerca la via di un incontro possibile con il Dio di Gesù Cristo», per «aiutare il ‘cercatore di Dio’ a pensare, progettare e vivere esperienze concrete per giungere all’incontro con il Dio vivente, così come Gesù lo ha reso a noi possibile». Sono le proposte della preghiera, dell’ascolto della Parola di Dio – «parola di vita che vinca le nostre paure e ci faccia sentire amati» –, dei sacramenti, del servire sentendosi «responsabili degli altri», e della vita eterna, partendo dall’essere «attenti alla morte per essere signori della nostra vita», contro la tendenza contemporanea di ridurla «a spettacolo o a fatto privato, cercando di interpretarla perfino come segno di debolezza che, presto o tardi, ci auguriamo di riuscire a eliminare o almeno ridurre».

 IL PERCORSO CHE HA PORTATO AL DOCUMENTO

È il frutto di un impegno durato alcuni anni il percorso che ha condotto alla ‘Lettera ai cercatori di Dio’. Un itinerario ricco di incontri, momenti di riflessione e gruppi di studio, come nel caso dei due seminari organizzati dalla Commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi della Cei, presieduta da monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti­Vasto. La Lettera è stata pubblicata grazie anche al contributo di vescovi, teologi, presidi delle facoltà teologiche, filosofi, pastoralisti, catecheti ed esperti di scienze umane e di comunicazione. Al termine dei lavori di preparazione è approdata in seno ai lavori del Consiglio episcopale permanente che ha approvato all’unanimità la pubblicazione della Lettera nella sessione svoltasi tra il 22 e il 25 settembre 2008. Lo scorso maggio è stata presentata ai vescovi riuniti in Vaticano durante l’Assemblea generale della Cei. Martedì prossimo invece sarà presentata ai partecipanti al quarantatreesimo convegno nazionale dei direttori degli uffici catechistici diocesani, promosso dall’Ufficio catechistico nazionale della Cei che si terrà dal 15 al 18 giugno a Reggio Calabria, presso l’Auditorium ‘Calipari’, nel Palazzo del Consiglio regionale della Calabria.

“Offrire testimoni a chi cerca Dio”ultima modifica: 2009-06-12T15:24:48+02:00da borgosotto
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