Il rispetto di papa Ratzinger (V.Mancuso)

di Vito Mancuso

in “la Repubblica” del 20 giugno 2009

Prescindo dal controverso problema del comportamento di Pio XII durante la Seconda guerra mondiale, se occorra più sottolineare i suoi silenzi pubblici a proposito della Shoah (di cui certamente aveva sentore) o piuttosto le  efficaci indicazioni pratiche per salvare nelle strutture cattoliche non pochi ebrei (che effettivamente ebbero salva la vita). In Pio XII c´è l´uno e l´altro aspetto e per questo gli storici su di lui si dividono, ma ora il problema non è lui, bensì il suo postulatore, il gesuita tedesco padre Gumpel. Il problema che sollevano le sue dichiarazioni è quello della logica seguita dalle gerarchie ecclesiastiche nel decidere di dichiarare beato e santo un cristiano, non solo Pio XII ma qualunque cristiano ritenuto meritevole di tale onore. La logica vorrebbe che il criterio fosse solo e unicamente uno: l´effettiva santità del soggetto, accertata da testimonianze oggettive e convalidata da uno o più miracoli. Se questo c´è e se la gerarchia ecclesiastica risulta convinta della santità del soggetto, non dovrebbe procedere, senza se e senza ma, avendo a cuore sola gloria di Dio e l´edificazione degli uomini? Padre Gumpel dice però che il Papa non procede per timore delle pressioni che il mondo ebraico eserciterebbe.

Ciò che tali dichiarazioni rivelano è che nelle decisioni sulle beatificazioni entrano in gioco anche altre logiche, oltre quelle di tipo spirituale. La cosa non sorprende, perché è solo così che si spiega come mai non siano stati beatificati personaggi grandissimi della Chiesa contemporanea, come per esempio l´arcivescovo Oscar Romero e  l´arcivescovo Helder Camara, entrambi encomiabili nella lotta evangelica a favore dei poveri. Occorre del resto riconoscere che in ordine a Pio XII l´ingresso di altre logiche è inevitabile, e che padre Gumpel dice verosimilmente qualcosa di vero con le sue dichiarazioni.

 

La domanda a questo punto è: fa bene Benedetto XVI, pur convinto della santità personale di Pio XII, a non far procedere la beatificazione per rispettare il mondo ebraico? Sì, io penso che faccia benissimo e che così compia esattamente il suo dovere di pastore del popolo di Dio, che ha a cuore la pace nel mondo (per la quale il dialogo interreligioso è di un´importanza fondamentale). Se Benedetto XVI sa che facendo procedere la causa di beatificazione di Pio XII si comprometterebbe il dialogo col mondo ebraico (essenziale dopo duemila anni di ostilità con ripercussioni purtroppo note a tutti), è giusto che la tenga ferma. Penso che lo stesso Pio XII, «dal cielo», sia il primo a rallegrarsene, perché non c´è nulla di più importante della pace tra i popoli, e la pace tra le religioni ne è condizione essenziale.

Del resto se Pio XII è stato effettivamente un santo, lo è comunque di fronte a Dio, l´unica realtà che conta, alla quale i giudizi degli uomini non aggiungono e non tolgono nulla.

Il rispetto di papa Ratzinger (V.Mancuso)ultima modifica: 2009-06-21T08:13:50+02:00da borgosotto
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Un pensiero su “Il rispetto di papa Ratzinger (V.Mancuso)

  1. Sul problema della santità dei cosiddetti santi cattolici spazziamo via un pregiudizio. Il Vaticano dichiara santi solo ed esclusivamente coloro che si sono battuti per la chiesa, gli ultrafedeli, i fanatici… a prescindere della loro integrità morale, del loro comportamento ‘santo’. Quanti cosiddetti santi si sono macchiati per corruzioni, tradimenti, delitti, si pensi a Stepinac, le centinaia di franchisti assassini, Pio IX? Pio XII, per esempio, ha appoggiato sino alla fine l’anticristo Hitler in una cinica strategia contro il comunismo ateo, sacrificando gli ebrei e mettendo in pericolo l’umanità intera. L’ateo Stalin con gli anticattolici Churchill e Roosvelt ci hanno salvati, non certo Pacelli e i suoi vescovi tedeschi ipernazisti.
    La colpa maggiore di Pio XII non consiste nel silenzio sulla shoà, ma è quella contro l’umanità intera. Il cinismo politico di Ratzinger confema una tradizione millenaria.
    Ciò non scalfisce la

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